“A volte si ha così tanta paura di morire, che ci si dimentica di vivere.”

(OMAR SY – Samuel, nel film “Famiglia all’improvviso – Istruzioni non incluse”)

Festa dei Popoli. Riflessioni sul tema migranti con Sergio Durando

festapopoliSono 150.000 i migranti presenti a Torino,  una grande ricchezza ma anche una grande responsabilità per la comunità civile e cristiana: a questo e ad altri temi saranno dedicate le riflessioni del Direttore dell’Ufficio Pastorale dei Migranti Sergio Durando il 6 gennaio durante la  giornata dedicata alla Festa dei Popoli che inizierà in Duomo con una celebrazione dell’ Arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia.

Riflessioni che sono state condivise con le comunità migranti, all’interno dell’Osservatorio dell’UPM (Ufficio per la Pastorale Sociale dei Migranti) ma anche in tanti incontri in cui sono state ascoltate e accolte le inquietudini e le speranze di tutti coloro che si trovano oggi nel vortice delle migrazioni.

Chiediamo a Sergio Durando di raccontarci chi sono i migranti.

Quando parliamo di migrazione esiste una situazione molto variegata e in via di cambiamento, molto più veloce rispetto anche alla nostra percezione. Sono migranti  sia gli immigrati che arrivano da altri Paesi e sia coloro che si spostano all’interno del nostro Paese, ad esempio i giovani che per proseguire la formazione universitaria o per cercare  lavoro si spostano dal sud Italia verso le regioni settentrionali, in una migrazione interna. Ma i migranti sono anche coloro che vivono nelle periferie della città, le popolazioni Rom e Sinti o coloro che lavorano nei circhi e si spostano sul territorio e anche chi va via dall’Italia per cercare lavoro. Ricordiamo che Torino nel 2012 e’ stata la quarta provincia a livello nazionale, dopo Roma Milano Cosenza,  per emigrazione all’estero. Normalmente l’opinione pubblica associa i migranti solo agli “stranieri”, ma e’ un mondo ben più complesso: tra gli stessi immigrati oggi assistiamo a nuovi spostamenti, sono numerosi ad esempio Marocchini che lasciano l’Italia per altri Paesi europei, dopo aver perso il lavoro e prima di abbandonare definitivamente il proprio progetto migratorio. Il tema delle migrazioni e’ dunque un tema che riguarda noi tutti, non solo chi si sposta ma le nostre comunità e non solo gli altri, i diversi da noi. Parlare di migrazioni vuol dire leggere i cambiamenti”

Come vive Torino il rapporto e la relazione con i migranti?

La nostra città e’ crocevia di spostamenti, nel 1972 era la terza città per popolazione meridionale dopo Napoli e Palermo, dunque una città che ha già’ sperimentato e vissuto il tema dell’immigrazione e dell’accoglienza. Oggi assistiamo all’immigrazione  dall’Unione Europea e in particolare dalla Romania, con 55.000 rumeni che vivono a Torino, mentre i marocchini sono la seconda comunità straniera, tanto da ispirare un libro Torino e’ Casablanca di Emanuele Naspoli, un nostro concittadino residente a Porta Palazzo. Con 190 nazionalità presenti sono molteplici le espressioni sociali, culturali e religiose che apportano una grande ricchezza alla nostra città’. E’ chiaro che vi sono situazioni di apertura e di chiusura nei confronti degli stranieri, forse in parte ciò è dovuto al fatto che da molti anni nei dibattiti il fenomeno dell’immigrazione viene sempre collegato alle politiche sulla sicurezza. Ma le politiche sulla sicurezza devono essere una risposta alle esigenze di tutti, anche con una nuova legge sull’immigrazione che sia una risposta efficace per l’intero paese. Ad ogni modo Torino sa essere città multietnica e interculturale con tante occasioni di incontro, grazie al lavoro costante del Comune, della Provincia, del terzo settore, del privato sociale, del mondo cattolico e delle tantissime realtà che in questi anni si sono rimboccate le maniche“.

Alla fine del 2013 con una Delibera il Consiglio Comunale di Torino ha attribuito una residenza legale (in via della Casa comunale 3) ai 1.500 rifugiati presenti in città, un passo importante verso il riconoscimento dei diritti civili e sociali di queste persone, quali altri passi sarebbero necessari per una maggiore integrazione?

E’ stato un passo interessante, accolto con molta soddisfazione che ha dato risposta ad un problema reale, per chi è fuori dai programmi di accoglienza poiché i posti di accoglienza in città per rifugiati che sono oltre 500 non sufficienti per tutti. Vi sono infatti 7 case occupate con 600 persone che vivono dentro e che non potendo avere una residenza di fatto vivono i questa città ma è come se non ci fossero, Ma il grande problema pur dopo il riconoscimento della residenza e’ e resta per tutti il lavoro. E’ chiaro che se non c’è lavoro parlare di integrazione diventa difficile, mancano le risorse e le condizioni necessarie per iniziare e portare avanti il proprio progetto di vita per costruire percorsi stabili. La mancanza di lavoro alimenta battaglie tra i poveri rispetto a quelle poche risorse o sostegni disponibili, e rischia di identificare lo straniero come il concorrente. A livello generale la crisi economica genera una cultura di “condizionabilita’” dei diritti degli stranieri, anche se sempre di più in futuro avremo cittadini italiani con origini altre, per cui il livello di guardia sulla percezione rispetto all’immigrazione non si deve abbassare. E’ urgente una riforma del diritto di cittadinanza, con il riconoscimento dello ius soli, che comporterebbe che dei 5 milioni di stranieri presenti in Italia ne avremo solo più 4 milioni, poiché un milione di persone avrebbe riconosciuta la cittadinanza italiana.

Il programma dettagliato delle iniziative in Borgo Dora per la Festa dei Popoli il 6 gennaio si trova su www.migrantitorino.it

Mascia Manzon

masciam@vicini.to.it

 

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