“Oramai siamo carne e telefonino: la memoria non è più nella testa, ma nello smartphone”.

(Vittorino Andreoli)

BENI COMUNI URBANI

OpenEra stato annunciato il 4 dicembre scorso al convegno “Liberare energie. Rigenerare Torino nel salone d’onore del castello del Valentino dove, relatori e platea, si era animati in una riflessione su Torino, città che ha tutte le carte in regola per presentarsi come il primo comune metropolitano italiano in cui cittadini e amministratori collaborano per prendersi cura della propria comunità, dei suoi spazi, degli edifici, del verde pubblico, ma in cui tutte queste pratiche hanno bisogno di un supporto politico ben strutturato, per essere contagiose e inclusive.

Oggi la proposta che Torino si doti di un “Regolamento sulla collaborazione tra cittadini e amministrazione per la cura, la gestione condivisa e la rigenerazione dei beni comuni urbani” è stata approvata dalla Giunta comunale su proposta dell’Assessore Ilda Curti.

La decisione, che dovrà essere avallata dal Consiglio comunale, nasce dalla necessità di profondo rinnovamento dell’azione amministrativa basata sulla trasparenza, la partecipazione e la sussidiarietà orizzontale. Favorendo un modello di “amministrazione condivisa”, i cittadini attivi e responsabili “alleandosi” con l’Amministrazione, potranno contribuire alla soluzione di problemi di interesse generale.

 “A Torino, le origini del processo di rinnovamento che porta oggi all’approvazione del documento ha radici nella seconda metà degli anni Novanta, con la nascita di numerose esperienze, molte delle quali legate alla spinta innovativa delle iniziative promosse dalla Comunità Europea, orientate da un approccio integrato, intersettoriale, e dalla partecipazione dei cittadini alla costruzione e all’attuazione delle politiche pubbliche” – sottolinea Ilda Curti -.

 I protagonisti-chiave del processo sono stati la Pubblica amministrazione (non solo la Città, ma anche la rete degli enti locali e delle agenzie di scopo) e il terzo settore (le imprese cooperative e sociali, i comitati, le associazioni, il volontariato; una tradizione che a Torino ha solide radici nella solidarietà che ha animato la città industriale): “L’approvazione di oggi, costituisce la sedimentazione normativa di una lunga stagione di sperimentazioni, in primo luogo in un campo come quello della rigenerazione urbana, dal “Progetto speciale periferie” avviato nel 1997 fino all’attuale rete delle “Case del quartiere”, un campo caratterizzato dall’intersezione delle diverse sperimentazioni settoriali”.

 Il regolamento consentirà una più esplicita determinazione della “gestione condivisa” come collaborazione strutturata tra cittadini attivi e amministrazione, tendenzialmente di medio-lungo periodo, attraverso la quale è possibile avviare un insieme di attività di presidio e di servizio rivolti alle comunità locali.

Ma cosa si intente per per collaborazione sui beni comuni urbani?

La collaborazione reciproca può prevedere differenti livelli di intensità e complessità e può riguardare, a seconda dei casi, un insieme di beni e attività molto esteso: la disponibilità di beni mobili e immobili, materiali, immateriali e digitali; le attività di progettazione, organizzazione, coordinamento, gestione, accompagnamento, animazione, aggregazione, assistenza, formazione, produzione culturale, realizzazione di eventi e iniziative, comunicazione, monitoraggio, valutazione; la realizzazione, manutenzione, restauro, riqualificazione di beni mobili e immobili.

 “In questo modo le politiche e gli interventi di rigenerazione urbana faranno un salto di qualità– ha commentato l’assessore Curti presentando il testo alla Giunta“ – valorizzando le esperienze di qualità che la Città ha fin qui condotto, accettando nel contempo la sfida di costruire un nuovo modello di welfare urbano, adeguato alle crescenti complessità territoriali e  fondato sulla collaborazione e sull’assunzione di responsabilità da parte di tutti. Per fare questo dobbiamo innanzitutto valorizzare la città, i suoi spazi e le relazioni tra persone che quegli spazi rendono possibili. Una Città che diventi “bene comune”  che diventi risorsa principale  e condivisa per  i suoi “cittadini attivi”, quei soggetti, singoli, associati o comunque riuniti in formazioni sociali, anche informali che si attivano per la cura, la gestione condivisa o la rigenerazione dei beni comuni urbani”.

Il nucleo innovativo delle norme approvate risiede nella possibilità di stipulare, tra la città ed i “Cittadini attivi” patti di collaborazione che definiscono gli obiettivi, la durata, le modalità di azione, il ruolo ed i reciproci impegni, anche economici, dei soggetti coinvolti, i requisiti ed i limiti di intervento, le modalità di fruizione collettiva dei beni comuni urbani oggetto del patto, la eventuale definizione di strumenti di coordinamento e governo, le reciproche responsabilità, le forme di sostegno messe a disposizione dal Comune, le misure di pubblicità, l’affiancamento del personale comunale, il monitoraggio e la valutazione.

Dato il carattere innovativo del Regolamento, dopo il sì della Sala rossa si prevede un periodo di sperimentazione della durata di un anno e l’istituzione di una Commissione consiliare per verificarne l’attuazione e valutare la necessità di adottare eventuali interventi correttivi.

Fonte:

  1. Ufficio Stampa Città di Torino, Gianni Ferrero
  2. Labsus, Laboratorio per la sussidarietà, Giulia Sonetti
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