C’è chi crede che tutto gli sia dovuto, ma non è dovuto niente a nessuno.

Le cose si conquistano con dolcezza ed umiltà.
(Madre Teresa di Calcutta)

Rassegna cinematografica: “Per una nascita e una accoglienza nonviolente”

La Sezione Piemontese di Arte e Psicologia e il Centro Studi Sereno Regis propongono un ciclo di 3 incontri cinematografici a ingresso libero che si tengono presso la sala Gabriella Poli di via Garibaldi 13 a Torino, dal titolo: Per una nascita e una accoglienza nonviolente. Con al centro temi come il qui e ora, la profondità misteriosa dell’attimo presente, l’incontro con la vita in noi e accanto a noi, il dono dell’ascolto, la responsabilità della presenza.

Per ogni incontro sono previste la presentazione di un esperto, un filmato evocativo, un confronto finale. La collaborazione tra le due associazioni proponenti si collega sia alla dimensione della nonviolenza, come pratica sociale (resistenza passiva gandhiana), sia a quella dell’intreccio tra arte, creatività e nonviolenza, un intreccio in cui l’arte si pone come veicolo di contenuti ed esperienze creative e di crescita.

La fruizione estetica sostiene infatti la creatività personale, rendendo possibili le trasformazioni sia a livello personale che sociale. L’ambito scelto è stato quello della gravidanza, della nascita, del primo anno di vita, in contesti culturali diversi.

Lunedì 7 aprile, alle ore 20.30, è stato proiettato il film-documentario “Nascere a Shantala”. Esso risponde con immagini alla domanda: Il bambino è felice di nascere? Quando i bambini vengono al mondo, invece di respirare semplicemente, urlano. Che cosa significano allora le loro grida?  I neonati hanno occhi e vedono, hanno orecchie e sentono; eppure noi ci ostiniamo ad accoglierli con luci accecanti e nel frastuono delle nostre voci.

In “Nascere a Shantala” si può evincere come sia il rumore a disturbare l’ascolto, la distrazione ad allontanarci da ciò che è importante. E invece nell’ascolto silenzioso e attento, non violento, un ascolto guidato dall’amore, che la donna (interpretata nel film-documentario da Pamela Villoresi) si riconosce parte integrante dell’universo e della natura, riconosce il proprio figlio come dono accogliendolo alla propria mensa.

Qui un estratto dal film

La natura, in quanto “grande dea madre” per antonomasia, contiene panicamente sia la neomamma che il nascituro, intesi come un’unica entità almeno per i primi mesi di vita del piccolo.

La rassegna cinematografica “Per una nascita e una accoglienza nonviolente” è ispirata al pensiero dell’ostetrico e ginecologo francese Frederick Leboyer. Considerato il precursore del cosiddetto parto dolce/parto senza violenza, il medico parigino introdusse infatti una serie di condizioni tali da garantire al neonato una nascita senza traumi inutili.

In “La storia del cammello che piange”, previsto per lunedì 5 maggio alle ore 20.30, saranno invece messe in parallelo la storia di una cammella che rifiuta di allattare il suo piccolo dopo un parto difficile e il ruolo centrale, svolto in tale spiacevole circostanza, dalla comunità come luogo di ascolto e approccio creativo ai problemi.locandinaCammello

Lorenzo Beatrice

lorenzob@vicini.to.it

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