“Oramai siamo carne e telefonino: la memoria non è più nella testa, ma nello smartphone”.

(Vittorino Andreoli)

Noi come Cipro? Messaggi impropri

Euro CiproAnche noi come Cipro? No.

Che Cipro, come l’Italia,  sia percorsa  da una crisi finanziaria, seguita da una  pesante recessione, non è in dubbio.

Ma il messaggio che è stato fatto passare circa il riassetto del settore bancario di quella Repubblica non è corretto. Il prelievo del 37 % dai conti correnti non è una tassa a carico dei cittadini, ma un prelievo forzoso a carico dei correntisti di 2 banche, la Bank of Cyprus e la Laiki Bank.

Due Banche che hanno un giro d’affari paragonabile con l’intero PIL di Cipro – come se Intesa S. Paolo e Unicredit insieme facessero “girare” ogni anno 2000 miliardi-, che negli anni si sono espanse al di là della capacità di controllo dei propri amministratori, che si sono trovate esposte nei confronti del debito sovrano greco (leggi:titoli di Stato), che hanno fatto di Cipro una piazza finanziaria offshore.

Solo che offshore vuol dire, si perdoni la semplificazione,  al di fuori dei confini, mentre Cipro è ben dentro l’Europa.

Niente a che vedere quindi con il famigerato prelievo del 6 per mille del Governo Amato del ’92 (destinato, fra l’altro, ad evitare la svalutazione della lira che poi invece avvenne a dispetto di tutte le rassicurazioni del Governo).

Niente di paragonabile con gli aiuti all’Italia di cui si parla, e che il Governo italiano ha sempre rifiutato per non rischiare un commissariamento da parte delle autorità monetarie. Non paragonabile perché il prestito fornito a Cipro è qualcosa come il 100% del Pil.

Prestito in cambio del quale, tra gli altri provvedimenti, si prevede che le due Banche subiscano una pesante ristrutturazione del debito, con azionisti ed obbligazionisti chiamati a sopportare la maggior parte dei costi. La novità è che, in questo caso, anche i correntisti con depositi oltre i 100.000 € dovranno contribuire.

Certo, analogie con la situazione greca e cipriota ce ne sono: ma non vorremmo che si accreditasse la tesi secondo cui una tassa sui conti correnti del 37 % sia un provvedimento attendibile.

Gianpaolo Nardi

gianpaolon@vicini.to.it

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