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PROROGATA FINO AL 18 APRILE 2014 LA MOSTRA ‘ESPLORANDO TRA LE CARTE’ I 150 ANNI DELLA MOLE

ARCHIVIO STORICO DELLA CITTÀ

via Barbaroux, 32 – Torino

orario: lunedì-venerdì 8.30–18.30  domenica 10.30–18.30, sabato chiuso

ingresso libero

UN NUMERO MONOGRAFICO DELLA RIVISTA “MUSEO TORINO” È  DEDICATO ALLA MOSTRA

È prorogata fino al 18 aprile 2014 – nella spazio espositivo comunale di via Barbaroux 32 – la mostra ‘Esplorando tra le carte’, un itinerario realizzato da carte, fotografie, guide e giornali appartenenti al patrimonio dell’Archivio Storico della Città per rendere omaggio alla Mole Antonelliana, edificio simbolo della città di Torino e ripercorrerne le tappe dei 150 anni. La prima pietra della Mole Antonelliana veniva posta alla fine del 1863.NAF 01_024

“L’edificio era destinato in origine a essere un tempio israelitico, ma l’ingegno di Alessandro Antonelli era andato ben al di là delle aspettative del committente: l’altezza totale della costruzione era lievitata dai 47 metri dell’ipotesi iniziale a più di 100 metri, nell’arco di quattro anni, con conseguente aumento della spesa, e ancora non era finita – spiega la curatrice Luciana Manzo -. Nel 1869 l’impresa era ormai diventata insostenibile per la comunità israelitica subalpina e fu così che, dopo anni di dibattiti, controversie e pareri tecnici sulla sua stabilità, nel 1877 l’edificio fu acquistato dal Comune che negli anni successivi lo portò a termine, stabilendo in via Montebello la sede del Museo del Risorgimento Italiano.

Inaugurato nel 1908, il Museo rimase alla Mole fino al 1929, per essere successivamente trasferito a Palazzo Carignano. Da allora, per un lunghissimo lasso di tempo la Mole Antonelliana fu un contenitore vuoto, senza altra destinazione d’uso che quella di punto di vista panoramico artificiale”.

Nel 1980 fu recuperata all’uso pubblico diventando lo spazio espositivo della Città. Infine dal 2000 è sede del Museo Nazionale del Cinema.

NAF 12_031 Un numero monografico della Rivista MuseoTorino/6 (in vendita a 5 euro) è dedicato all’iniziativa.

Conosciamo e amiamo la Mole Antonelliana per la vertigine che ci regala ogni volta che, passandole accanto, ne sentiamo il respiro del tempo, per il riferimento che ci offre da qualsiasi punto di vista della città, genius loci familiare e un po’ austero. L’amiamo per la sorpresa che rivela agli occhi in quelle «giornate di vento, a primavera, in cui Torino pare di vetro», per dirla con Marco Revelli. L’amiamo come fosse sempre stata lì, un guardiano silenzioso e augurante sulle vite di una città che scorre. E conosciamo la sua storia, recente – di progetto di tempio israelitico mai realizzato e ceduto al Comune di Torino ancora in fase di costruzione – e quella contemporanea – scrigno della storia del cinema e delle sue fascinazioni.

La mostra che la Città dedica ai 150 anni dall’inizio della sua costruzione – e che il catalogo, numero speciale di MuseoTorino, illustra – tuttavia ce ne rivela l’anima e lo scheletro, ce ne racconta la genesi costruttiva e la storia che portò al suo innalzamento. Attraverso disegni, lettere, schizzi, fotografie e progetti d’epoca che rivelano quanto la scelta di erigerla fosse stata importante per la comunità, e quanto intorno ad essa si fosse dibattuto. Corsi e ricorsi della storia, in un certo senso.

