“A volte si ha così tanta paura di morire, che ci si dimentica di vivere.”

(OMAR SY – Samuel, nel film “Famiglia all’improvviso – Istruzioni non incluse”)

EMERGENZA al LINGOTTO

profughi-occupazione-torinoL’area del MOI , ex Mercati generali, ora ex Villaggio Olimpico di Via Giordano Bruno, eredità ingombrante delle Olimpiadi di Torino 2006, è ormai una cartolina sbiadita di quello che ha ospitato atleti prestigiosi da tutto il mondo, dando lustro ad un quartiere prevalentemente operaio, vestito a nuovo per il grande evento.

Attualmente le palazzine sono occupate da vari soggetti, tra cui il Coni, l’Arpa, il nuovo Ostello della Gioventù. Altre invece sono state poste in vendita attraverso l’operatore Pirelli Re Franchising ed altre ancora sono oggetto di edilizia residenziale pubblica e gestite da A.T.C.

Nella primavera di quest’anno, centinaia di migranti rimasti senza tetto e speranza dopo l’emergenza Africa, hanno occupato, ormai dal mese di aprile, tre palazzine dell’ex MOI, sollevando un problema non solo relativo alla città di Torino, ma a livello nazionale. Abbandonato il loro Paese di origine sono stati nuovamente abbandonati dalle istituzioni italiane. Ad oggi si valuta che al Villaggio siano rifugiate circa 400 persone, di cui moltissimi bambini.

Le Comunità parrocchiali della zona in questo particolare momento si ritrovano ad essere uno dei pochi punti di riferimento del territorio a cui essi ricorrono per ogni genere di necessità.

I media nazionali fanno riferimento sempre a Lampedusa, primo lembo di terra italiana con cui i migranti hanno contatto e con le strutture governative organizzate che ivi risiedono, e che riescono a fare dell’accoglienza e della solidarietà umana il loro credo.

Ma purtroppo in questa nostra Italia i problemi vengono successivamente ribaltati sul territorio dove i migranti si spostano, e che diventa prima linea con le esigenze di queste persone.

L’emergenza umanitaria, a suo tempo definita, per essere tale avrebbe dovuto garantire ai rifugiati l’integrazione, la dignità ed i diritti umani ai rifugiati, degni di un paese civile ed accogliente quale dovremmo essere nel rispetto della nostra Costituzione. Ma tutto ciò non è avvenuto, anzi si è creata una condizione sub umana che può solo degenerare in problemi di ordine pubblico e sicurezza sanitaria.

Come affrontare dunque con le poche risorse materiali che le Parrocchie hanno a disposizione, questa nuova grande emergenza che colpisce tutto il quartiere Lingotto?

Sicuramente in prima battuta le comunità di credenti, presenti sul territorio, si sono attivate fornendo generi di prima necessità quali: pacchi viveri, vestiario prodotti per l’infanzia e l’igiene personale e quant’altro distribuito dal Banco Alimentare e Sanitario e offerto dalla generosità di tante persone sensibili al richiamo della carità ma, il problema complesso e problematico dovrebbe essere preso in carico dalle istituzioni, in grado di creare soluzioni di vivibilità accettabili a cui affiancare l’operato del volontariato.

Da questi fratelli in difficoltà ci giunge un chiaro e pressante invito alla solidarietà ed alla condivisione, nella certezza che il “poco di tutti” non può essere la risposta risolutiva ai grandi problemi di queste popolazioni, ma può essere un seme di speranza che coltivato nel giardino del cuore può portare grandi frutti.

Angelo Tacconi

loris@vicini.to.it

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