“A volte si ha così tanta paura di morire, che ci si dimentica di vivere.”

(OMAR SY – Samuel, nel film “Famiglia all’improvviso – Istruzioni non incluse”)

TORINO SOPRAVVIVE SENZA FIAT?

FIAT, “Fabbrica Italiana Automobili Torino”

Così recita il LOGO.

Ma è ancora così? Sarà ancora così?

Indubbiamente la vicenda FIAT, colpisce più per le difficoltà nel trovare una soluzione, che per la evidente preoccupazione nella frase di Marchionne rivolta a Monti:

Mi fido di Lei, ma dopo?….”.

Per Angelino Alfano, segretario del PDL, è “certamente positivo l’avvio di un percorso condiviso tra Fiat e governo nel corso del quale dovrà essere protetto il reddito dei lavoratori”. Il segretario del Pdl chiede all’esecutivo di “individuare misure per la generalità delle imprese e non solo per Fiat”.

“Dati alla mano – è l’analisi di Bersani segretario del PD – una tale prospettiva non sembra poter esser più garantita dalla sola Fiat. Credo che ci vorranno anche altri ed urgenti incontri con i protagonisti del settore auto: componentistica, reti commerciali, e organizzazioni sindacali. E’ sull’intero settore che ci giochiamo un pezzo dell’avvenire del paese. Bisogna ragionare e intervenire con questo punto di vista”.

La cosa certa è che un convitato di pietra, lo spettro della cassa in deroga, era presente all’incontro tra FIAT ed il Premier Monti durato oltre quattro ore.

Quindi ad oggi se non sopravvengono soluzioni o novità, è in bilico il destino di 7mila operai: nel 2013 resterebbero senza copertura 5mila a Mirafiori e 2mila a Pomigliano. Dopo la tregua sancita dal vertice di palazzo Chigi svoltosi il 22 settembre, inizia la vera trattativa tra l´azienda e l´esecutivo.

Torino quindi, resta in attesa di conoscere il futuro di Mirafiori, che assieme a Pomigliano, stando alle rassicurazioni di Marchionne, continua ad essere parte integrante del sistema produttivo dell’azienda.

Nel testo diffuso al termine dell’incontro, si legge infatti che “Fiat ha confermato la strategia dell’azienda a investire in Italia nel momento idoneo“, dunque, come ha dichiarato Marchionne a Repubblica, non prima del 2014.

Il nodo da sciogliere dovrebbe essere a questo punto, quello della cassa integrazione (forse per evitare l’accusa di pretendere aiuti pubblici), che se venisse attuata in deroga per un periodo di un anno, costerebbe all’erario circa 50 milioni di euro solo per lo stabilimento di Mirafiori che coinvolge 5000 addetti.

Da qui al 2014 bisogna quindi trovare gli strumenti per rendere indolore per la città la crisi che a cascata coinvolgerà non solo i 5000 che dovranno restare a casa, ma in maniera significativa tutto ciò che ruota intorno al polo produttivo di Mirafiori, dal commercio al sociale. Una partita tutt’altro facile da vincere.

A rendere l’aria della fabbrica ancora più pesante, è il risultato del questionario FIOM che è stato diffuso nel luglio scorso: 7 domande più una libera, 7.000 copie diffuse e ben 3.278 restituite al mittente dopo essere state compilate. Sono state coinvolte la Carrozzeria, le Meccaniche, le Presse e le Costruzioni Stampi di Mirafiori, ma anche Comau, Teksid di Carmagnola, Part & Service di None e Volvera a Iveco.

Ed è in questi crudi dati, che il pessimismo di Mirafiori diventa palpabile, pesante: ben il 91 per cento risponde che i sacrifici richiesti da Marchionne nel referendum sull’accordo separato del 15 gennaio 2011, non garantiscono che la fabbrica-simbolo di Torino sopravviverà alla crisi, solo il 5,5 li ritiene utili, mentre il 3,5 per cento sospende il giudizio.

E neppure l’arrivo, tante volte evocato, del piccolo modello di Suv per Mirafiori, restituisce speranze solide agli operai: il 71,2 per cento ritiene che quella produzione “non garantirebbe gli attuali livelli occupazionali”.

Le famiglie hanno ora paura di una nuova ondata di cassa integrazione che rischia di mettere una pietra tombale sulle speranze di ripresa dello stabilimento torinese.

Il cardinale Nosiglia in occasione dell’incontro con il Presidente della Fiat John Elkann e il ministro del welfare Fornero, ha voluto sottilineare come l’impegno del governo nazionale, come di quello locale, deve avere come obiettivo il rilancio della fabbrica, nata con gli italiani e per gli italiani, simbolo di una torinesità che va esaltata come capitale dell’auto.

30 Ottobre, giorno di numeri e di piani da svelare, e il CDA ci mette sotto il naso un foglietto dove leggiamo:

Nel terzo trimestre dell’anno Fiat ha realizzato un utile netto di 286 milioni di euro, più che raddoppiato rispetto ai 112 milioni di euro dello stesso pepriodo del 2011.”

Dopo aver esaminato le condizioni economiche e di mercato nelle quattro regioni operative del gruppo, Fiat conferma le aspettative di performance in Nord America, America Latina e Asia-Pacifico“. È quanto si legge in una nota del gruppo che aggiunge: «gli eventi degli ultimi 12 mesi hanno rafforzato il nostro giudizio negativo sull’evoluzione dei mercati europei. Ravvisiamo persistenti condizioni di debolezza del mercato per il resto del 2012, per tutto il 2013 ed almeno per una parte del 2014».

Come dire, sappiamo dove sta il problema.

Noi da Torino invece abbiamo compreso che il problema sta nel fatto che ad oggi non sappiamo ancora con certezza se Mirafiori farà parte di un progetto serio, e se lo sarà, di quale progetto, magari in dettaglio, condito di numeri e di piano industriale.

Comunque la città, i lavoratori e le loro famiglie, attendono che Marchionne lo renda possibilmente pubblico in un futuro il più prossimo possibile.

Angelo Tacconi

loris@vicini.to.it

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