“Oramai siamo carne e telefonino: la memoria non è più nella testa, ma nello smartphone”.

(Vittorino Andreoli)

DIGNITA’! – Incontro con Paolo Giordano e Medici Senza Frontiere per “LeggerMente” 2013/2014.

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Le Biblioteche Civiche Torinesi, Cascina Roccafranca, Circoscrizione 2 e la Libreria Gulliver propongono anche quest’anno il progetto “LeggerMente”, finalizzato alla formazione di gruppi di lettura sul territorio della città. La rassegna proseguirà con vari appuntamenti fino alla primavera 2014. Dopo tre anni di intensa attività, sono già numerosi i gruppi che vi partecipano, incontrando singoli autori e confrontandosi sulle loro opere.

Mercoledì 27 novembre ha avuto luogo l’evento che ha segnato l’apertura della rassegna: un incontro fuori dagli schemi, quello con lo scrittore Paolo Giordano, in quanto accompagnato da rappresentanti della Organizzazione medico – umanitaria Medici Senza Frontiere.

Giordano collabora con loro dal 2008, anno in cui fece un viaggio testimonianza nella Repubblica Democratica del Congo, confluito, con altri racconti di altrettanti scrittori, nel volume “Mondi al limite”. Nel 2011 ha invece partecipato al progetto internazionale che ha condotto alla stesura del libro “Dignità”, in occasione del 40° anno di vita di MSF.

A Giordano e ad altri otto scrittori di fama internazionale, MSF ha chiesto di visitare alcuni luoghi in cui l’organizzazione opera, e di raccontarli, in modo da offrire agli occhi del mondo una rappresentazione non di parte di quelle realtà. Ne è nato un libro che parla di emergenze umanitarie spesso dimenticate o inaccessibili, come ricorda Federica Giannotti, psicologa, operatrice MSF da due anni. L’attenzione alla salute mentale è oggi presente in tutte le missioni di Medici; lo psicologo fa formazione per garantire anche un intervento psicosociale nella quotidianità delle persone. Quello dell’operatore umanitario è un mestiere, tiene a ripetere la psicologa, egli affronta una vita molto dura, anche affascinante, con esperienze umanamente difficili, ed ogni Paese comporta realtà diverse e individuali, alle quali non è facile prepararsi. Ed il rischio sempre presente è che il sistema creato non sempre vada a buon fine.

Paolo Giordano racconta il suo primo viaggio in Congo. Perché fu inviato proprio lui? Chi ascolta si aspetterebbe un elenco di credenziali incontrovertibili: no, è che non ci voleva andare nessuno, dice lo scrittore.

Il sorriso si spegne subito: il candidato scelto aveva rinunciato: per repulsione, timore per il disagio, paura delle malattie e della violenza. Quella delle missioni di MSF è una realtà talmente traumatica per noi europei, riflette Giordano, talmente “carica di male” che intimorisce lo scrittore nello scriverne, temendo quasi di causare al lettore un rifiuto alla lettura.

E perché la scelta del Bangladesh per la seconda missione? Il Bangladesh – dice Giordano – era stato nei decenni passati una specie di simbolo del terzo mondo, la vittima per eccellenza dell’Occidente sviluppato. Vittima della compassione indirizzata, del marketing della povertà e della sofferenza. Ora più nessuno ne parla.

I racconti di “Dignita!” hanno per protagonisti gli operatori. E’ il materiale umano che interessa lo scrittore, consapevole che il rischio di chi racconta è di diventare propagandistico. Invece è forte l’invito a liberarsi dall’idea che essi siano lì per una sorta di idealismo tardo adolescenziale. Gli obiettivi sono minimi, se idealismo c’è è concreto, “qui ed ora”, non ci si può far coinvolgere, testimonia Giordano, pena il rischio di trovarsi di fronte a situazioni talmente enormi, rispetto alla nostra percezione della sofferenza, da uscirne devastati.

Obiettivi minimi, ma non a casaccio: si è lì con un compito preciso, senza i sensi di colpa tipici dell’uomo occidentale. Non si fa elemosina, neppure con i soldi veri, e non è un paradosso.

Il materiale emotivo è fornito dalle vite di questi protagonisti, al contrario di quanto avviene nelle esibizioni di sofferenza ostentata e di certa pubblicità, come in una gara di patimenti. Non si cade in una sorta di gerarchia della solidarietà: ognuno si presta in ragione delle proprie inclinazioni ed educazione, non c’è una “via giusta”. Una scelta di sacrificio, una lotta in un luogo che spaventa, che ti sfinisce, ti consuma con i malanni. Ci si spoglia inevitabilmente dell’individualità a favore del ruolo.

Allontaniamoci dall’immaginario televisivo dei bambini che tendono la mano. Deve essere sempre preservata la dignità delle popolazioni beneficiarie, anche se vivono nei Paesi più sfortunati del mondo. Nessuno deve sentirsi l’ultimo, come chi riceve la manna dal cielo perché qualcuno molto buono si compiace di fare beneficienza, come sottolinea in chiusura Claudio Bertoldo, volontario della delegazione MSF di Torino.

Niente elemosina.

Forse è tutto questo il vero concetto di dignità.

Rossella Lajololeggermente_giordano

Gianpaolo Nardi

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