Se giudichi le persone, non hai il tempo di amarle.
(Madre Teresa di Calcutta)

Pensioni: la riforma della riforma

pensioniLa riforma Fornero sulle pensioni non si regge ancora con le sue gambe che si rende necessaria una rivisitazione: per dirla in modo eufemistico, perché in realtà si sta parlando di una modifica che butterà a mare gran parte dei provvedimenti. Eppure centrare l’obiettivo, in una situazione di emergenza come quella in cui ha operato il governo Monti, non era difficile: bastava trovare ispirazione nei sistemi pensionistici del resto d’Europa.

In Germania, Paese che ha dovuto rivedere il proprio sistema qualche anno fa, la pensione di vecchiaia ordinaria (Regelaltersrente) sarà portata gradualmente a 67 anni dal 2012 al 2019, a partire dai nati nel 1947. Per i nati dopo il 1963, l’età pensionabile ordinaria resterà fissata a 67 anni. Con 45 anni di contributi obbligatori potranno ancora andare in pensione a 65 anni senza subire una riduzione della pensione.

Tuttavia i lavoratori nati prima del 1° gennaio 1952, e a certe condizioni legate ai contributi o a situazioni di disoccupazione, possono chiedere una pensione di vecchiaia ridotta a 63 anni Come compensazione per la durata prolungata delle prestazioni previdenziali, la pensione viene ridotta dello 0,3% per ciascun mese di percepimento prima del raggiungimento dell’età pensionabile ordinaria.  Alcune deroghe sono ancora presenti per le donne nate prima del 1952.

E’ attendibile una riduzione dell’assegno pensionistico del 3,6% all’anno? In Germania è molto presente la previdenza integrativa, finanziata sia dai singoli che dalle Aziende. E’ possibile quindi che un lavoratore decida di ritirarsi o trovando un nuovo lavoro accessorio, o utilizzando la pensione integrativa per non ridurre in modo significativo il proprio tenore di vita.

Soluzioni analoghe sono state trovate anche in Inghilterra ed in Francia (qui con limiti di età più bassi).

La proposta del Governo sta andando in questa direzione: l’ introduzione di un criterio di flessibilità.

In particolare il PD propone di consentire ai lavoratori di decidere sul pensionamento tra i 62 e i 70 anni di età, a condizione che abbiano maturato un’anzianità contributiva di almeno 35 anni, attraverso un sistema di penalizzazioni e di incentivi. A seconda che l’età di pensionamento superi o sia al di sotto dei 66 anni scattano riduzioni o maggiorazioni. Ad esempio è previsto un taglio dell’8% se si va in pensione a 62 anni, ed una rivalutazione dell’8% per chi va in pensione a 70 anni, con un criterio di gradualità intermedia.

Inoltre per i lavoratori e le lavoratrici con 41 anni di contributi, è prevista la possibilità di andare in pensione a prescindere dall’anzianità anagrafica. Soluzione che soddisfa il requisito principale per la sostenibilità del sistema: allinearsi con l’aspettativa di vita.

Un argomento così delicato meriterebbe una discussione “partecipata”. Ci ripromettiamo, se di interesse dei lettori, di seguire gli sviluppi anche con il contributo di esperti di previdenza.

Gianpaolo Nardi

gianpaolon@vicini.to.it

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