Se giudichi le persone, non hai il tempo di amarle.
(Madre Teresa di Calcutta)

Un po’ di Case del Quartiere al TG 1 Speciale. Il “Rammendo delle periferie”

Lo scorso 18 maggio su RAI 1 è andata in onda in seconda serata uno Speciale TG 1 che ha visto tra i protagonisti Cascina Roccafranca e altre Case del Quartiere (con qualcuno di noi nel ruolo di  intervistato). untitled

Il tema è un’iniziativa di Renzo Piano, architetto di fama (archistar, per i patiti di linguaggio dell’era digitale) e senatore a vita, che, utilizzando anche il vitalizio percepito nella sua funzione politica, ha dato avvio ad un progetto che si intitola “Rammendo Urbano”. 6 giovani architetti, scelti con un bando anonimo, dovranno proporre interventi su alcune aree di periferie in stato di degrado in tre città prescelte: Roma, Catania e Torino.

Lo speciale, curato da Igor Staglianò, parte da un dato: l’80% degli italiani vive in periferia. Eppure spesso mancano servizi, negozi, centri di aggregazione.

Così, osserva Renzo Piano, al concetto di periferia vengono associati espressioni come triste, degradata, magari pericolosa. Ma il futuro è lì: gli amministratori di Atene, continua, erano vincolati ad un giuramento, uno solo: restituire la città meglio di come l’avevano trovata.

Lo Speciale descrive alcune realtà particolarmente  significative su cui opererà il progetto di Renzo Piano. A Catania un’ intera area (Zona Librino) in cui una serie di quartieri, pensati come indipendenti (stesso numero civico!) e dotati di servizi autonomi, sono poi risultati totalmente slegati tra loro e con la città. 500 ettari di spazi destinati ad uso comune, diventati deserti. Un anfiteatro divenuto immondezzaio.

Dove però è in atto una trasformazione: associazioni di cittadini stanno promuovendo uno sviluppo in direzioni dettate da scelte di tipo partecipativo: un porticato diventa una biblioteca o sede di un’attività.

Il confronto viene spontaneo: Scampia. 3 delle 7 vele, i palazzi fatiscenti divenuti sede di traffici illeciti e degrado erano state abbattute. Proprio questo ha dato luogo a una serie di iniziative degli abitanti che hanno consentito un recupero, almeno funzionale (per quello urbanistico difficile pronunciarsi).

E ancora, Serpentara e Tor Bellamonaca nella periferia di Roma. Lo sviluppo di Roma è stato caotico: una città abusiva, commenta il servizio speciale RAI. Quartieri da 30 – 40 mila abitanti.

Uno sviluppo illustrato dal film “le mani sulla città” di Francesco Rosi: perché costruire fabbriche, chiede il protagonista, un Rod Steiger il cui aspetto fisico sottolinea l’arroganza della tesi, con tutti i problemi che comportano. Noi costruiamo palazzi, poi il Comune realizza le strade, porta l’acqua, la luce, il gas, i trasporti, e noi vendiamo. Senza farci venire “l’infarto cu sti’ cose”.

Eppure anche lì ci sono persone che sentono il bisogno di mantenere un legame con i luoghi della propria vita. Come due abitanti di Tor Bellamonaca che si ribellano al tentativo, di notte e lontano da sguardi indiscreti, di seppellire i resti di una villa romana per poter costruire un palazzo. Persone radicate, a dispetto dei disagi: in fondo lì ci abitavano i loro antenati.

La prospettiva cambia con Torino.

Via Artom: due palazzi sono stati abbattuti nel 2003 ed è sintomatica l’analogia con  Scampia: ma qui sono sorti due edifici nuovi, più piccoli. Destinati, un’ala a edilizia convenzionata e una venduta in proprietà.

Mirafiori Sud, un’area dotata di grandi spazi in cui è nata la Casa del Parco: di cui viene citato il progetto “alloggiami”: 20 famiglie che hanno accettato di ospitare dei giovani studenti (103 ad oggi) per lo più extracomunitari. Per tutto il tempo che questi ragazzi rimarranno a Torino avranno non solo una casa ma una famiglia.

E tra i segnali positivi spicca Cascina Roccafranca: una cascina abbandonata, un luogo percepito come pericoloso, divenuto un’opportunità. 3000 frequentatori ogni anno, dice Renato Bergamin, 130 tra corsi e laboratori.  Come il Gruppo pittori ed il Gruppo Tra le righe, che hanno testimoniato il loro orgoglio e la loro soddisfazione per poter disporre di un luogo dignitoso ed organizzato per poter esprimere i loro interessi. A Torino, sottolinea Enzo Elia, l’esperienza dei Comitati spontanei di quartiere, ha creato l’”humus” – senso del bene comune, partecipazione, desiderio di aggregazione – sul quale si è sviluppata anche una coscienza civica urbanistica. Un terreno fertile che, non a caso a Torino, ha dato origine alle Case del Quartiere, fortemente volute dell’Amministrazione pubblica, specie quella attuale.

Altro esempio, Cecchi Point: “ a metà tra oratorio, casa del popolo e centro sociale”, un’ ulteriore prova della diffusa capacità progettuale di rigenerazione urbana presente nella città.

Dunque, in che consiste l’iniziativa di Renzo Piano? I giovani architetti avranno il compito di intervenire su 6 temi precisi: energia, processi partecipativi, verde, consolidamento, mobilità, finanziamenti pubblici. Secondo il concetto espresso, con linguaggio volutamente minimalista,  rammendo urbano. Per designare interventi leggeri: piccoli cantieri, manutenzioni per risanare e rigenerare.

L’dea del microcantiere, poi, aiuta, sostiene Renzo Piano: per intervenire non devi evacuare un’intera area, ad esempio, appunto, una scuola intera. Ma aiuta anche ad attirare i fondi, specie quelli Europei che sono lì in attesa di richieste, perché ci si propongono interventi definiti e mirati: si capisce cosa si vuole fare.

Perché non si fa manutenzione nelle scuole? Si pensi che l’IVA per riparare il tetto di una scuola è al 22 %, quella per costruire una villetta al 4. Lo Stato che si dà la zappa sui piedi.

A Torino l’esperimento avrà come protagonista Cascina Fossata (già oggetto di un servizio su questo giornale, ndr), cominciando dal must: il dialogo tra i cittadini e chi deve intervenire.

Perché la matita deve essere sempre pronta nel taschino, ma non deve lasciare il segno del professionista: l’impronta deve essere quella del cittadino fruitore dell’opera.

Un estratto del filmato relativo alla città di Torino:

Gianpaolo Nardi

gianpaolon@vicini.to.it

« Quello è l’oro oggi. E chi te lo dà? Il commercio? L’industria? L’avvenire industriale del Mezzogiorno, sì! Investili i tuoi soldi in una fabbrica: sindacati, rivendicazioni, scioperi, cassa malattia. Ti fanno venire l’infarto cu sti’ cose. » dal film di Francesco Rosi, Le mani sulla città.

 

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