“Oramai siamo carne e telefonino: la memoria non è più nella testa, ma nello smartphone”.

(Vittorino Andreoli)

“Voglio donare i miei organi” – Suicidio a Palazzo Nuovo

suicidioVenerdì 13 Marzo 2015, attorno alle ore 20, una studentessa universitaria quasi ventiquattrenne di Lettere Moderne è salita al sesto piano di Palazzo Nuovo e si è gettata nel vuoto. A dare l’allarme gli studenti che, studiando nella biblioteca del pianterreno, hanno udito distintamente un tonfo secco provenire dal cortile interno della struttura.

All’arrivo del 118 presso la sede della Facoltà Umanistiche, la ragazza era ancora viva ma poco dopo è spirata. Nella sua tasca è stato trovato un biglietto, datato 8 marzo 2015 forse il giorno in cui questo gesto estremo ha iniziato a delinearsi in lei, recante “Voglio donare i miei organi”.

Prematuro è avanzare ipotesi avventate sul suicidio di questa mia coetanea che, per una e mille ragioni, può essere stata condotta a fare ciò che ha fatto.

Personalmente reputo il suicidio l’atto di libertà più estremo che un essere umano possa mai compiere: sacrifichi te stesso consapevole che non potrai più tornare indietro ma, se il gesto estremo è ben giustificato per un malessere sociale che non trova pace, la risonanza sarà fortissima.

E la storia dell’umanità è piena di suicidi emblematici: dagli stoici che si toglievano la vita perché minacciati nell’esercizio della propria autonomia intellettuale, al patriota cecoslovacco Jan Palach divenuto torcia umana in segno di protesta per la repressione sovietica della Primavera di Praga fino ai suicidi dei monaci buddhisti tibetani per sensibilizzare l’opinione pubblica circa le atrocità commesse da Pechino contro il Dalai Lama. . .

Per rispetto della privacy, le generalità di questa ragazza non sono state diffuse. Probabilmente ella ha deciso di farla finita per motivi personali e io, con le mie dietrologie, sto assegnando alla sua morte una valenza che ella non avrebbe voluto le si attribuisse. Lascio ai lettori stabilire se il gesto estremo di venerdì sera a Palazzo Nuovo fosse un grido d’aiuto per portare l’attenzione sul Limbo che interessa tanti, anzi troppi giovani italiani.

Il film “Le Vite degli Altri” (vincitore del Premio Oscar nel 2006 come migliore film straniero) ruota attorno alla pubblicazione nella Repubblica federale tedesca di un’opera teatrale “Una sonata per persone buone” sui suicidi degli intellettuali nella Repubblica democratica tedesca. Gli sforzi, a rischio della propria stessa vita, compiuti dagli autori del testo per garantirne la pubblicazione sono straordinari: le storie di questi drammaturghi, poeti e scrittori suicidi infatti andavano raccontate e diffuse il più possibile per non rendere vane le loro morti.

La stessa cosa, in piccolo scrivendo questo pezzo, ho voluto farla io. Non volevo, appena appresa la notizia, che il gesto di Flavia o Maria (qualunque sia il suo nome) cadesse nel vuoto come ha fatto lei buttandosi in aria. Insomma una studentessa universitaria ha posto fine alla propria vita nel luogo dove invece avrebbe dovuto progettare il proprio futuro. Di questo voglio che si parli, di questo voglio che si rifletta. E spero di esserci riuscito.

Lorenzo Beatrice

lorenzob@vicini.to.it

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