C’è chi crede che tutto gli sia dovuto, ma non è dovuto niente a nessuno.

Le cose si conquistano con dolcezza ed umiltà.
(Madre Teresa di Calcutta)

Da Mauthausen a Gusen. Mostra fotografica in Cascina Roccafranca

Nell’ambito del ricco programma di eventi organizzati quest’anno a ricordo della Shoah,

Cascina Roccafranca ospita fino al 1 febbraio la mostra fotografica di Renzo CarboniDA  MAUTHAUSEN A GUSEN. CAMPI DEL NON RITORNO”, con il commento critico di Davide Manzati.

Dal 2008 Carboni, fotografo autodidatta, espone le sue opere negli spazi di Cascina Roccafranca, in occasione del Giorno della Memoria, e offre al pubblico testimonianze ed emozioni.

giornatamemoria

Quest’anno, sono 24 gli scatti in bianco e nero che evocano la tragedia dei campi di sterminio nazisti in Austria. Il reportage di Renzo ci accompagna in un percorso simbolico costituito da oggetti ed elementi di cui non esiste più tangibile traccia, un mondo di sofferenza e morte che oggi è ormai totalmente affidato ai ricordi e alle parole dei pochi sopravvissuti. E’ la memoria storica, lasciata in eredità alle nuove generazioni: “Essa ci definisce come persone e ci ricorda che possediamo un’identità davanti alla quale non dobbiamo abdicare” sintetizza il fotografo.

Alla serata inaugurale dello scorso giovedì 16 gennaio, presentata dallo stesso Renzo e da Marisa Quirico, le immagini si sono intrecciate con le testimonianze, lo spettacolo teatrale con la lettura. Erano presenti  Ferruccio Maruffi  e Marcello Martini, la cui vicenda di vita e storia è stata tracciata dal professor Lucio Monaco. Ex deportati a Mauthausen in qualità di prigionieri politici, in quanto militanti nella Resistenza come partigiani, furono arrestati nel 1944, Martini aveva solo 14 anni. Entrambi sono appartenenti a famiglie antifasciste, simboli quindi del coinvolgimento di interi nuclei famigliari nella lotta per la libertà. Al padre di Maruffi, ucciso dai nazifascisti e medaglia d’argento al valor militare, fu intitolata una brigata della divisione Garibaldi. Per una fortunata combinazione, della famiglia di Marcello Martini solo lui venne arrestato.

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I due ragazzi furono spediti a Mauthausen, campo di non ritorno di terza categoria, cioè campo di sterminio degli avversari politici attraverso il lavoro. Lì, infatti, c’erano cave di granito in cui i prigionieri lavoravano come schiavi, sottoposti a condizioni di detenzione inumane. La liberazione di Mauthausen avvenne il 5 maggio del 1945.

Da diversi anni questi due uomini sono instancabili testimoni di cosa fosse la deportazione in tutti i suoi aspetti, parlano a studenti e insegnanti, e accompagnano adulti e giovani nei viaggi del Treno della Memoria. “Noi raccontiamo le nostre avventure ai giovani, sottolineando la strana fusione di uomini di tutte le età, razze, lingue e religioni diverse” racconta Ferruccio Maruffi.  Tra quegli uomini si crea amicizia e solidarietà (a Mauthausen erano rappresentate 24 nazioni), imparano a capirsi e a stare insieme, senza piangere per non dare soddisfazione ai carcerieri, con grande rispetto per la morte dei compagni: “abbiamo imparato a vivere”. E’ stato difficile testimoniare al rientro, sentendosi privilegiati per aver avuto la fortuna di tornare a casa. Dice Ferruccio che i ragazzi restano sbalorditi quando essi raccontano che la vera vittoria è stata riuscire a non odiare i persecutori, acquistando energia interiore che rafforza, mentre l’odio indebolisce gli animi e il corpo. Una grande e difficile lezione di vita anche oggi, in cui inevitabilmente ci si allontana dalla salvaguardia della memoria delle deportazioni.

Osserva Marcello Martini che la tutela della Memoria è oggi maggiormente garantita all’estero. Gli studenti italiani si rendono poco conto di quella che è stata la storia del nostro Paese e solitamente rimangono increduli e distanti di fronte a racconti e immagini che sono loro proposte. Riflettiamo, dunque, sulla responsabilità che noi adulti abbiamo verso i giovani. Spetta a noi far capire alle nuove generazioni che il mondo in cui vivono è stato costruito con tanto sacrificio da chi le ha precedute.

maruffi martini 001A seguito della serata, la Compagnia teatrale L’Officina di Efesto, costituita da attori non professionisti, ha magistralmente interpretato il commovente spettacolo “RICORDI”, lettura scenica in atto unico di Luciana Bocchio. Lo spettatore incontra la sofferenza patita da tante vittime innocenti deportate nei campi di sterminio, e ricordare tali nefandezze – sottolinea la regista – deve aiutarci a non ricadere nell’ errore  e ad essere più responsabili nelle nostre azioni di fronte agli altri.

Voglio terminare con uno stralcio dall’Appello noto come “Giuramento di Mauthausen”, letto per intero da Marisa ad inizio serata: “…Dobbiamo considerare la libertà conseguita con la lotta come un bene comune di tutti i popoli, la pace e la libertà sono garanti della felicità dei popoli e la ricostruzione del mondo su nuove basi di giustizia sociale e nazionale è la sola via per la collaborazione pacifica fra stati e popoli…”. Approvato il 16 maggio 1945, sul piazzale dell’Appello del campo di Mauthausen, in occasione del rimpatrio del primo contingente di deportati.

  • La mostra è visitabile  dal lunedì al venerdì 9.00/23.00      il sabato 9,00/18,00
  • ingresso  libero
  • l’autore è a disposizione per visite guidate, su appuntamento, anche per le scuole per tutti gli eventi in Cascina Roccafranca sulla Giornata della Memoria.

www.cascinaroccafranca.it

 

Rossella Lajolo

rossellal@vicini.to.it

 

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