“è meglio aggiungere vita ai giorni, che non giorni alla vita”

(Rita Levi Montalcini)

“Pride”, un cinepanettone intelligente

3_prideTra i film al cinema in queste festività natalizie, uno che merita davvero di essere visto è “Pride”. Presentato al Festival del Cinema di Cannes 2014, il film britannico s’è aggiudicato la Queer Palm. “Pride” narra l’inusuale quanto sorprendente solidarietà nata nel 1984 tra un gruppo di giovani attivisti gay e lesbiche londinesi e una comunità di minatori del Sud del Galles a cui i primi hanno offerto aiuto contro il pugno di ferro del premier britannico Margareth Thatcher.

All’inizio sembra di assistere ad un film melenso e un po’ banale ma poi, man mano che la storia procede, gli aggettivi qualificativi che subentrano sono: divertente, tenero, commovente, educativo. Persino Massimo Gramellini, nel “Buongiorno” su La Stampa del 27 Dicembre 2014, lo ha elogiato.

I lustrini e le paillette dei gay più effeminati si mescolano al termine del film con il machismo e la forza nerboruta dei minatori: ciò che è agli antipodi viene accolto e non più respinto. I risolini compiaciuti dei lavoratori più imbarazzati dall’imprevedibile sostegno cedono il passo agli abbracci sinceri quando, in occasione del Gay Pride di Londra del 1985, i minatori inglesi sfilano in testa al corteo per supportare i loro vecchi sostenitori nell’annuale rivendicazione per l’ottenimento di diritti civili.

Insomma un film che, per una volta, si discosta dalla tragicità gratuita che caratterizza i film a tematica omosessuale, anche quelli più famosi. Qualche esempio? In “Philadelphia” Tom Hanks viene stroncato dall’Aids; in “Boys don’t cry” Hilary Swank viene accoltellata e sparata; ne “I segreti di Brokeback Mountain” Jack Gyllenhaal viene massacrato a calci. “Pride” invece dimostra che è possibile sia ridere che commuoversi sinceramente e che essere gay o lesbiche non condanna necessariamente all’infelicità . . .

Il film, marginalmente, affronta anche altri temi caldi: il travagliato coming out in famiglia di Joe; la violenza omofobica durante il Gay Pride contro la frangia più politicizzata del corteo; la morte a soli ventisei anni per Aids di Mark, il leader del gruppo “gay e lesbiche sostengono i minatori”.

A Torino “Pride” è visibile unicamente al Cinema Nazionale di Via Pomba 7 alle 15.15; 17.40; 20.00; 22.15.

Lorenzo Beatrice

lorenzob@vicini.to.it

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