C’è chi crede che tutto gli sia dovuto, ma non è dovuto niente a nessuno.

Le cose si conquistano con dolcezza ed umiltà.
(Madre Teresa di Calcutta)

QUESTO BAMBINO NON MANGIA! Cibo e affettività

Il problema del cibo è un problema che affligge molti genitori :  bambini che mangiano poco abitualmente , sembrano provare poco interesse per il cibo ( eppure godono ottima salute!), bambini con un appetito capriccioso ( mangiano volentieri alcune cose, altre non le vogliono neppure assaggiare), bambini con un appetito normale, anzi abbastanza robusto, che un bel giorno si mettono a fare lo sciopero della fame mandando in crisi i poveri genitori, soprattutto le mamme che, spesso, si sentono rifiutate quando il bambino rifiuta il cibo preparato con tanto amore.
In realtà il “ mangiare”. non dovrebbe mai diventare un problema, se non in casi estremamente rari, in  cui esiste qualche grave problema di malassorbimento : il qual caso è di competenza medica.

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In tutti gli altri casi la parola d’ordine è “serenità”. Se la mamma è ansiosa il bambino lo avverte e riversa a sua volta sul cibo tutte le sue ansie e i suoi problemi di rapporto con la madre e con l’adulto in generale.
Vi sono molti bambini che mangiano poco eppure crescono regolarmente : sono bambini che assorbono tutto quello che mangiano, che non “ bruciano” troppe calorie e quel poco che assumono al pasto basta a nutrirli ; senza contare i  “ fuori pasto” che spesso noi adulti facciamo loro assumere  martellati dalla pubblicità, spesso senza rendercene conto : basta un succo di frutta a fornire un tot di calorie che bisogna sottrarre a quelle del pasto in quanto già soddisfano il bisogno del bambino.
Vi sono poi i bambini che mangiano, ma solo determinati alimenti : occorre non sforzarli, ma cercare di concentrare nei cibi per loro appetibili i vari “ nutrienti” necessari ad un’alimentazione equilibrata : carboidrati, proteine, grassi, ecc…
In questo caso bisogna fare uno sforzo di fantasia facendosi aiutare magari da ricette specifiche  per i bambini,per presentare le sostanze rifiutate ( verdure in genere) sotto una forma piacevole, oppure mascherate con altri alimenti graditi ( es  polpette, tortini ecc….).
Può essere utile in questi casi farsi aiutare dai bambini stessi, anche piccoli ( 2/3 anni) a cucinare il loro cibo : si sentiranno così coinvolti nella preparazione e più invogliati a mangiare quello che essi stessi hanno cucinato.bambino
Può aiutare andare a trovare famiglie con altri bambini e farli mangiare insieme, oppure inserirli in comunità come gli asili nido : non dimentichiamo che il cibo ha anche un aspetto relazionale, di scambio sociale, di festa. Perché ciò avvenga occorre tuttavia ricordare che il momento del pasto deve essere un momento rilassato, gioioso : occorre quindi dedicarvi tempo, e creare una cornice adatta; meglio un cibo semplice e veloce ma presentato in modo gradevole, su di una tavola ben apparecchiata, in compagnia degli adulti, facendo scegliere al bambino il bavaglino che gli piace, magari in compagnia del suo peluche preferito, che un cibo elaborato ,o perfetto in tutte le sue componenti nutritive ma presentato al bambino da solo, in un ambiente asettico, magari solo per togliersi il pensiero che il bambino abbia già “ mangiato”.
Soprattutto niente drammi se un giorno  il bambino rifiuta il cibo, anche per più pasti di seguito : i  motivi possono essere molteplici : un disturbo della dentizione, una malattia in incubazione, il bambino ha già mangiato “ fuori pasto”, il bambino si è stancato del solito cibo. Occorre assolutamente evitare di sforzare il bambino e , soprattutto,(questo vale specialmente per le mamme) evitare di identificarsi con il cibo e sentirsi rifiutati con esso : si tratta normalmente di un disturbo passeggero che potrebbe diventare un problema più complicato se non ne individuiamo la causa.
Non dimentichiamo che il cibo, oltre che una valenza materiale  (è indispensabile alla vita del corpo) ha pure una valenza affettiva e relazionale:  col rifiuto del cibo il bambino può comunicarci un suo problema, un suo disagio : se ne facciamo una prova di forza tra adulto e bambino ne faremo anche il luogo del conflitto tra adulto e bambino. I conflitti, inevitabili tra genitori e figlio in crescita, vanno risolti nel luogo e nel momento in cui si pongono, con la comprensione del bambino da parte dell’adulto e non devono confluire “ a tavola”
Sarebbe bene inoltre non cercare di distrarre il bambino che non vuole mangiare accendendogli la TV o rincorrendolo col piatto per tutta la casa in quanto il momento del pasto dovrebbe essere un momento piacevole di per sé : meglio piuttosto cantare una canzoncina e predisporre la tavola, appunto, in modo gradevole e, se  il bambino è molto piccolo, lasciargli manipolare il cibo. Vi è infatti un caso in cui il problema tra genitore e bambino nasce proprio a tavola e lì va risolto anche se può essere difficile per la nostra società della fretta e del “ pulito”. Si tratta del caso di un bambino di 8-9 mesi , un anno, che ha  sempre mangiato con appetito, che di colpo comincia a fare storie,smette di mangiare dopo i primi bocconi, si agita cercando di afferrare il cucchiaio, di rovesciare il bicchiere, di mettere le mani nella minestra,Ebbene, per il bambino di quell’età è più interessante essere attivo e giocare con il cibo che non nutrirsi : impedirglielo può portare ad avere un bambino più pulito ma che svilupperà un disturbo della nutrizione più serio.
Molto meglio usare piccoli accorgimenti : mettere poco latte nel fondo della tazza, poca minestra nel piatto e lasciargliela versare ; lasciarlo mangiare con le mani o maneggiare come vuole il cucchiaio, senza scomporsi davanti a un bambino impiastricciato e a un pavimento sporco. Magari ci ingegneremo a scoprire  cibi che il bambino possa maneggiare facilmente con le dita : uova sode, carote cotte,patate schiacciate, frutta a pezzetti e così via. Ben presto il bambino affinerà la sua abilità nel mangiare da solo : dopo un poco cessa il piacere di pasticciare e viene rimpiazzato dal piacere di imparare a usare cucchiaio e forchetta.
Naturalmente questo discorso non vale nel caso di bambini più grandi , già capaci di mangiare bene da soli.
Detto questo, aspetto eventuali domande e commenti e…BUON APPETITO   !!!

