C’è chi crede che tutto gli sia dovuto, ma non è dovuto niente a nessuno.

Le cose si conquistano con dolcezza ed umiltà.
(Madre Teresa di Calcutta)

Una giornata di solidarietà

Riceviamo e volentieri pubblichiamo la cronaca di una giornata di solidarietà con i rifugiati delle ex palazzine del Villaggio Olimpico, impropriamente definito ex MOI.

Infatti questa definizione deve essere correttamente riferita alle arcate degli ex Mercati Generali, che dopo anni di abbandono, verrano utilizzate dal Politecnico di Torino, per l’insediamento di Laboratori di ricerca avanzata.

Gli occupanti tra rifugiati e migranti, attualmente occupano alcune di quelle che erano le palazzine del Villaggio Olimpico, che con l’ex MOI sono semplicemente confinanti.

Svariate centinaia di persone tra rifugiati, migranti e solidali hanno sfilato pacificamente nel centro di Torino per opporsi all’ordinanza di sgombero delle 4 palazzine abbandonate per 7 anni in zona Lingotto.

Villaggio Olimpico To_0185

Occupate nel 2013 da 750 tra rifugiati e migranti, molti di loro si sono ritrovati oggi a Porta Nuova alle 16. Tra di loro anche donne e bambini. Dietro lo striscione “Casa, Lavoro, Dignità – Non si sgombera la libertà”, molti ragazzi che hanno scritto i loro cartelli.

Alcuni hanno anche creato uno striscione con tutte le bandiere dei loro 26 paesi con una grande Africa nera in centro. Arrivati in piazza castello alcuni occupanti dell’exmoi hanno raccontato le loro esperienze durante l’accoglienza dell’emergenza Nord Africa, storie simili a quelle di altri rifugiati che hanno preso parola, attualmente accolti nei centri di accoglienza torinesi.

Nel mentre uno telo azzurro mare veniva steso davanti alle prime file del corteo, riempito di barchette di carta, che venivano poi lanciate in aria a simulare la rimozione delle frontiere. Il corteo è proseguito verso il comune, dove è stato accolto dai musicisti di Bandaradan che hanno avvicinato chi faceva shopping in via Garibaldi e fatto ballare molti del corteo. Mentre si ricordavano le tappe della lotta per la residenza, alcune foto simboliche sono state appese davanti al comune, a ricordare la presenza dei rifugiati di Lingotto.

Il corteo è passato per l’anagrafe, dove è stato attaccato uno striscione simbolico: “Rispetto quale? Residenza virtuale!” a ricordare il risultato della lunga lotta dei rifugiati che a dicembre 2013 hanno ottenuto ciò che è negato in quasi tutto il territorio italiano: una residenza individuale e l’accesso ai diritti fondamentali. La residenza di Via della Casa Comunale 3 spesso non è riconosciuta dagli uffici, soprattutto dalla Questura al momento del rinnovo, anche se dovrebbe esserlo.
Il corteo è terminato a Porta Palazzo, luogo antirazzista per definizione, alle 19 dove i rifugiati hanno potuto spiegare le loro ragioni ai presenti in piazza.

La giornata è stata una chiara risposta al comune e soprattutto ai consiglieri di centrodestra che si sono spesi molto in questi mesi per criminalizzare l’occupazione. Accanimento razzista che sarà nuovamente contestato con la mobilitazione contro Salvini e Casapound il 28 Marzo. In questo senso è stata significativa la presenza di abitanti del quartiere e studenti, solidali con gli occupanti.

Più che riuscito l’intento comunicativo: molti sono stati i curiosi che si sono avvicinati al corteo per chiedere il volantino e gli stessi rifugiati si sono spesso fermati a dare spiegazioni. In quest’ottica il 2° compleanno della occupazione, che si svolgerà il 20 marzo alla Cavallerizza Reale e il 29 marzo in via Giordano Bruno, che sarà un’occasione per un dibattito allargato con la cittadinanza.

Angelo Tacconi

loris@vicini.to.it

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