C’è chi crede che tutto gli sia dovuto, ma non è dovuto niente a nessuno.

Le cose si conquistano con dolcezza ed umiltà.
(Madre Teresa di Calcutta)

La carta d’identità di Marcello Fois. Nel tempo di mezzo, per il ciclo “LeggerMente”

“Marcello Fois è uno scrittore, commediografo e sceneggiatore italiano…” ci dice Wikipedia.

Lui racconta di non aver mai avuto il coraggio di dichiararsi uno scrittore, tanto che sulla carta d’identità c’era scritto “impiegato”. Fino a quando sua figlia lo aveva appreso dalla maestra: “che mestiere fa tuo papà?”; lei aveva scritto nel tema “l’impiegato” e la maestra “ma come, tuo papà è un noto scrittore”. Da allora l’imprecisione è stata sanata.neltempodimezzo

Qualcuno dal pubblico suggeriva simpaticamente di far scrivere “noto scrittore”: vista la corsa alla visibilità di questi giorni  “noto” è più importante di “scrittore”.

Nel tempo di mezzo”, 4° appuntamento del ciclo LeggerMente, è libro scelto dal gruppo di lettura Sportidea Caleidos. Narra di una saga familiare in cui  mitologia e letteratura si intrecciano in un continuum di rimandi e citazioni. Il protagonista, un figlio di nessuno,  lascia il Friuli e parte per la Sardegna, sua terra d’origine, per trovare una parte della sua vita e con il suo arrivo rompe una condizione statica. Personaggi chiusi in se stessi, rassegnati, devono confrontarsi con il nuovo. Il ritrovamento di un proprio familiare che riemerge dal nulla, quando tutto sembrava privo di vita e futuro, viene affrontato con atteggiamenti differenti: da un lato vi è chi teme ulteriori ritorsioni da parte del destino a seguito della grande gioia data dal parente ritrovato, dall’altro vi è chi vede questa gioia come un risarcimento per tutti i dolori inflitti alla famiglia. Chi è più saggio? Si chiede Fois stesso. Certamente colui che sa che il dolore è implacabile e preciso (“Il dolore è preciso, la felicità è svagata perché uno è guerriero armato, l’altra è fanciulla”). Poiché dolore e morte fanno parte della vita e nei tempi di cui Fois ci parla erano “biologia”, il naturale e quotidiano svolgimento delle cose. Alla domanda “come affronta il destino Marcello Fois?” la risposta parrebbe spontanea: con saggezza. Ma Fois ci prende in contropiede: “con stupidità”, con la stessa stupidità di tutti, che pensiamo di essere immortali e crediamo che gli eventi negativi possano toccare solo gli altri.

Si intrecciano in questa vicenda umana vari temi: una genitorialità negata e ritrovata. Metafora dello scrittore: “scrivo non il mio libro, ma quello di tuo che ci trovi dentro. Lo cresci, lo lasci andare e speri che il lettore lo adotti, come un figlio”.

Poi il viaggio: “Ulisse”, “La Divina Commedia”. Fois parla di storie già scritte, scene di cui lo scrittore fa un calco e ripropone alcune immagini o personaggi. Cerca di stupirvi con qualcosa che conoscete ma in un contesto diverso. Cita quella imponente della Bibbia (che lui considera fonte inesauribile di racconti e generi letterari, dalla fantascienza al romanzo erotico) del passaggio del Mar Rosso, poi descritta cinematograficamente da Cecil DeMille.

E ancora, la malasorte: malattie che si abbattono sulla terra come piaghe, figli morti, una moglie amatissima che scompare misteriosamente, di cui non si può dire che sia morta, poiché le cose non dette possono non essere davvero accadute. Tragedie che costellano la vita ma senza crudeltà, semplicemente così vicine che fanno parte di noi. La prosa della narrazione si intreccia alla poesia di descrizioni paesaggistiche imponenti e dialoghi intensi e profondi.

Fois descrive il suo rapporto con l’odio, presente e quasi “amicale”, ci descrive la sua famiglia d’origine, in cui personaggi terreni si rapportano umanamente con spiriti e santi, litigando con i soggetti della loro devozione e non si esime dal criticare, anche con un certo astio, i luoghi comuni e i suoi conterranei, di cui rimpiange un atteggiamento più combattivo.

Il tempo di mezzo è la transizione verso il tempo nuovo. Quest ultimo, argomento del prossimo libro della trilogia che l’autore ha in progetto.

Restiamo quindi in attesa.

Gianpaolo Nardi

gianpaolon@vicini.to.it

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