Se giudichi le persone, non hai il tempo di amarle.
(Madre Teresa di Calcutta)

Scene in Parlamento: l’opinione di una cittadina

caosNevica. Cena presto e relax davanti alla tv dopo una giornata di lavoro, guardo i principali Tg serali e sono esterrefatta: all’annuncio della Presidente della Camera di uso di una procedura prevista dal regolamento parlamentare (il segnale) scatta l’azione  – che non saprei davvero come definire se non prova di pseudo guerriglia in questo caso non urbana ma parlamentare  – da parte di deputate e deputati di un preciso  movimento politico (che ricordo sono li’ pagati da noi!!!) che corrono verso gli scranni del governo per assaltarli e occuparli (loro lo chiamano ostruzionismo). Un’azione pianificata nei tempi (al segnale in una manciata di secondi tutti iniziano a correre, alcuni coprendosi il viso, dirigendosi da più parti verso il governo), secondo uno schema preciso (che ha previsto l’occupazione delle aule delle commissioni parlamentari già dalla mattina), a cui in serata segue il plauso del capo con annuncio della discesa domani nella capitale “per abbracciare i guerrieri”.

E poi la comunicazione. Ci fate caso che le parole usate nelle interviste, nei comunicati, nei blog, negli interventi in aula richiamano allo scontro, alla guerra, sostantivi con accezione negativa che si ripetono per tenere sempre alta la soglia adrenalinica dell’azione?

Mancano invece sostantivi positivi che richiamano la ricerca della felicità, il sostegno, l’aiuto a chi soffre e a chi cerca rifugio, la solidarietà, la comprensione e l’ascolto delle esigenze di tutti, la costruzione di regole sociali migliori, la speranza e il futuro.

Allora mi chiedo ma qual è l’obiettivo di questo movimento? A questo punto non mi pare quello di partecipare secondo regole di rappresentanza democratica all’attività legislativa del Paese, mentre eraproprio questo il salto di qualità che chi lo ha votato forse si aspettava: traghettare il movimento dai vaffa day all’attività parlamentare per creare nuove leggi più giuste e rispondenti ai bisogni dei cittadini. Perché piaccia o non piaccia le leggi oggi secondo la Costituzione si fanno in parlamento e non nelle piazze fisiche o virtuali.

E infine mi domando, sempre come cittadina: ma queste deputate e deputati che fino all’anno scorso studiavano o lavoravano o cercavano lavoro,  quando nella loro vita di ogni giorno dissentivano con i colleghi, il capo ufficio, il professore, avevano già l’abitudine di saltare sulle cattedre e di occupare le scrivanie?  O forse  é solo il branco che da la forza oltre all’aspettativa quotidiana di conquistare spazi mediatici nei TG della sera?
Se questa fosse la risposta sarebbe davvero poca cosa.
masciam@vicini.to.it
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