Se giudichi le persone, non hai il tempo di amarle.
(Madre Teresa di Calcutta)

Come arrivare a fine mese nel regno di Sua Maestà Britannica

Da Leeds (GB), Daisy Bellis

Come arrivare alla fine del mese senza sperare nei miracoli? Un quesito antico.

Non è la prima volta che sentiamo parlare di crisi. Tra i vicoli, sulla strada per tornare a casa, tra un acquisto e l’altro, al telegiornale o in radio mentre cerchiamo parcheggio prima di fare un giro al centro commerciale, “crisi” è una delle parole più quotate, un tema sempre attuale che ci porta a riflettere sul nostro stile di vita e sui nostri consumi… forse.

Che ci crediate o no, anche in Inghilterra, si parla di crisi. Da quasi due anni, ormai, vivo e lavoro nello Yorkshire, un’incantevole regione bucolica situata al centro-nord dell’isola. Si parla di crisi, eppure qui, sia pure con la dovuta dedizione, ho trovato un lavoro part-time nel settore in cui ho studiato. Solo per questo in Italia sarei già una miracolata;

ma come posso arrivare a fine mese con un lavoro part-time?

Qua in terra Britannica, senza analizzarne i motivi, siamo, ed uso la prima persona plurale in quanto cittadina Inglese a tutti gli effetti, tutelati da un sistema di sussidi introdotti nel periodo vittoriano per le persone più svantaggiate. Teoricamente un servizio analogo esiste anche in Italia, il mistero più grande, è dove siano i soldi.

Nel Regno Unito, a seconda della situazione economica del cittadino, esistono diversi sportelli per coloro che richiedano un aiuto senza sperare nella moltiplicazione dei pesci o del pane. Che si sia alla ricerca di un lavoro o semplicemente non si riesca a trovare un lavoro full-time che permetta di pagare l’affitto dell’abitazione, un ente è sempre disposto ad aiutare per risolvere il problema il prima possibile.

Molte sono le contestazioni da parte di chi lavora e paga le tasse per intero, in particolare in un periodo di crisi così delicato, in cui le teste sono più attente e le classi più mescolate; le richieste aumentano a vista d’occhio, coinvolgendo qualsiasi tipo di pubblico, dagli “original” nativi inglesi alle seconde e terze generazioni nate da immigrati poveri, alle comunità che non hanno intenzione di integrarsi, agli immigrati in cerca di arricchimento personale (come me) fino ai rifugiati in cerca di asilo, ce n’è per tutti, e tanti sono i punti di vista e i problemi generati dalle diverse opinioni. L’incremento della popolazione e le sue diverse origini, ad esempio, ha portato oggi ad un dimezzamento dei benefit per la casa per le persone al di sotto dei 35 anni (sono stata, dunque, penalizzata, ma anche se non abito nella casa più trendy riesco a garantire dignitosamente i miei pernottamenti).

La mia esperienza mi porta a dire che il fisco è organizzato male e i soldi delle nostre tasse sono mal distribuiti, in Italia, in Inghilterra e probabilmente anche altrove, altrimenti non si spiegherebbe l’invenzione delle tasse, che vennero introdotte per la prima volta per finanziare le guerre, né perché si sia reso necessario “arrabbiarsi” per ottenere i primi servizi.

Non fermarsi, camminare adagio e cautamente potrebbe avviarci ad un’analisi dei nostri diritti e dei nostri doveri, di come spendiamo i nostri soldi e di chi decidiamo di ascoltare o scegliere come nostri rappresentanti.

Daisy Bellis

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