“A volte si ha così tanta paura di morire, che ci si dimentica di vivere.”

(OMAR SY – Samuel, nel film “Famiglia all’improvviso – Istruzioni non incluse”)

Lo Hobbit: un viaggio inaspettato. Ma dal successo garantito.

Locandina de “Lo Hobbit”

Natale 2012 e Peter Jackson ci fa ri-tuffare nelle ambientazioni fantasy della Terra di Mezzo, alle quali ci aveva abituato 10 anni fa con la sua trilogia de “Il Signore degli Anelli”: solo che l’avventura raccontata in questa nuova trilogia è ambientata molti anni prima del viaggio della Compagnia dell’Anello.
“Lo Hobbit: un viaggio inaspettato”  è il primo dei tre capitoli in cui è stato diviso (solo cinematograficamente parlando) il libro “Lo Hobbit” di Tolkien, pubblicato nel 1937. Il film racconta il viaggio di Bilbo Baggins, un hobbit (appunto) della Contea, che viene “reclutato” dal mago Gandalf per accompagnare un gruppo di coraggiosi nani a riconquistare il loro regno perduto, usurpato da un malvagio e potentissimo drago. Ma il viaggio verso questo confronto è più lungo e pericoloso di quanto si possa immaginare: orchi, troll e altre misteriose creature sono in agguato, ed una oscura forza del passato sembra incombere sulla Terra di Mezzo…

Jackson, anche questa volta, riesce a mescolare sapientemente elementi di avventura, poesia, azione e comicità: anche i momenti di maggiore tensione vengono spesso temperati dalle battute di Bilbo o dalla goffaggine di certi nani, così come le scene di azione sfrenata sono ben equilibrate dal meraviglioso panorama neozelandese (scelto come ambientazione), o come l’uso degli effetti digitali sia comunque ben amalgamato con le riprese tradizionali. Questo è uno stile che quasi sicuramente non avremmo visto se a dirigere il film fosse stato Guillermo del Toro, che fino al 2010 era incaricato di portare sul grande schermo Lo Hobbit. Del Toro, infatti, è ben noto per realizzare film cupi e dalle atmosfere dark: per citare un esempio, il bellissimo “Il Labirinto del Fauno”.

“Lo Hobbit: un viaggio inaspettato” prova a riprendere lo stile della trilogia de “Il Signore degli Anelli”, nonostante lo preceda in termini cronologici: scenari spettacolari, una colonna sonora più che adatta e i personaggi di Tolkien veri protagonisti, anche alcuni già visti (Bilbo, Gandalf, Gollum ed altri ancora). Forse qui Jackson si è fatto prendere maggiormente la mano dal lavoro della sua WETA (la società di sua proprietà che si occupa degli effetti digitali) e si nota nella computer graphics di alcuni personaggi.  Un altro punto debole, se così vogliamo chiamarlo, è la sceneggiatura: da una parte fedele al libro (che, a differenza de Il Signore degli Anelli, è più leggero, quasi per bambini) e dall’altra con esigenze di spettacolarità, essa deve far ricorso a continui flashback e racconti per spiegare alcuni eventi (o per “allungare il brodo”, chissà…).

A parte ciò, anche se è solo il primo di un’altra trilogia, possiamo intuire che sarà senz’altro un altro grande successo: nella prima settimana di proiezione, è già primo nei box office in Italia e negli USA.

E voi? L’avete visto o pensate di andarlo a vedere? Cosa ne pensate?

Foto | Greyhawk Grognard

Claudio Bortolussi
cbortolussi@vicini.to.it

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