E’ impossibile vivere senza fallire in qualcosa, a meno che uno non viva così cautamente da non aver vissuto affatto.  (Joanne K. Rowling)

Una scelta molto difficile

Avevo iniziato ad illustrare con un presedente articolo, la possibiltà che la tanto attesa riconversione del Palazzo del Lavoro, l’edificio per l’Esposizione Internazionale del Lavoro di Italia ’61, progettato da un gruppo di ingegneri guidati da Pier Luigi Nervi, che è da tempo al centro del dibattito cittadino, diventi finalmente fattibile.

Il 15 Aprile, presso l’Urban Center, di via Palazzo di Città, si è tenuto il quinto ed ultimo ciclo di incontri sull’Architettura del Novecento e sul restauro e riuso dei grandi “contenitori” cittadini, eredità di Torino, con il fine di stimolare una riflessione culturale e tecnica sulla tutela e valorizzazione di questo patrimonio.

Era presente Stefano Ponchia, amministratore delegato di Gefim Spa, il progettista arch. Alberto Rolla, Tullia Iori, docente di Architettura tecnica, Università di Tor Vergata di Roma e la coordinatrice Marina Paglieri del quotidiano La Repubblica.

L’illustrazione del progetto di riconversione ha spaziato tra la cronistoria dei vari tentativi di utilizzo degli ultimi 50 anni e i vari approcci per trovare un partner con cui sviluppare un progetto di riqualificazione che tenesse conto della collocazione stategica e fisica di questo opera e della ricerca di un “dialogo” tra il quartiere, il vicino parco e la struttura stessa. Il gruppo Gefim – che ha acquistato già l’anno scorso l’immobile dal Demanio – ha trovato il colosso olandese Cório (specializzato nella grande distribuzione) ed ha firmato una intesa da 150 milioni di euro, per la conversione in centro commerciale.Palazzo-del-Lavoro-B

Sono seguiti anche dettagli sugli impatti, in termini di risorse energetiche, di soluzioni tecnologiche di primo piano e di una sicura certificazione ambientale secondo il protocollo BREAM, con benefici per il quartiere.

L’architetto Rolla già progettista del Juventus Stadium, ha proseguito la parte della presentazione soffermandosi sul valore del recupero, e sul fatto che il team di esperti messo in campo da Còrio risulta essere la migliore garanzia dell’eccellenza del progetto.

Diverso l’approccio dell’architetto IORI, che come docente di architettura tecnica, ha ricordato a tutti come l’opera di Nervi sia a livello mondiale ritenuta il capolavoro del secolo, visitato da esperti mondiali, durante i lavori di costruzione e considerato il simbolo del made in Italy, della rinascita dal dopoguerra e del Lavoro Italiano nel mondo, le 16 colonne più famose del mondo.

Alcuni riferimenti a due esempi di riutilizzo di strutture architettoniche degli anni 60, nella città di Roma, il Motovelodromo dell’EUR e lo stadio Flaminio, uno finito male ed il secondo per fortuna positivamente, hanno fatto capire quanto delicato sia il confine tra la parte commerciale delle trasformazioni urbane, e la conservazione delle strutture che hanno un enorme valore simbolico ed architettonico. L’accorato appello per la ricerca di una destinazione più consona di questo gioiello ha terminato l’intervento, che personalmente mi è parso molto convinciente.

Il dibattito che ne è seguito ha evidenziato la distanza delle posizioni. Da un lato i fautori del business, e dall’altra la ragionevolezza nel prestare attenzione ai beni lasciati in eredità a questa splendida città.blog1_53

Intanto oggi 6 Maggio, il Consiglio di Stato ha confermato la sentenza del Tar Piemonte che aveva accolto il ricorso presentato da 8 Gallery contro la nuova destinazione d’uso del Palazzo del Lavoro.

La prima sentenza è del 2012: secondo il Tar – tesi confermata dal Consiglio di Stato – il Comune ha commesso più di un errore di procedura. Innanzitutto ha sbagliato procedimento: anziché una variante Comunale, a Palazzo Civico si è scelta una variante parziale al piano regolatore, più rapida, con meno vincoli, ma non corretta. Inoltre il Comune aveva approvato la costruzione di un centro commerciale di 13 mila metri quadrati quando avrebbe potuto edificare uno non più grande di 6 mila metri quadrati.

In risposta il Comune si era opposto al Tar, ma ad oggi il Consiglio di Stato ha fermato definitivamente il progetto di trasformazione e rinascita.

Ed ora dopo questa sentenza, forse anche una seria riflessione sulla destinazione andrebbe fatta.

Quello che più preoccupa dopo questa brusca frenata, è il perdurare dell’abbandono della struttura. Le infiltrazioni di acqua dalla copertura che necessita di manutenzione, l’avanzare della ruggine sull’esterno, la decadenza dell’edificio, che potrebbe diventare irreversibile, con costi di recupero sempre più elevati.

Per questo la città deve assolutamente prendere una decisione, mettere in campo una soluzione, che risolva questa poco edificante esperienza.

Una sede di un Museo del Lavoro, del Made in Italy, delle eccellenze della nostra creatività Italiana e Torinese universalmente riconosciuta, forse avrebbe un grande impatto culturale e anche economico in termini di turismo, ma male che vada anche la solita galleria commerciale, che significa solamente “business”, di cui però la nostra città sinceramente non sente il bisogno.

Angelo Tacconi

loris@vicini.to.it

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 0.0/10 (0 votes cast)
VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 0 (from 0 votes)