C’è chi crede che tutto gli sia dovuto, ma non è dovuto niente a nessuno.

Le cose si conquistano con dolcezza ed umiltà.
(Madre Teresa di Calcutta)

Il quartiere Barriera di Milano e l’ex INCET ora

I quartieri di Barriera di Milano e Regio Parco – oggi all’interno della Circoscrizione 6 -, iniziano la propria storia a metà dell’Ottocento, quando la città decide di delimitare “con muro e altri provvedimenti” una vasta area del territorio comunale. Nel 1858, oltre 16 milioni di metri quadri di territorio sono circoscritti da una cinta continua  interrotta, in corrispondenza delle strade, da varchi, le cosiddette “barriere”. Una di queste, sulla Strada Reale d’Italia che conduce a Milano, è la Barriera di Milano.

Sul finire dell‘Ottocento, Torino conosce il primo sviluppo industriale: i terreni agricoli compresi tra il limite urbano e la cinta daziaria sono progressivamente edificati, gli immigrati dalle campagne vanno a stabilirsi nei borghi esterni alla cinta, non gravati dai dazi. Lavorano nelle grandi fabbriche: Ansaldo, San Giorgio, Fiat Grandi Motori, Officine Metallurgiche, Giardini, Poccardi, Incet…

A partire da questi anni, Regio Parco e Barriera di Milano accolgono le successive ondate migratorie e nel corso del loro sviluppo, mantengono un certo carattere di separatezza dei tessuti urbani. L’omogeneità sociale contribuisce a definire un’identità dei quartieri dal carattere fortemente operaio, che dà anche origine, a partire dagli anni ’70 del ‘900, a una radicata e tuttora esistente tradizione di associazionismo.

Dal punto di vista architettonico, Barriera di Milano e Regio Parco sono quartieri caratterizzati da un patrimonio edilizio molto fragile e da una morfologia urbana che possiede almeno tre principali dimensioni fisiche: un tessuto minuto e non particolarmente ricco ma caratterizzato da una forma specifica dello spazio urbano, frutto di un disegno che in questo caso non ricalca la più diffusa e tipica “ortogonalità torinese”; la presenza di vaste parcelle industriali, oggi dismesse, a racchiudere spazi inaccessibili; i grandi interventi di edilizia pubblica, costruiti tra gli anni ’20 e ’70 del Novecento, sono gli unici altri segni forti e leggibili sul territorio.

Come molte altre parti di città, i due quartieri stanno oggi vivendo con difficoltà la crisi del sistema industriale, la conseguente insicurezza nel mondo del lavoro e l’accoglienza di immigrati portatori di nuove culture.

Ed oggi? Oggi le storie sono tante: quotidiane da perte dei vecchi e nuovi residenti, progettuali con il Piano Urbarbarriera che cambierà il volto della zona nord di Torino.

Vi proponiamo due racconti per immagini.

Il primo e come si presenta ora l’ex fabbrica INCET, ricca di storia di cui abbiamo scritto in un altro alrticolo: Ora il Comune di Torino ha chiesto, con un formale bando che scade il 19 luglio prossimo, manifestazioni d’interesse per insediare attività legate alla “social innovation”

Il secondo sono interviste ad abitanti che raccontano come loro vedono “il loro quartiere”

 Video sullo stato dei lavori all’Ex INCET: 1000 mq per ospitare servizi per l’impresa giovane

Video :“Io sono di Barriera”

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