C’è chi crede che tutto gli sia dovuto, ma non è dovuto niente a nessuno.

Le cose si conquistano con dolcezza ed umiltà.
(Madre Teresa di Calcutta)

Incontro con Griseri e Tosco – La FIAT di Marchionne

La Fiat di MarchionneNell’ambito del progetto LeggerMente il Gruppo Tra le Righe ha organizzato il 20 marzo scorso un incontro con Paolo Griseri, giornalista e scrittore, e Nanni Tosco ex segretario CISL di Torino.

Il gruppo discute argomenti che riguardano politica, società, attualità, ma anche temi etici, usando come pretesto e stimolo la lettura di articoli di giornali e riviste, o brani di saggi come commento. La scelta di un saggio come oggetto di dibattito è scomoda. All’apparenza il libro si presenta come un testo difficile, con riferimenti, citazioni, termini e concetti della finanza.

L’argomento poi, come dice Griseri, “Crea tifo, scatena passioni, divide le famiglie”

Il libro, invece è una lettura gradevole: un saggio che è un libro di storia, un libro di storia che si legge come un romanzo. Dodici anni di una storia della quale anche noi siamo stati spettatori, partecipi, a volte vittime.

Molte le domande, anche un po’ indiscrete, “fuori dalle righe”.  In genere la prima domanda è: come le è venuto in mente di scrivere questo libro. Invece il gruppo si presenta con: “com’è la vita dell’inviato che segue le vicende di un personaggio come Marchionne? Ce la immaginiamo come la Pantera Rosa, nascosto dietro un pilastro nell’atto di spiare le mosse dell’inquisito…” Oppure, “Griseri, come mai lei parlando della famiglia Agnelli scrive la F maiuscola “(ma a nessuno viene in mente che si tratti di un errore).

Domande che Griseri accetta di buon grado: il mestiere dell’inviato non è solo bello, è anche impegnativo, specie in un’epoca in cui si cerca di fare informazione stando solo di fonte al proprio computer. L’informazione vive “spot”: quello che è successo ieri non conta più, passiamo ad altro. Si rincorre solo il fatto contingente. E la dimostrazione di come è il lavoro del giornalista l’abbiamo avuta di prima mano, quando al ristorante, in attesa del primo, Griseri ha scritto il suo articolo per l’edizione di Repubblica del giorno successivo.

Nel merito, la discussione ha toccato aspetti come la vocazione internazionale della Fiat, in contraddizione con l’atteggiamento protezionistico nei riguardi del mercato interno, il ruolo della Famiglia, quella con la F maiuscola come se si trattasse di una dinastia regnante, ma soprattutto del ruolo di Marchionne: finanziere, manager e leader.

Curioso che l’opinione più inattesa su Marchionne e Fiat venga da Tosco: l’industria dell’auto è caratterizzata dall’alto valore dell’investimento, sia in termini economici che di risorse umane, e quindi può solo essere globale; e Marchionne è manager globale, forse tra i primi in Italia, perfettamente identificato in quel ruolo. Anche l’uscita da Confindustria va letto alla luce della sfida globale: la concorrenza è mondiale, Confindustria ed i sindacati italiani sono una componente marginale del problema.

Comportamento antisindacale? Secondo Tosco è semplicemente “asindacale”: l’imprenditore si confronta con le forze sindacali se ne è costretto, e tocca a noi creare le condizioni del confronto: se se ne può sottrarre, lo farà senza remore o rimpianti.

Dove va la Fiat? E’ la domanda che si pone Griseri stesso nel saggio. Ed è la domanda conclusiva del Gruppo di lettura: il racconto del libro si arresta al marzo 2012. Manca un capitolo, quello finale, che ci accompagni ai giorni nostri.

Il quesito ci riporta al tema iniziale della globalizzazione. Un’impresa che si rifà al concetto “piccolo è bello” che pervade il mondo delle PMI (Piccola e Media Impresa), è destinata alla scomparsa. La dimensione artigianale non può essere propria di industrie che si confrontano con i mercati internazionali. La globalizzazione è cambiamento e la Fiat in Italia è il paradigma del cambiamento.

E le prospettive? In questo contesto è chi ha in mano l’assegno, i”cento dollari” da destinare agli investimenti che decide dove andare a produrre. Troppo facile ipotizzare che in Italia si faranno i SUV da esportare “Al di là dell’Atlantico”: il costo del trasporto, che è di 1000 dollari a vettura, farà sì che l’azionista prima o poi deciderà che, se può risparmiare quei 1000 dollari facendo produrre negli Stati Uniti o altrove, lo farà senza il minimo scrupolo (figuriamoci poi se l’azionista è un fondo mobiliare).

Apprezzate le letture di alcuni capitoli introduttivi, che viene da paragonare all’ouverture di un melodramma, fatte da Gianni Lanza, attore e regista, animatore del Teatro dell’Ora, e le immagini storiche scelte e proiettate da Angelo Tacconi in sintonia con lo sviluppo della discussione.

Troppe domande sono rimaste sulla carta, a causa del protrarsi del dibattito: motivo per pensare fin d’ora ad una replica. L’unica critica è quindi destinata al conduttore, che è anche l’autore di questo pezzo: quindi, tutto bene!

Gianpaolo Nardi

gianpaolon@vicini.to.it

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