“La televisione ha provato che le persone prestano attenzione a qualunque cosa piuttosto che le une alle altre.”  ( Ann Landers )

Mettere insieme le risorse: l’esperienza dell’Ecomuseo Urbano della Circoscrizione 2

In questi tempi di scarsità cercherò di evidenziare i vantaggi che derivano dal mettere in comune le risorse. Prenderò spunto dall’esperienza dell’Ecomuseo urbano della Circoscrizione 2, vissuta di persona come volontario culturale.

Numerosi ecomusei torinesi, da qualche anno, svolgono attività ridotta, se non nulla. Mancano le risorse, è la giustificazione più diffusa.  In questo caso con “risorse” si intendono “soldi pubblici”a disposizione per cui può passare il pensiero che in periodi di crisi economica di cultura “se ne può fare a meno”.  Per alcuni, infatti,  la soluzione inevitabile consisterebbe nel considerare chiusa l’esperienza degli ecomusei urbani, anche se con rammarico. L’esperienza dell’EUT 2 va in controtendenza e dimostra come, nonostante la crisi, sia possibile continuare a patto di attivare altre risorse, più indispensabili dei “soldi”.  Sono molte le “altre”risorse.  In questo caso, vanno dalle scelte politiche di considerare la ricerca storica locale importante per il benessere e la coesione dei cittadini, alla capacità dei funzionari di consolidare il modello ecomuseale e perseguirne i fini.  Secondo l’esperienza dell’EUT2  ci sono ancora due condizioni necessarie: riconoscere la sempre maggiore importanza che i volontari ricoprono nella tutela e valorizzazione del patrimonio culturale e, non meno importante, la presenza sul territorio di cittadini disponibili ad imparare a crescere insieme, raccogliendo la storia per immaginare e realizzare un futuro diverso e forse migliore.

Fortunatamente, tali condizioni si sono realizzate nell’esperienza dell’EUT2 e non solo da ora per cui, adesso che mancano fondi, le “altre risorse” consentono la prosecuzione del servizio.  I vantaggi sono numerosi ed evidenti: per i politici non aver sprecato l’eccellente lavoro di ricerca e di documentazione svolto fin dalla costituzione dell’EUT2, per i cittadini la possibilità di usufruire sempre di più dei servizi di “restituzione” dell’Ecomuseo, per i funzionari la possibilità di progettare con maggior serenità il futuro dell’attività, per i volontari, soprattutto per i più giovani,  aver trovato un luogo in cui combinare le proprie attitudini personali  con il guadagno di conoscenze specifiche e nuove abilità che possono incrementare il loro “valore” sul mercato del lavoro e migliorarne lo status sociale.  Per i volontari più avanti negli anni appare evidente il legame tra la loro attività in Ecomuseo, l’aumento delle relazioni, anche con i giovani di cui spesso diventano punti di riferimento e il mantenimento dell’autostima e della salute.  Anche il territorio trae vantaggi dall’unione di risorse.  La conservazione e la valorizzazione del patrimonio culturale, anche locale, richiede risorse considerevoli, finanziarie ed umane. Spesso il sostegno di volontari adeguatamente formati e motivati risulta decisivo per aumentare le relazioni tra le persone residenti e il patrimonio culturale locale considerato utile per favorire l’integrazione tra i cittadini: contribuire alla comprensione del valore del patrimonio comune significa contribuire a condividerne la responsabilità.

E’ con tale sguardo che affonda nella profonda comunità di radici che anche i volontari culturali dell’EUT2 partecipano al viaggio di questa rivista on line, perché attraverso la tecnologia sia possibile invitare giovani e meno giovani  ad un’attività volontaria di gruppo vantaggiosa per tutti come quella dell’Ecomuseo.

Le parole del filosofo francese Edgar Morin, mi aiutano a concludere degnamente.  Alle soglie dei novant’anni con la pacatezza e la forza che hanno contraddistinto un’intera vita, ha ricordato a studenti, docenti e cittadini quanto tutti, indipendentemente da età, sesso e stato sociale partecipiamo, oggi più che mai, alla costruzione di una “comunità di destino”.   Questo è lo scopo di mettere insieme le risorse.

 

A cura di Vincenzo Lano

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