Il dibattito di una città intorno ad una scelta urbanistica importante. Sorprendente tuttavia ritrovarne le tracce nei documenti che l’Archivio Storico della Città custodisce e che, scabri e tecnici, ne raccontano l’evoluzione e lo sviluppo. E mirabile la perizia di chi, creandone catalogo e mostra, ha saputo ricostruire la cronologia di quella storia torinese e tratteggiarne l’emotività. Un lavoro documentale minuzioso e ricco, una fotografia della nostra storia comune recente che il catalogo racchiude e illustra. Una mostra godibile costruita coi tanti tasselli della vita quotidiana. Un scrigno aperto fra i tanti che l’Archivio Storico di Torino possiede e di cui la Città è orgogliosa custode.”

Piero Fassino, sindaco di Torino e Maurizio Braccialarghe, assessore alla Cultura, Turismo e Promozione della Città

BIOGRAFIA ANTONELLI

Novara_casa_Bossi_Antonelli_005Alessandro Antonelli è nato a Ghemme (Novara), il 14 luglio 1798.

Dal 1812 al 1815 ha frequentato il seminario di San Giulio d’Orta; si è trasferito a Milano dove ha studiato lettere e disegno e, nel 1819, si iscrisse a Torino alla scuola di architettura civile. Allievo di Ferdinando Bonsignore e di Giuseppe Maria Talucchi, ha ottenuto il diploma nel 1824. Nello stesso anno ha iniziato a lavorare come disegnatore per l’ingegnere delle Regie Finanze Ignazio Michela agli studi preliminari per la Curia Maxima e, nel 1825, quando i lavori per l’edificazione della costruzione presero avvio, fu assunto dalle Regie Finanze come «architetto aiutante» nella direzione del cantiere.

Nel 1826 è stato ammesso alla scuola di Ingegneria e Architettura a Roma dove la sua formazione si completa, sotto la guida degli ingegneri pontifici Carlo Sereni e Nicola Cavalieri San-Bertolo, di un ricco bagaglio di conoscenze teoriche e pratiche sull’arte del fabbricare. Ha concluso il corso di studi con un progetto di decorazione della piazza Castello di Torino che gli valse prestigiosi riconoscimenti: il lavoro prevedeva la demolizione di Palazzo Madama – di cui Antonelli salvava soltanto la facciata juvarriana ricollocandola nel complesso di Palazzo Reale – e l’elevazione, al suo posto, della nuova cattedrale. Nel 1832 ha intrapreso la libera professione che lo vede impegnato per tutta la vita tra il novarese e Torino nella realizzazione di edifici religiosi (l’altar maggiore della cattedrale di Novara, la chiesa parrocchiale di Castellamonte mai conclusa-, la cupola di San Gaudenzio), civili abitazione (casa Ponzio Vaglia, nell’isolato compreso tra le via della Rocca, Giolitti e Plana, casa Antonelli, in via Vanchiglia 9, casa Callori in via dei Mille 16, la «casa delle Colonne» in corso Matteotti 13 e 15, la sopraelevazione di casa Scaccabarozzi, nota come «fetta di polenta» per la sua forma a triangolo rettangolo con il cateto su corso San Maurizio lungo 4,20 metri e l’ipotenusa su via Giulia di Barolo di 16,60 metri) e di progetti urbanistici come il piano per l’ampliamento per il borgo Vanchiglia. Il più noto tra i suoi lavori, sintesi del suo genio visionario è la Mole. Iniziata nel 1863, non poté vederne il completamento. Morì infatti a Torino l’11 ottobre 1888.

Fino al 18 aprile orario: lunedì-venerdì 8.30–18.30  domenica 10.30–18.30, sabato chiuso

Ingresso libero www.comune.torino.it/archiviostorico

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1 Commento su PROROGATA FINO AL 18 APRILE 2014 LA MOSTRA ‘ESPLORANDO TRA LE CARTE’ I 150 ANNI DELLA MOLE

  1. Gradirei sapere se possibile, durante la costruzione della Mole man mano che si raggiungeva la vetta le date delle varie altezze che si raggiungevano

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