I libri sono risorse di grano da ammassare per l’inverno dello spirito (Marguerite Yourcenar)

OMICIDIO SOTTO CASA

santa ritaaccoltellamento-coltelloQualche giorno fa in Piazza S. Rita fa abbiamo assistito agli ultimi istanti di un omicidio.

Da lontano si percepiva un capannello di persone davanti al girarrosto, forse, abbiamo immaginato, clienti in attesa degli ultimi polli al prezzo di 20 anni fa, come da iniziativa pubblicitaria.

Invece il gruppo nascondeva un uomo a terra, bianco in volto, senza segni di vita. Una donna, evidentemente competente in merito, cercava di praticargli il massaggio cardiaco. Uno degli astanti ha tentato anche la respirazione artificiale.

La vittima emetteva un rantolo, ma non proveniva dalla bocca ma dal torace. Una donna gridava, battendo i pugni sul vetro di un portoncino “l’hai ammazzato” ed un signore anziano “ sei morto vieni giù, sei morto”

All’arrivo dell’ambulanza, sopraggiunta dopo un certo tempo, forse troppo tempo, dopo essersi districata a fatica tra le auto in sosta dovunque, il personale medico prendeva il posto dei primi soccorritori; ma anche il medico non riusciva a capire di che si trattasse.

Solo dopo, quando l’uomo ormai senza vita veniva caricato sull’ambulanza, sotto il giubbotto si intravvedeva una macchia di sangue sul fianco.

La cronaca cittadina ha riferito i motivi della lite; accuse di furtarelli, screzi, un ragazzino coinvolto a complicare il desiderio di rivalsa.

Ma quanto fa riflettere è la sproporzione tra le motivazioni e le conseguenze, tra lo scopo immediato ed il danno irreversibile.

Quella di Piazza S. Rita è forse l’estremo di una forma di delinquenza che non ci è mai appartenuta. Ladri e delinquenti ce ne sono sempre stati.

Ma i ragionamenti del tipo: “forse il panettiere romeno non è neppure un delinquente” sono nelle nostre teste.  Oppure ” forse la vittima era forse uno stinco di santo

Non è questione di etnie e neppure di sapere chi si merita cosa…

Assistiamo a una manifestazione di una cultura per cui è diventato plausibile reagire ad un’offesa con una coltellata o con un colpo di rivoltella.

Scatenare faide che finiscono per coinvolgere estranei ignari. O anche solo asportare i cavi degli impianti elettrici ricavando poche decine di euro e provocando danni di decine di migliaia.

Sarà il caso di pensarci e cercare di capire e cercare delle soluzioni sociali ed educative?

Oppure dobbiamo assuefarci all’idea che i nostri nipoti dovranno girare con il giubbotto anti proiettile?

GianpaoloNardi

gianpaolon@vicini.to.it

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