"C’è una strada che va dagli occhi al cuore senza passare dall’intelletto." (GK Chesterton)

No Euro: e poi? Storia e favola

Molti tra i leader in competizione per le elezioni europee hanno incentrato la campagna su tesi pro (pochi) o contro l’Euro.

euroscettici

Ricordando che la moneta è sempre un’unità di conto, e non un feticcio o un idolo, è bene chiarire alcuni aspetti che sembrano passare inosservati.

Se comprare le zucchine al mercato comporta usare lire, dracme greche, sghei veneti o scudi genovesi, va bene tutto: l’importante è che, se guadagni 1200 sghei al mese le zucchine costino 1,2 sghei, non 10 (che è il timore di chi si occupa di welfare).

Ma se invece devi comprare il petrolio che costa 100 dollari a barile, 72 euro (e questo già spiega il vantaggio di una moneta forte), quanti sghei vorranno i libici o i russi?

Ma il vero punto è il debito pubblico: come lo pagheremo l’enorme debito pubblico? Il più sprovveduto dei contabili potrà spiegare che i debiti si fanno in valuta debole, i crediti in valuta forte. E il nostro debito è in valuta forte, e chi lo reclama vorrà il saldo il Euro.

O ce lo faremo cancellare, come sostengono Grillo e Tsipras? Anche se decidessimo di rinunciare ai nostri risparmi in titoli di Stato italiani, cosa farebbero le Banche tedesche e francesi che hanno in portafoglio il nostro debito pubblico? C’è anche Cenerentola in questa favoletta? Le zucche si trasformano in carrozze?

Cosa comporterebbe la rinuncia all’euro? Il salto nel buio, l’ansia di vedere cosa c’è di là è una componente umana, da Ulisse a Harry Potter. Ma in realtà non c’è nulla da scoprire: questo film l’abbiamo già visto.

Prima dell’Euro c’erano lo SME, e prima ancora l’ECU. L’ECU era un’ unità di conto, moneta non circolante ma che veniva utilizzata per rapporti valutari tra Nazioni europee.

Il mutuo in ECU, che molti di noi avevano stipulato per i bassi interessi, diventò un macigno quando il Governo Amato svalutò la Lira italiana, fra l’altro dopo aver smentito fino al giorno prima questa evenienza. E il debito del mutuo aumentò del 25%: 100 milioni diventarono 125 milioni, da pagare con lo stipendio di prima (insieme a una parallela manovra finanziaria del valore di quasi centomila miliardi: la “mimimun tax” sui redditi autonomi, la patrimoniale sulle imprese, il prelievo sui conti correnti bancari, i ticket sanitari, l’istituzione dell’ICI).

Gli esperti sostengono che la svalutazione potrebbe arrivare anche al 45 % (così fu in Argentina qualche anno fa): ma i nostri stipendi rimarrebbero quelli che sono, anche in sghei.

Gianpaolo NARDI

giampaolon@vicini.to.it

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2 Commenti su No Euro: e poi? Storia e favola

  1. Dubbi legittimi, ma continuare così ci salverà o salverà le banche franco-tedesche?
    Oltre a criticare le proposte altrui servirebbero idee per salvare il salvabile in Italia.
    Comunque le propsote fatte di uscita dall’Euro e di ridefinizione del debito pubblico sono più articolate dell’esposizione semplicistica quà fatta.
    Giusto dubitare, ma giusto anche dire come si pensa di ripagare il debito pubblico italiano, con la cura della troica? per favore!!

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  2. Grazie per il commento.
    Vero, l’approccio sul tema è essenziale, ma volutamente.
    I giornali tornano spesso sull’argomento (Il Sole 24 ore, l’Espresso, sui quali si basano le considerazioni che facevo) fornendo ipotesi sulle conseguenze dell’uscita dall’euro e gli impatti relativi su di noi (specie sui bassi redditi).
    Qui volevo richiamare non ipotesi, ma quello che è già successo, e di cui nessuno sembra ricordarsi: la svalutazione dei mutui in ECU, nel settembre del ’92 coinvolse circa 10.000 persone, costringendo moltissimi a ripensare i propri programmi di vita.
    Qualcuno crede seriamente che i nostri creditori (Banche, investitori pubblici e noi stessi, come risparmiatori) ci cancelleranno il debito come accadde con la Germania del ’53?
    La via d’uscita è solo ridurre il debito pubblico, andando ad incidere sulla spesa (sull’analisi sono tutti d’accordo, sui provvedimenti meno).
    Quello che dà fiducia è che ci siano persone come te (e se posso mi unisco) che si pongono dei dubbi e faranno da stimolo per chi il problema lo deve risolvere.

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