C’è chi crede che tutto gli sia dovuto, ma non è dovuto niente a nessuno.

Le cose si conquistano con dolcezza ed umiltà.
(Madre Teresa di Calcutta)

Il film dei Taviani candidato all’Oscar.

“Cesare deve morire” dei fratelli Taviani è stato scelto per rappresentare l’Italia come migliore film straniero al Premio Oscar 2013. Già Orso d’Oro a Berlino, ha partecipato al Festival di New York, unico film italiano in concorso.
Girato nel carcere romano di Rebibbia, il film rientra nel progetto teatrale della sezione Alta Sicurezza del carcere, il cui referente artistico è il regista Fabio Cavalli.
Un gruppo di detenuti è stato selezionato per interpretare sul palcoscenico del penitenziario la tragedia di Shakespeare “Julius Caesar”. Alcuni di loro sono condannati al carcere a vita per omicidio, altri sono reclusi per reati di mafie. Ecco che teatro, cinema e vita si mescolano in un lungo percorso che inizia con i provini, continua con la scoperta del testo e porta i detenuti-attori ad immedesimarsi nei personaggi. Il regista li lascia liberi nel percorso di conoscenza di sé, fatto di speranza, rabbia, confronto spesso aspro che arriva quasi a mettere in pericolo la realizzazione dello spettacolo.
I Taviani hanno realizzato un film coraggioso ed emozionante, tanto più meritevole per aver affrontato un tema difficile e di grande attualità, quale la drammatica situazione in cui versa il sistema carcerario in Italia. Nel film emerge il lavoro complesso e straordinario che svolgono ogni giorno coloro che credono nel recupero dignitoso di vite difficili, anche attraverso l’arte e il teatro.
La vita in prigione viene portata in scena nella sua realtà, con la crudezza della pena da scontare, il desiderio di riscatto che anima quegli attori, che recitano nel dialetto d’origine e fanno emergere le proprie vicende personali. Le loro facce anonime sono valorizzate da intensi primi piani.
Tutto questo fa onore al cinema italiano, nella consapevolezza che l’arte può aiutare la vita, come sottolinea l’interprete del personaggio di Bruto che, scontata la pena, oggi fa il mestiere di attore.
Per approfondimenti e interviste, si segnalano i siti T_MAG del 27 settembre 2012 e Repubblica.it del 26 settembre 2012.

 

Rossella Lajolo

rossellal@vicini.to.it

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