Tutta la varietà, tutta la delizia, tutta la bellezza della vita è composta d’ombra e di luce.
(Lev Tolstoj)

Si vede che era destino


Si vede che era destino, di Gioele Dix.

sivede-che era destinoMichele sta per compiere quarant’anni. È Ferragosto, fa caldo. Lui è rimasto in città perché deve consegnare un lavoro. È un lavoro importante, a cui tiene. Ma non riesce a concentrarsi, la distrazione è la più irresistibile delle tentazioni. Soprattutto da quando gli è venuta questa idea della festa. Folle, inattuabile. Ma se gli è venuta ci sarà un perché. Allora si mette a fare l’elenco delle donne della sua vita. La prima è Linda di Città di Castello, quella della prima cotta al mare; poi quella della prima volta e basta, quella che gli ha spezzato il cuore, quella che sembrava quella giusta, tutti dicevano che era quella giusta… Michele si perde, ricorda, racconta. Un poco, forse senza volere, si vanta (è un uomo, gli scappa). Rachele, Melissa, Luce, Thea. E poi Sandra. Che da quanto ci pensa, da come gli ritorna sempre in mente, si capisce subito che ha qualcosa di diverso dalle altre. L’idea gli sembra sempre meno folle, questa festa dopo tutto si potrebbe pure fare per davvero. Basta mettersi a cercarle, scoprire che fine hanno fatto, come sono diventate dopo tanti anni. Basta mettersi in gioco, ammettere che nella vita non tutto si riesce a pianificare, che certe volte è il destino che comanda.

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