“A volte si ha così tanta paura di morire, che ci si dimentica di vivere.”

(OMAR SY – Samuel, nel film “Famiglia all’improvviso – Istruzioni non incluse”)

“Il tempo e le feste religiose” al Centro Interculturale

Sabato 4 Ottobre, dalle 10 alle 11.30, presso il Centro Interculturale di C.so Taranto 160 si è svolto il terzo incontro di “Nutrire l’anima”. Il corso, rivolto ad insegnanti, educatori, animatori e a chiunque sia interessato ad approfondire le tematiche religiose, mira ad offrire una panoramica sulle grandi religioni affrontando problemi trasversali. Il tema di oggi è stato: “Il tempo e le feste religiose”.

La storica delle religioni Maria Chiara Giorda ha esordito collocando cronologicamente le principali religioni.

L’Ebraismo, in quanto privo di un fondatore vero e proprio, è di difficile datazione. Come il Cristianesimo e l’Islam fanno rispettivamente riferimento a Gesù e Maometto, l’ebraismo vede in Mosè un padre fondatore. Il patriarca, traghettando gli Ebrei dall’Egitto alla Terra Promessa, creò l’identità di popolo laddove prima vigeva la divisione in tribù.

Per la datazione dell’Induismo, si fa riferimento al testo più antico “I Veda” (1500 a.C.). La stessa parola “Induismo” è stata coniata tardivamente per riferirsi a tutto ciò che non può essere attribuito alle altre confessioni religiose. Il Cristianesimo, come religione strutturata, nasce invece nel II secolo d.C. Gesù, infatti, fu un profeta ebreo e la commistione fra Ebraismo e Cristianesimo inizialmente fu fortissima. L’Islam è decisamente posteriore al Cristianesimo.

anima

L’antropologa Sara Hejazi si è invece soffermata sulla nozione generale di “tempo” nell’essere umano. Il primo “addomesticamento del tempo” lo si fa risalire tra i 50.000 e 30.000 anni fa. Ogni religione ha elaborato una propria concezione temporale. Per esempio, il Buddhismo ha una visione ciclica del tempo: tutto è destinato a ritornare eternamente, il solo modo per evadere da questo “circolo vizioso” è il nirvana (cioè l’assenza di tempo).

Esistono anche delle visioni “a spirale” del tempo, dove il tempo si allarga e si restringe creando delle anse più o meno larghe. Ovviamente il modo in cui una società legge il tempo si riflette sull’organizzazione sociale, religiosa ed economica di essa. Le religioni monoteistiche sono infatti anche dette “religioni salvifiche” poiché, avendo attecchito in società gerarchiche, promettono un riscatto ultraterreno a quanti sono relegati ai piedi della piramide sociale.

Al giorno d’oggi il tempo scorre talmente veloce che, talvolta, sembra quasi che esso non ci sia proprio.

Ricollegandosi alla collega, Maria Chiara Giorda ha ripreso la parola sottolineando il legame inscindibile tra “tempo” e “religione”. Anello di congiunzione, tra questi due poli, è la festa. Con festa, chiaramente religiosa, intendiamo un rito propiziatorio che scandisce il tempo. I tre grandi monoteismi hanno, settimanalmente, un giorno di riposo che sospende la routine quotidiana: il venerdì (l’Islam); il sabato (l’Ebraismo); la domenica (il Cristianesimo).

Usare il cellulare, guidare l’auto, accendere l’interruttore della luce sono solo alcune delle attività che gli ebrei, soprattutto quelli più osservanti come gli ultraortodossi, il sabato non fanno. Cioè, per un giorno, è bandita ogni attività che implichi l’innesco di un dispositivo energetico.

Annualmente ogni religione osserva poi delle specifiche ricorrenze. Per esempio oggi, mentre i cristiani festeggiano San Francesco d’Assisi, i musulmani celebrano “Aid Al-Kabir”, cioè la festa del sacrificio.

Il prossimo appuntamento con il quarto incontro di “Nutrire l’anima” è per sabato 11 Ottobre: si parlerà della violenza sacra e della convivenza pacifica tra le religioni.

Lorenzo Beatrice

lorenzob@vicini.to.it

 

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