C’è chi crede che tutto gli sia dovuto, ma non è dovuto niente a nessuno.

Le cose si conquistano con dolcezza ed umiltà.
(Madre Teresa di Calcutta)

“La violenza sacra e la convivenza pacifica” al Centro Interculturale

nutrireanimaIl 6 Ottobre del 1973, giorno della festa ebraica dello Yom Kippur, le truppe egiziane attaccarono di sorpresa le linee israeliane, dilagando nel Sinai. Fu la prima, e forse unica, significativa sconfitta subita da Israele contro i paesi arabi.

Lo Yom Kippur, letteralmente “giorno dell’espiazione”, è il giorno riservato alla purificazione di tutti i peccati commessi dal popolo d’Israele. E’ la festività ebraica più importante durante la quale si digiuna e si prega tutto il giorno.

La decisione dell’Egitto, di attaccare Israele in quella che poi è stata soprannominata “guerra del Kippur”, non fu casuale ed era motivata dal fatto che gli Ebrei, fino a quel momento praticamente invincibili, sarebbero stati impossibilitati all’azione poiché alle prese con la propria purificazione collettiva.

Il ricordo della guerra del Kippur, evocata dalla storica delle religioni Maria Chiara Giorda come esempio di influenza della religione nella storia contemporanea, ha fatto da apripista al quarto incontro di “Nutrire l’anima” presso il Centro Interculturale di C.so Taranto 160. Sabato 11 Ottobre dalle 10 alle 11.30, si è parlato di “La violenza sacra e la convivenza pacifica”.L_CIC-FORMAZIONE-e1379675493466

Una categoria trasversale a tutte le religioni è costituita dal sacrificio. Con sacrificio s’intende un atto rituale teso a sottrarre un oggetto, un animale, un essere animato all’uso profano attraverso, ma non necessariamente, un atto cruento.

Esistono diversi tipi di sacrificio:

  • 1^ fase: legata a popoli di cacciatori che sacrificavano primizie (cioè la parte migliore della natura era destinata a Dio).
  • 2^ fase: legata a popoli di agricoltori/allevatori. L’uomo, reputando propria la natura, sacrifica una parte di essa per ricevere qualcosa in cambio. Si tratta di un dono utilitaristico (do ut des). L’immagine tipica del sacrificio utilitaristico è il fuoco, cioè l’olocausto di animali, frutti, fiori, etc . . .
  • 3^ fase: legata ai cosiddetti “popoli civilizzati” pervasi dal sacrificio di comunione (equamente spartito tra uomini e divinità).

Uno degli esempi più tipici di sacrificio di comunione è costituito dall’eucarestia. Cioè, sull’altare delle nostre chiese ogni domenica, un dio morente “viene mangiato” dai fedeli. Infatti, agli albori della Cristianità, una delle principali accuse mosse contro i seguaci di Cristo era proprio quella di teofagia.

La stessa espiazione, e dal Cristianesimo passiamo all’Ebraismo, è legata ad un sacrificio di comunione. Vengono presi due capri che, tuttavia, andranno incontro ad un differente destino.

Le carni del primo, una volta sacrificato, vengono in parte bruciate in onore di Jahvè e in parte mangiate dalla comunità; mentre il secondo viene mandato a morire nel deserto. Da ciò trae origine il cosiddetto “capro espiatorio”: l’ovino, dopo l’imposizione sul capo di esso delle mani del rabbino, è diventato il simbolo vivente delle colpe del popolo ebraico che, avendole scaricate sull’animale, ne è ora totalmente ora esente.

Un’ora e mezza è sicuramente irrisoria per sviscerare temi così complessi. Probabilmente quanto detto in questo incontro verrà ripreso il prossimo sabato, 18 Ottobre, prima di affrontare un tema quanto mai oggi attuale e controverso, come “La donna nelle religioni”

Lorenzo Beatrice

lorenzob@vicini.to.it

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