“Oramai siamo carne e telefonino: la memoria non è più nella testa, ma nello smartphone”.

(Vittorino Andreoli)

Superbowl, mondo iperbolico. Ma dentro c’è un po’ di Italia

USP NFL: SUPER BOWL XLVIII-DENVER BRONCOS VS SEATT S FBN USA NJIl 48° Superbowl-XLVIII per gli USA, disputato il 2 febbraio nel New Jersey, conferma la tradizione di evento fantastico, globale, iperbolico.

Come sempre, sono i numeri a qualificare, oltre che quantificare, il fenomeno che è sportivo e sociale. Ed economico.

Oltre 80.000 spettatori, prezzo medio dei biglietti 3000 $, 10 milioni in scommesse, 113 milioni di spettatori. C’è la possibilità di assistere allo spettacolo dal parcheggio dello stadio, con soli 150 $. A che pro? Per rimanere immersi nel boato più grande del mondo: Seattle è la tifoseria più rumorosa della Nfl (la misurazione scientifica segna oltre 130 decibel nelle partite casalinghe).

Il gioco è molto semplice: una squadra gioca in difesa, l’altra attacca ( e in questo è diverso dalla maggioranza degli sport). Chi attacca deve conquistare 10 yard di terreno in 4 tentativi: se ha successo, continua, altrimenti la palla passa all’avversario. Elementare no? Solo che in difesa ci sono dei bisonti da 140 chili e possono fermarti con tutta la loro massa. Sempre però all’interno di regole precise. Il difensore può atterrare l’avversario solo quando questi è in possesso della palla. Niente sgambetti, vietato afferrare dal casco. Guerra totale, in cui gli istinti belluini si stemperano alla fine della gara.

E, non so se è poco, gli arbitri sono rispettati: sono dei professionisti, sarebbe come litigare con il commercialista perché devi pagare le tasse. Un esempio per quando si parla di regole del gioco.

In questa congerie di numeri c’è qualcosa che ci riguarda: la FCA, abituiamoci a chiamarla così, ha inserito due spot pubblicitari (costo medio degli spot: 4 milioni di $ per 30 secondi, tanto per restare ai numeri): uno per la Nuova Crysler 200 e una per la Maserati.

Suggestivo, quello della Maserati: una bimba, protagonista 5 anni fa del film “Terra selvaggia”, tra immagini di oceani in burrasca, uragani spettacolari, montagne, grattacieli, possenti forze occulte, conclude con «Sapevamo che essere capaci era più importante che essere i più forti».

E dal buio compare la Maserati Ghibli preceduta ed accompagnata dal rombo del suo motore 3 litri 6 cilindri turbo.

Ecco come la racconta uno di qua su La Stampa di oggi: Gramellini non si può parafrasare, né sintetizzare

Per qualcuno questo Buongiorno suonerà aziendalista, nazionalista e addirittura campanilista. Ma che la notte scorsa centotredici milioni di americani inchiodati con birra e patatine davanti ai televisori per il Super Bowl abbiano visto per la prima volta, in mezzo ai soliti marchi dell’economia globale, una bella cosa progettata e costruita in Italia, in uno stabilimento della mia Torino dove ancora due anni fa si produceva soltanto polvere, rappresenta un discreto contributo all’autostima. Lo spot della signora Maserati (di cui parliamo a pagina 17) avrà colpito gli americani per il messaggio: i nemici sono più grandi e più forti, ma «noi» pensiamo a lavorare sodo, fidandoci dei nostri istinti, e al momento giusto usciamo dall’ombra e attacchiamo.

L’altro spot, contestualmente, è affidato a Bob Dylan: nei due minuti appaiono immagini di Marilyn Monroe e James Dean, flash della vecchia e della nuova America. E si conclude con:«Lasciate che i tedeschi vi producano la birra, permettete agli svizzeri di costruirvi gli orologi, fate in modo che gli asiatici assemblino i vostri smartphone, ma le macchine…». «Le vostre macchine le costruiremo noi».

Una riaffermazione del dualismo della nuova impresa globale? Magari a noi va bene così.

Intanto concludiamo con Gramellini: “Agli italiani, che venti secoli di cinismo hanno reso in parte impermeabili a queste scariche di adrenalina, se non il messaggio dovrebbe interessare almeno il massaggio: al nostro orgoglio, fiaccato dalle delusioni, e alla nostra intelligenza, svilita dalle ingiustizie”. Per fortuna che Gramellini c’è.

(notizie da La Stampa del 3 febbraio 2014, usatoday,nfl)

gianpaolon@vicini.to.it

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