“A volte si ha così tanta paura di morire, che ci si dimentica di vivere.”

(OMAR SY – Samuel, nel film “Famiglia all’improvviso – Istruzioni non incluse”)

Sanità pubblica: luci e ombre

Magari qualcuno sarà stato preso dall’inquietudine vedendo che la sala destinata all’incontro si chiamava “Fornero” nome non del tutto gradito ultimamente; tuttavia c’è stata una buona partecipazione alla serata organizzata dall’associazione Amici del Q12.

Ospiti della serate, il 22 scorso, erano alcuni tra i principali gestori della Sanità pubblica a Torino: l’ex assessore regionale alla sanità Eleonora Artesio e Maurizio dell’Acqua, direttore generale ASL 2: anche il moderatore Roberto Rey è stato a lungo direttore di ASL, la nostra ASL 1. Quindi un punto di vista “pubblico”, non necessariamente quello dei cittadini-utenti.  Ma dalla visione dei pubblici gestori della sanità emergono considerazioni che meritano attenzione e approfondimenti.

Il dibattito è stato articolato in più temi. Riferiamo di seguito alcuni punti.

 Diritto alle cure e tutela della salute

E’ un diritto sancito dalla Costituzione, art 32,: “la tutela della salute come diritto fondamentale per l’individuo e come primario interesse per la collettività”. Principio richiamato anche dall Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) che raccomanda “più salute in tutte le politiche” e sottolinea come tale principio debba essere sempre applicato.

Ma quali cure? In che tempi, (secondo criteri di priorità clinica)? A quali costi?

Una prima risposta sono i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) che il nostro ordinamento prevede ed ogni regione è obbligata a rispettare. Ma è una risposta parziale: il Servizio Sanitario nazionale prevede tutte le cure indicate nei LEA, ma l’ Assistenza non è prioritaria (Ad es per le malattie rare).

Qual è il costo “giusto”? Il criterio usato è definirlo in base alla percentuale sul PIL. Ma allora, se ci confrontiamo sulla media dell’Unione Europea il nostro dato è più basso, sostiene Artesio. E non misura la qualità dei servizi, tanto che si sta cominciando a parlare di un nuovo parametro, il Benessere Equo Sostenibile. Semmai le risorse dovrebbero essere aumentate, anche in ragione dell’aumento dell’età, e quindi della cronicità delle patologie.

Comunque una risposta puntuale al quesito forse non esiste.

Prevenzione

Si tratta di intervenire su chi non è ancora ammalato. giocando d’anticipo sull’insorgenza della malattia; oppure evitare l’ aggravamento, rallentare l’evoluzione della malattia o le complicanze.

Compito del SSN? Intervenire attivamente con vaccinazioni, educazione sanitaria, screening di popolazione per alcune malattie oncologiche.

Ma si sollecitano anche comportamenti individuali: adottare uno stile di vita salutare e abolire i più comuni fattori di rischio (corretta alimentazione, attività fisica, fumo, alcool, eccesso di stress). Si perseguono così obiettivi di benessere individuale: migliore qualità della vita e il vivere più a lungo in stato di benessere. E obiettivi sociali, perché ci sarà un minore numero di malati, quindi di risorse da destinare loro.

Qualità dei servizi

Le critiche, velenosamente alimentate dai media, riguardano spesso il caos dei Pronto Soccorso. Vediamo le cause, secondo notri ospiti.

In passato i picchi di emergenze trattate riguardavano epidemie influenzali e patologie da eccesso di calore. Oggi sono i cosiddetti “passaggi impropri”, visite e ricoveri non giustificati da emergenza. E la mancanza di assistenza dopo le prime cure: impossibilità di dimettere e destinare il convalescente ad es. a strutture di lunga degenza.

Per contro ci sono un po’dovunque attività ospedaliere di eccellenza (Regina Margherita, l’IRCC di Candiolo, la cardiochirurgia delle Molinette)

Sul territorio, invece, sembra molto apprezzato il medico di base: qui il problema è forse l’eccessivo ricorso agli specialisti: che tendono a prendersi in carico il paziente anche quando la patologia è risolta. “tutto bene, torni tra 6 mesi”. Ecco quindi le liste d’attesa. Un tentativo di rimediare è quello di creare forme di assistenza territoriale socio-sanitaria, che garantiscano per le forme croniche l’assistenza domiciliare; esami semplici e semplici cure possono essere risolti senza intasare le strutture pubbliche.

L’argomento è così vasto che non poteva essere esaurito in un solo incontro.

In particolare la preoccupata curiosità dei presenti si rivolgeva alle attese per il futuro, curiosità che gli invitati non sono ancora in grado di soddisfare:

Si va verso la privatizzazione? E con quali benefici e svantaggi?

I “tagli” annunciati riguardano sprechi o comporteranno una vera riduzione delle prestazioni?

Cosa comporterebbe per gli utenti l’esternalizzazione di alcuni servizi come la logistica, gli acquisti, l’informatica di cui si è sentito parlare? O l’ipotesi di fa confluire il patrimonio degli ospedali in fondi gestiti da federazioni ? L’ex assessore Artesio teme che alla fine per i cittadini non ci sarebbe più una controparte con cui dialogare per assicurarsi i livelli essenziali dei servizi.

Riprenderemo quanto prima il discorso col Dottor Rey e con gli altri “attori” della problematica per approfondire e discutere i molti elementi della questione.

Gianpaolo Nardi

gianpaolon@vicini.to.it

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