“Il cambiamento è il processo col quale il futuro invade le nostre vite.” (Alvin Toffler)

“Vi racconto il successo di Eataly”

Dopo avervi raccontato (qui) Eataly e le sue meraviglie, non poteva mancare un’intervista. Un’intervista che doveva essere fatta direttamente ad Oscar Farinetti, fondatore e patron dell’impero del mangiare consapevole. In realtà, arrivata all’appuntamento scopro che Oscar non potrà essere presente, così mi relaziono con Simona, responsabile dell’ufficio stampa, che, molto gentilmente, decide di rispondere a tutte le domande, anche alle più scomode.

Oggi si sta più attenti a quello che mettiamo sul corpo o dentro il corpo? Quanta consapevolezza e cultura del cibo abbiamo?

Consapevolezza ne abbiamo parecchia ma c’è ancora molto su cui lavorare. Noi siamo fortunati perchè questo è un campo in cui c’è ancora molto lavoro da fare, per cui ogni giorno abbiamo modo di trovare nuove idee da cui partire. Apripista al riguardo è stato Slow Food che da più di 20 anni lavora per creare consapevolezza alimentare nei consumatori. Il fatto che ci sia ancora molto da fare per noi è assolutamente positivo e ci sprona a migliorarci.

Eticità e convivialità sembrano essere due parole fondamentali della Vostra filosofia. Perchè?

Convivialità ci piace tantissimo. Pensiamo che il cibo sia uno strumento fantastico per mettere d’accordo le persone. L’eticità è una cosa che viene in maniera naturale nel momento in cui scegliamo prodotti e produttori in base alla filosofia del “buono, pulito e giusto”. Tra le due parole però quella che preferiamo è senz’altro la convivialità, che è quello che esprime meglio il senso di Eataly.

Le affinità elettive con Slow Food sono evidenti ma, se ci sono, quali sono le divergenze?

Non parlerei di divergenze ma, piuttosto, di modelli di business diversi; il nostro è evidentemente un modello profit, mentre il loro è un modello dichiaratamente no profit. Da loro noi abbiamo imparato il metodo per selezionare i nostri prodotti, attraverso la carta dei valori che si definisce nel “buono, pulito e giusto”. Ancora oggi Slow Food gioca un ruolo importante di nostro consulente strategico nell’inserimento di nuovi prodotti o nell’affacciarsi a nuove realtà.

In molti sostengono che Eataly sia la Ferrari del cibo e che sia roba da ricchi.

La nostra idea è invece quella di essere un posto per tutti. All’interno di una vasta gamma di prodotti ci sono poi prodotti cari, di nicchia, necessariamente più cari perchè provengono da una filiera produttiva di valore. Cerchiamo comunque di avere una gamma di prodotti con prezzi per tutte le tasche. Ad esempio nell’arco del 2013, per far fronte ad un periodo difficile per tutti, ci impegniamo ad avere offerte a rotazione su molti dei nostri prodotti, per dar modo a chiunque di poterli comprare.

Oggi il pensiero che va per la maggiore è quello che predilige il ‘Km 0’. Alla faccia di questa filosofia avete aperto in tutto il mondo. Perchè?

Il km 0 è importante ma noi non siamo dei talebani in tal senso. Oscar è prima di tutto un commerciante, per cui sarebbe un controsenso essere assolutisti in tal senso. Noi riteniamo che la cosa fondamentale sia valorizzare i prodotti tipici delle varie zone d’Italia. Eataly all’estero è la roccaforte della cultura alimentare italiana. Noi all’estero ci proponiamo come negozi in cui le persone possono comprare i prodotti italiani. Poi ci sono prodotti che devono essere locali per forza di cose, ad esempio, a New York, la frutta e la verdura sono del New Jersey, così come la carne è di allevamenti locali.

Oscar è il maggior azionista di molti dei marchi in vendita da Eataly. Modo per ridurre i costi o oligopolio?

Non si tratta ne di una cosa, ne dell’altra. E’ la passione per avere un ruolo non solo di distribuzione ma anche di produzione. Veder nascere i prodotti è la cosa più bella, quindi essere proprietari di aziende che fanno vino, pasta, olio, è bello. Pensare di esserlo con aziende che esprimono una filosofia di qualità è ancora più bello. Dietro tutto questo in primis c’è una passione. Ad esempio Fontanafredda è stato acquistato perchè è un patrimonio per il Piemonte e, senza un’intervento non poteva sopravvivere. Perdere una realtà simile sarebbe stato un peccato. Veder nascere il cibo, per chi ha una passione, è la cosa più bella e appagante, insomma.

La sede di Eataly Torino è meravigliosa, dentro e fuori. Cosa l’ha portata a scegliere proprio questo edificio?

Questo edificio per noi è magico e strategico. Strategico perchè di fronte al Lingotto, dentro cui nasce il Salone del Gusto; Eataly costituisce quindi una sorta di ponte tra un evento che si svolge ogni due anni e una realtà che invece è permanente. L’edificio è fantastico, si tratta della vecchia sede della Carpano e riportare in vita un edificio con un valore storico e culturale importante è stata un’ottima opportunità. Chiaramente non è stato facile ricavare spazi e servizi per ogni cosa e renderlo fruibile al pubblico. Questa è la seconda sede per dimensione; si tratta di 12.000 mq, comprensivi del Museo Carpano del primo piano. E’ superato solo dalla sede di Roma, di 18.000 mq. Abbiamo anche grandi progetti per gli spazi qui a fianco, fino alla ferrovia.

 Nel prossimo numero avrete modo di conoscere l’ultima parte di questo reportage.

Vi spiegheremo infatti queli sono le iniziative che Eataly ha nei confronti delle due categorie fondamentali della nostra società: bambini, nostro futuro e anziani, nostra memoria storica.

 Silvia Tacconi

silviat@vicini.to.it

 

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