Se giudichi le persone, non hai il tempo di amarle.
(Madre Teresa di Calcutta)

Una domenica pomeriggio diversa dal solito, tra Hans Jonas e succo d’ananas . . .

nuovepovertaCrisi. Una parola, nostro malgrado, con cui da un po’ di tempo a questa parte abbiamo imparato a convivere.

Pochi forse però conoscono le drammatiche ricadute della crisi economica nella vita quotidiana di tutti i giorni, di come essa possa stravolgere esistenze già duramente provate e costringere alle soglie della povertà anche i più “insospettabili”.

Nel segno di un dossier di Vicini  di prossima pubblicazione incentrato sulle “nuove povertà”; domenica pomeriggio insieme ad alcuni volontari, mi sono recato in visita al dormitorio di Via Valentino Carrera 181 gestito dalla Cooperativa Parella. Il centro è rivolto esclusivamente agli uomini (italiani e stranieri) ed offre dalle 20.00 fino alle 8.00 del giorno successivo 42 posti letto. Qualora esso non fosse immediatamente disponibile, viene compilata una lista d’attesa dei richiedenti.

Poiché le mense comunali non sono fruibili la domenica pomeriggio, i volontari elargiscono dalle 17.00 alle 20.00 panini e succhi di frutta agli ospiti del dormitorio maschile. Il cibo, da sempre, è un potentissimo collante e riesce ad aggregare attorno ad uno stesso tavolo anche le persone più diverse per trascorso di vita/cultura.

Così, mentre addentano un panino imbottito di pomodoro e mozzarella o sorseggiano un succo d’ananas, questi uomini sentono istintivamente la necessità di confidarsi e sfogarsi con chi ha dimostrato sensibilità alla loro difficile e, a volte, assai frustrante condizione.

C’è R, padre di famiglia che, reduce da una separazione e costretto a versare un cospicuo assegno di mantenimento alla ex moglie,  non riesce a racimolare il necessario per sostentarsi. Oppure c’è Y, scaricatore marocchino ai mercati generali che, per un problema di salute, è stato “tempestivamente” licenziato e dunque non ha più un tetto sotto il quale ripararsi. O ancora C, un ex transessuale brasiliano che, a causa di un maldestro percorso di transizione sessuale, non riesce più a trovare impiego in un paese dove, più che il curriculum vitae personale, ad essere tragicamente discriminanti sono zigomi troppo pronunciati e movenze effeminate . . .

L’intreccio di storie ed esperienze che, come si legge a mano a mano si compone parlando con queste persone, è incredibile! Un sommerso di problemi e vissuti che, purtroppo, non trovano spazio nel dibattito politico e sociale attuale. Alcuni di loro, mi dicevano i volontari, parlano unicamente una volta a settimana con la propria assistente sociale che spesso, a detta di uno degli ospiti del dormitorio, è “tutta teoria e niente pratica”.  Cioè essa si limita semplicemente a rivolgere asetticamente al paziente le proprie domandine prestabilite, a redigere le sue scarne valutazioni e poi arrivederci! Come se davanti avesse una cavia da laboratorio più che una persona.

L’uomo, come dice Feuerback, invece non è astratta spiritualità bensì “carne e sangue”. Si esalta e si incupisce, prova rabbia e contentezza. Queste emozioni andrebbero condivise da pari e pari, e non segnate freddamente su una cartella clinica come se a provarle, a detta di uno degli ospiti, “fosse un numero e non un uomo”.

La vita, del resto per i senza fissa dimora, è estremamente stressante! Dopo un mese di permanenza in uno stesso dormitorio, anche gli ospiti fissi di esso vengono trasferiti in un’altra struttura. Sballottati pertanto da un posto all’altro, questi uomini non hanno modo di costruire nulla di concreto e stabile finché non viene sbloccata la loro posizione nelle graduatorie per l’assegnazione da parte del Comune di Torino di una casa popolare.

Alle 19.45/19.50 gli operatori del dormitorio ci hanno invitato ad allontanarci poiché, con l’imbrunire e il conseguente arrivo di nuovi ospiti per la notte, è necessario lasciare liberi i locali. Proprio mentre mi stavo accingendo a salutare coloro con cui mi ero intrattenuto, uno di essi, bisbigliando, mi dice: “Lorenzo, dato che studi Filosofia, prova a domandarti cos’è un uomo?” .

Io, guidando l’auto nel ritornare a casa, ho pensato a dare una risposta alla “domanda delle domande”. Aristotele diceva che l’uomo è un animale politico, dunque la condivisione con i propri simili dei rispettivi problemi, cioè il sociale, è un qualcosa che dovrebbe essere innato in ciascuno di noi. Ma ancora più illuminante di Aristotele, per me, lo è stato Hans Jonas.

Il filosofo tedesco di religione ebraica, allievo di Heidegger e compagno di studi di Hannah Arendt, sostiene che l’uomo è superiore rispetto agli altri esseri viventi per il possesso della responsabilità. Cioè soltanto l’uomo, in quanto consapevole delle conseguenze delle proprie azioni, sa assumersi la responsabilità del proprio agire. Questa responsabilità, mi permetto di aggiungere alla luce di quanto vissuto domenica pomeriggio, dovrebbe interessare anche coloro che, per fortuna o per merito personale, si trovano a dirigere lo Stato e non dovrebbero mai dimenticare che altri uomini, cioè propri simili, versano in condizioni diverse e, pertanto, dovrebbero essere supportati e non abbandonati a loro stessi . . .

Un tuffo nella realtà che tutti dovrebbero fare perché, oltre a lasciarti la piacevole sensazione di aver impiegato fruttuosamente il tuo tempo libero, ti permette di capire obiettivamente che “la vita è una ruota” e problemi che, apparentemente sembrano lontani, potrebbero improvvisamente toccare anche coloro che credono, per posizione sociale e stile di vita, di esserne scioccamente immuni.

Questo interrogativo e il lavorio intellettuale sopracitato da esso suscitato, postomi da una persona che la vita l’ha realmente morsa purtroppo anche nel suo sapore più amaro e sgradevole, mi ha lasciato la consapevolezza che il pomeriggio trascorso al dormitorio maschile di Via Valentino Carrera 181 ha ampiamente ripagato le eventuali ore che avrei impiegato a studiare, nel chiuso della mia stanzetta, concetti astratti sui libri di Storia moderna e Filosofia morale. Concetti e problemi che, se incarnati da una persona “in carne ed ossa”, acquisiscono un senso e rendono assai più stimolante la riflessione su di essi.

Lorenzo Beatrice

lorenzob@vicini.to.it

 

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