buon

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About Franca Guiot 7 Articoli
Mi presento : sono Franca Guiot, un’educatrice insegnante che ha lavorato per 28 anni in un asilo nido del Comune di Torino e per 6 anni nei laboratori di ITER, sempre del Comune di Torino. Da un anno sono in pensione e svolgo opera di volontariato presso la Rocca Incantata, il punto 0/6 della Cascina Roccafranca e l’Ecomuseo della Circoscrizione 2. In questi anni ho accumulato una notevole esperienza sui bambini, che sono anche la mia passione:è per me fonte di continua meraviglia vederli crescere e acquisire quella conoscenza del mondo che li rende via via più capaci di autonomia e di relazione. Vorrei mettere quest’esperienza a disposizione di chi (genitore nonno educatore) condivida con me l’entusiasmo per questa appassionante esperienza che è crescere un bambino, cosa tutt’altro che facile. Perciò gli articoli che pubblicherò vogliono essere non una trattazione scientifica, né una serie di consigli ( ognuno conosce il proprio bambino e troverà da sè il modo migliore per rapportarsi con lui), ma uno stimolo per avviare una “ conversazione sul tema”. Perciò vi chiedo,se sarete interessati, commenti , domande, esperienze, che potranno essere condivise anche con altre persone. Vi aspetto: a presto francag@vicini.to.it