Tutta la varietà, tutta la delizia, tutta la bellezza della vita è composta d’ombra e di luce.
(Lev Tolstoj)

“Come se la città fosse bene comune – Il rammendo urbano” al Cecchi Point

Rendering del Viadotto dei Presidenti, Roma
Rendering del Viadotto dei Presidenti, Roma
Rendering del Viadotto dei Presidenti, Roma

Come si deve comportare, quali soluzioni dare l’ amministratore locale alle richieste dei cittadini che propongono soluzioni all’uso dei beni pubblici, in quanto “beni comuni”?

Si tratta delle richieste più disparate: dalla destinazione di un giardino a parco giochi per i nipotini, alla rimozione di una panchina perché non diventi una branda per i senzatetto, dalla ripulitura di un’area dai rifiuti alla recinzione di un’altra per evitare di farne territorio di spaccio. Spesso sono i cittadini stessi a sollecitare la propria collaborazione, in modo proattivo, non solo con proposte ma con un contributo di lavoro ed impegno.

Istanze, tutte legittime, alle quali l’amministratore è chiamato a rispondere: ma avendo sulla scrivania corposi volumi di regolamenti da rispettare. Che in genere presuppongono una controparte organizzata: un’Associazione con un responsabile riconoscibile e dotato di rappresentanza formale, specie se vengono concessi stanziamenti; un’assicurazione di Responsabilità civile, la garanzia del rispetto delle norme antiinfortunistiche se si tratta di opere, fosse anche solo la potatura di fiori in un giardino. Mentre non è detto che i cittadini vogliano infilarsi in pratiche burocratiche per attività magari limitate nel tempo.

Per risolvere questi aspetti, che hanno implicazioni anche giuridiche, si stanno creando dei gruppi di lavoro e di discussione che vorrebbero portare ad un regolamento “per l’amministrazione condivisa” che possa accogliere ed integrare le proposte che vengono in modo partecipato dai gruppi di cittadini che non sono impresa, né associazione, ma solo dei “vicini”.

“Economia collaborativa” come sviluppo urbano non scisso da quello sociale, “beni comuni urbani”, “social innovation” “governance collaborativa” sono i paradigmi su cui si declina questa nuova fase di progettualità urbanistica.

Sono questi i temi affrontati nel corso del workshop del 5 novembre“Come se la Città fosse bene comune / Il “rammendo urbano” attraverso la condivisione, la co-gestione e I’automanutenzione: nuovi strumenti per costruire la Città come bene comune” all’Hub Multiculturale Cecchi Point in via Cecchi, organizzato dalla città di Torino, unitamente al G124, il gruppo di lavoro “per la città che sarà”, coordinato dall’architetto e senatore a vita Renzo Piano.

Su questo giornale qualche tempo fa avevamo presentato il progetto, voluto e curato da Renzo Piano e condotto da 6 giovani architetti, intitolato “Il rammendo delle periferie”, che ha l’obiettivo proprio di risvegliare le coscienze e la capacità di intervento “dal basso” e partecipato, sul tema delle periferie.

Emblematico della visione “dal basso” è il caso del viadotto dei Presidenti, a Roma.

Nel corso dell’incontro sono stati presentati i primi risultati della rigenerazione (termine che ormai si usa correntemente per descrivere interventi destinati al recupero mirato di aree dismesse) dell’ex viadotto Giovanni Gronchi, 2 chilometri di asfalto e una linea tranviaria mai messa in funzione (per gli abitanti “il treno fantasma”), che dividevano due quartieri a nord della città, creando una frattura surreale, sia dal punto di vista urbano che da quello sociale.

Nell’area sottostante a quello che è ora il Viadotto dei Presidenti, sono stati fatti alcuni interventi trasformando il viadotto in percorso ciclabile e pedonabile integrato con il verde. L’area diventerà uno spazio di socializzazione e di scambio di opinioni. In questo modo, alla funzione di collegamento andrà a integrarsi quella di punto d’incontro. Prende così forma quel sogno di “rammendo delle periferie” tanto caro a Renzo Piano, che a settembre aveva incontrato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per discutere di questo tema, insieme con tutta la sua squadra.

Per Torino, come caso-studio di proposte ed idee sul ruolo degli spazi pubblici, il gruppo di architetti (ora la definizione è architetti di strada. Come dire, basta con gli archistar), il G124, ha proposto un’area di Borgata Vittoria. Il progetto, che prende il nome di “Laboratorio di Borgata” ha avuto una prima occasione di presentazione pubblica il 19 e 20 settembre, giornate in cui gli architetti del G124 hanno lavorato insieme ai bambini di alcune scuole elementari del quartiere, all’elaborazione della mappa di Comunità del quartiere. I bambini stimolati alla riflessione sul significato ed il valore del bene pubblico hanno formulato interessanti proposte di trasformazione che hanno posto le basi per la proposta del G124 per l’area.

Più dal basso di così…

Gianpaolo Nardi

gianpaolon@vicini.to.it

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