C’è chi crede che tutto gli sia dovuto, ma non è dovuto niente a nessuno.

Le cose si conquistano con dolcezza ed umiltà.
(Madre Teresa di Calcutta)

SPERANZA

C’è bisogno di speranza. Questo mondo pretende una nuova prospettiva, qualcosa di diverso, di vecchio e nuovo, di connubio tra conservatore e rivoluzionario. La contraddizione sta alla base della vita. Fin dal suo primo giorno su questo mondo l’uomo non ha fatto altro che porsi la domanda:  io cosa ci faccio qui, cosa devo fare, qual è il mio scopo? Esiste un’ entità superiore che ci guida e ci sorveglia, ci controlla, ci indica la strada giusta da percorrere, ci conforta e ci aiuta, oppure siamo animali quasi-domestici abbandonati, impauriti, cattivi, sociali, sapienti ma senza meta? Sono passate molteplici generazioni, vite  trascorse a cercare una risposta riproducibile nel mondo reale senza che diventi un’ utopia, una elucubrazione mentale più o meno condivisibile che, distorta dal desiderio di potere, venga perfettamente applicata per rendere un uomo un dio e un popolo un perfetto libero schiavo, contento, felice, assuefatto; perfettamente intelligenti e stupidi da non desiderare  nulla di più che un tozzo di pane bagnato e una serata di divertimento sfrenato, senza confini, senza pensieri. E’ bello dimenticare di avere un potere incredibile, terribile, assoluto da poter decidere e determinare il futuro e la felicità. Ognuno di noi come singolo individuo è perfetto in quello che è, ma non è in grado di comunicarlo.

Come viene a cambiare la situazione da singolo a gruppo? L’io lascia il posto al noi, che è un’ entità differente, ambiziosa, pigra, avida, maliziosa, diffidente, lussuriosa, irosa e impaurita dal mondo esterno e da quello interno e si ha di nuovo la possibilità di scegliere se aggrapparsi all’io o agli altri. Tutto è ciclico, equilibrato: una certa quantità di tutto in giuste dosi, ma cosa succede se si aumenta troppo un ingrediente? L’uomo tende spesso a compiacersi, a dimenticare che lui su questo pianeta è un ospite e si lamenta troppo quando il padrone di casa alza la voce. Il principio dello scambio equivalente, “do ut des”, “nulla si crea nulla si distrugge” ma tutto si trasforma. Se solo il “noi” avesse un po’ più di saggezza e consapevolezza rispetto a valori, ideali e passioni, si potrebbe finalmente dimenticare questo pianeta di orrori. Ma non sarebbe comunque giusto cancellare questa storia, ricordare i nostri errori è  indispensabile per evolvere, ma sembra che nessuno riesca ad accorgersene. È davvero necessario arrivare all’ apice della distruzione? È come una mandria impazzita che corre verso un burrone per trovare la salvezza da qualche misterioso pericolo immaginario, inarrestabile, inconcepibile. Ma allora, se l’unica aspirazione è quella di vivere in un mondo di tranquilla inerzia spassionata, anziché una sfrenata corsa verso la morte, cosa fare? Come si può  avere qualcosa che non esiste? Come far vedere ciò che esiste? Come potersi convincere l’un l’altro?

Simone Micalizzi – simonem@vicini.to.it

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