C’è chi crede che tutto gli sia dovuto, ma non è dovuto niente a nessuno.

Le cose si conquistano con dolcezza ed umiltà.
(Madre Teresa di Calcutta)

C’era una volta L’ EDUCAZIONE CIVICA, ed oggi?

“Nonna perchè qui a Torino tante persone attraversano la strada quando il semaforo è rosso? Da noi in Olanda è proibito attraversare quando è rosso.”

Voi che cosa rispondereste se foste la nonna?

Questa è una conversazione che mi è stata riferita da una nonna che ha due nipoti che vivono in Olanda, e che sono venuti come di consueto per qualche giorno qui a Torino.

Ma la cosa che più mi ha colpito è la seguente. Il padre dei due ragazzi, svolge un lavoro presso una importante società con sede nella città di Amsterdam. Ora ha la possibilità di scegliere tra tre altre sedi lavorative in Europa, tra cui una italiana. I bambini confidandosi con la nonna, hanno espresso la speranza che il loro genitore non scelga di venire a lavorare in Italia, perchè qui molti sono maleducati, anche se ne sarebbero felici per la vicinanza con lei.

Le considerazione che viene spontaneo fare è molto semplice. Ormai in Italia la società ha preso una deriva quasi di anarchia nei confronti delle regole.

E’ sufficiente uscire di casa in un giorno qualsiasi per rendersene conto. Appena giunti in strada inizia uno slalom tra gli escrementi dei cani e gli sputi.

I marciapiedi sono pieni di cicche buttate in terra. Le chiazza di chewingum calpestati ormai fanno parte del colore di fondo.

Alziamo gli occhi e vediamo la metà degli automobilisti che transitano, chiacchierare tranquillamente al cellulare. Alcuni ne approfittano per fare le pulizie di Pasqua e al semaforo vuotano il posacenere dal finestrino. Ci fermiamo al semaforo rosso del passaggio pedonale, ed almeno metà dei nostri compagni di viaggio attraversa tranquillamente. Se fate un viaggio sui mezzi pubblici provate a contare quante sono le persone che timbrano il biglietto. Saranno tutti abbonati o con biglietti da 90 minuti? Attraversare sulle strisce pedonali senza semaforo è una impresa, quasi nessuna auto si ferma spontaneamente ma bisogna rischiare l’attraversamento per vederle fermare. Le code alle fermate dei bus in Italia non sono file, sono ammassi di persone spintonanti.

Potrei continuare, ma gli esempi ritengo siano sufficienti.

Ora provate ad immaginare cosa imparano i bambini da questo tipo di società che hanno sotto gli occhi, per loro questa è la normalità. I loro genitori li educheranno ad essere cittadini di un paese normale? Pensiamo davvero che da adulti si comporteranno diversamente da noi?

Quando ero bambino ed andavo alle elementari, tutte le mattine quando entrava la maestra ci si alzava in piedi e si salutava. Poi una volta a settimana si cantava l’inno di Mameli. Adesso  i pochi che lo conoscono lo cantano allo stadio, in qualche partita internazionale, qualcun altro in contrapposizione canta il Và pensiero. Pazienza.

Ci veniva insegnata educazione civica, il significato degli articoli della costituzione, il modo di relazionarci con gli altri, in modo educato. Le regole che la nostra società si era data e bisognava rispettare. Poi la scuola optò per una nuova didattica, via l’educazione civica, ci penseranno le famiglie.

Adesso è facile lamentarsi dei politici corrotti, degli evasori fiscali, senza pensare che questa società è figlia di quelle scelte sbagliate, e purtroppo del solito vizio italiano dell’arrangiarsi, del trovare sempre il modo di fregare il prossimo.

Ma ecco che finalmente qualcosa si muove, non dall’interno delle istituzioni scolastiche, ma da una iniziativa parlamentare. Oggi, 8 Novembre, mentre scrivo, il Senato ha dato  il via libera definitivo al ddl che prevede l’insegnamento dell’inno di Mameli tra i banchi. La norma, che è passata con 208 voti a favore, 14 contrari e 2 astenuti, istituisce inoltre il 17 marzo giornata nazionale dell’Unità d’Italia, della Costituzione, dell’inno nazionale e della bandiera.

In base a questo testo approvato oggi, a partire dal prossimo anno scolastico, nelle scuole di ogni ordine e grado dovranno essere organizzati “percorsi didattici, iniziative e incontri celebrativi finalizzati ad informare e a suscitare riflessione sugli eventi e sul significato del risorgimento nonché sulle vicende che hanno condotto all’unità nazionale, alla scelta dell’inno di Mameli, alla bandiera nazionale e all’approvazione della Costituzione, anche alla luce dell’evoluzione della storia europea”.

Lo scopo che si prefigge la legge con l’istituzione di questa nuova festività (che non avrà comunque effetti civili, non sarà insomma un giorno di vacanza o di ferie) è quello di “ricordare e promuovere” nella giornata del 17 marzo, data della proclamazione nel 1861 a Torino dell’unità d’Italia, “i valori di cittadinanza, fondamento di una positiva convivenza civile, nonché di riaffermare e consolidare l’identità nazionale attraverso il ricordo e la memoria civica”.

Immancabile in una occasione come questa la protesta in aula della Lega durante la votazione.

Come aveva sottolineato il presidente di “Prima persona” ed europarlamentare, Gianni Pittella, “la scuola ha la funzione fondamentale di formare il cittadino alla piena partecipazione alla vita pubblica, a essere attore della lotta all’illegalità e alla criminalità organizzata, a essere a pieno titolo cittadino europeo”.

Un ricordo poi va al sindaco pescatore “Angelo Vassallo”, ucciso in un attentato con nove colpi di pistola il 5 settembre 2010, il quale sosteneva: “insegnare l’educazione civica e il diritto comunitario, vuol dire insegnare il rispetto delle persone, dell’ambiente, dei beni comuni, del nostro passato e della nostra storia, educazione civica significa porre i pilastri fondamentali per creare una nuova società”.

Angelo Tacconi

loris@vicini.to.it

 

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