“Oramai siamo carne e telefonino: la memoria non è più nella testa, ma nello smartphone”.

(Vittorino Andreoli)

Incet: come cambierà l’ex area industriale

Da “Il Corriere di Barriera” n.12

Barriera di Milano avrà un nuovo, enorme, spazio, destinato alla collettività, dopo oltre quarant’anni dalla dismissione della fabbrica Incet che occupava l’isolato tra le vie Cigna, Cervino, Banfo e corso Vigevano. La Città di Torino sta lavorando per trasformare quel “vuoto” in un’opportunità altrettanto grande: consegnare a Barriera e ai suoi residenti il maggior polo di servizi del quartiere, aperto a tutti e ricco di iniziative. Il recupero dell’area è uno dei progetti più importanti del programma di Urban. Per l’ex-Incet accadrà qualcosa di simile a ciò che è avvenuto nel corso dell’esperienza di Urban a Mirafiori, con la trasformazione della Cascina Roccafranca da spazio abbandonato in cuore pulsante della zona, attrezzato e vivace. Da un punto di vista progettistico lavorare sulla trasformazione di quest’area ha significato e significa da un lato conservare e tutelare l’aspetto storico degli edifici preesistenti, come ad esempio i colori originali della struttura, dall’altro rendere il nuovo spazio fruibile e accogliente per gli abitanti e coloro che lo frequenteranno. «Riuscire in questo doppio intento – afferma Dario Sardi, dirigente del Servizio Edifici Municipali della Città di Torino – ha imposto al progetto un processo graduale, cominciato anni fa con le lunghe quanto dispendiose azioni di bonifica e di rimozione dei residui di lavorazioni, rinvenuti nei capannoni della vecchia fabbrica». Un’opera lunga e faticosa, suddivisa in tre parti: «Una prima – prosegue Sardi – dedicata alla bonifica dai residui bellici, una seconda ambientale e una terza destinata alla bonifica dall’amianto, presente in grandi quantità negli edifici industriali del Novecento». A complicare queste azioni si è aggiunta la mancanza di un archivio aziendale della vecchia fabbrica: «durante i lavori all’ex-Ceat – dice
Sardi – in via Leoncavallo, ad esempio, partivamo da una base molto più solida perché eravamo riusciti a raccogliere le carte originali che testimoniavano tutte le stratificazioni e cambiamenti industriali nel tempo. Qui c’era poco o nulla, quindi abbiamo dovuto proseguire passo per passo, scoprendo l’entità dei lavori da fare in corso d’opera». Viste le dimensioni dell’area e la complessità dei temi progettuali, i lavori di trasformazione e
riqualificazione sono stati suddivisi in due successivi lotti di intervento: cambierà l’intero isolato.

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