I libri sono risorse di grano da ammassare per l’inverno dello spirito (Marguerite Yourcenar)

Torino e Chicago: due modelli di smart city a confronto

Ho avuto l’opportunità di essere presente ad un incontro nella Sala Colonne di Palazzo civico questa mattina. L’incontro è stato organizzato dalla Città di Torino e Fondazione Torino Smart City in collaborazione con Amerigo, ENAM, Fondazione Torino Wireless ed Unione Industriale di Torino. 

Al tavolo dei relatori c’erano: Piero Fassino (Sindaco della Città di Torino), Enzo Lavolta (Assessore all’Innovazione della Città di Torino e Presidente Fondazione Torino Smart City), Marco Marturano (Responsabile Chapter Milano di Amerigo), Kyle Scott (Console Generale degli Stati Uniti a Milano), John Tolva (già Direttore dell’Ufficio Innovazione e Tecnologie della Città di Chicago, ora Presidente della società Positive Energy Practice).

Sono state dette molte cose e tutte interessanti, ma vorrei enuclearne solo alcune perchè mi sembrano suscettibili di riflessioni anche chi, come noi di Vicini, cerca di dare voce all’impegno del volontariato ed alle idee dal basso.

Kyle Scott ha detto che il termine smart city è quasi diventato una modalità di marketing urbano.

John Tolva ha detto, tra le tantissime altre cose, che l’analisi della enormità dei dati porta a nuovi processi nel governo di una città, che le cose “materiali” possono essere usate come oggetti di internet e che più del 20% dei dati scambiati sono dati scambiati tra macchine e non tra persone.

Piero Fassino ha sottolineato come il modello culturale di governance in Italia (ed Europa) è verticale come lo volle Napoleone, mentre ora la società si sta orizzontalizzando e l’organizzazione sociale non è certo solo più verticale, nelle relazioni…almeno.

Quindi il titolo di questo articolo andrebbe riscritto così:

Due modelli di smart city a confronto: relazioni fisiche VS relazioni digitali?relas1

Può sembrare una domanda astrusa, invece è la nostra battaglia quotidiana.

Battaglia col proprio smartphone (per chi lo usa) che fa sembrare umani i rapporti twittati o facebookccati, battaglia con le email che hanno preso il posto di molte riunioni ritenute inutili, battaglia con un mondo virtuale, quello dentro la rete, che è diventato una second life per molti.

Le due osservazioni. quella di Piero Fassino che il modello smart non può essere prevalentamente tecnologico, ma al contrario è il modello culturale quello innovativo e la considerazione di John Tolva che un quinto dei dati è solo tra macchine, mi ha come interrogato, e non è la prima volta, su come ognuno di noi usa questi strumenti.

La risposta che mi sono dato è che sono “martelli di un falegname” per costruire mobili ed oggetti utili alla vita delle persone.

Per cui se “smart” crea spazi per “la relazione fisica” tra le persone, che traduco, “incontro” tra le persone (cittadini, istituzioni e tutti gli altri) allora sono martelli usati come martelli.

Ma se “smart” toglie spazio alle relazioni fisiche o, in altre parole, alle relazioni interpersonali riducendo lo scambio umano attraverso i media, i social ed i dati , allora è meglio che “smart” cambi modello culturale e ritrovi  il modello culturale de “la facilità dell’incontro”, smart appunto…ma di persona.

franco

direttore@vicini.to.it

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