E’ impossibile vivere senza fallire in qualcosa, a meno che uno non viva così cautamente da non aver vissuto affatto.  (Joanne K. Rowling)

Spreco di cibo e una petizione

ShemaSprecoAlimentareLa FAO calcola che ogni anno si sprechino 1,3 miliardi di tonnellate di cibo, pari a 1/3 della produzione totale destinata al consumo umano. Il solo spreco di cibo in Italia ha un valore economico che si aggira intorno ai 13 miliardi di euro all’anno.

Ora Tristram Stuart in collaborazione con Feedback e il team di Avaaz lancia una campagnia che presentano così:” Possiamo davvero nutrire l’intero pianeta, se smettiamo di sprecare un terzo di tutto cibo che produciamo, costringendo milioni di persone alla fame. In Francia un enorme movimento ha vinto una incredibile campagna per obbligare i supermercati a donare i prodotti invenduti ai poveri e ai senzatetto, e in Italia si discute finalmente di una legge. Perfino l’Onu sta spingendo per un piano per dimezzare lo spreco mondiale entro il 2030. È arrivato il momento per questa rivoluzione. C’è un’intera rete di politici in Europa e in Italia, pronti a combattere per nuove leggi contro lo spreco, ma hanno bisogno di un enorme sostegno da parte dell’opinione pubblica per poterle ottenere. Raccogliamo un milione di firme e partecipiamo alla consultazione pubblica dell’UE sullo spreco alimentare prima che chiuda. Firma ora e manda questa campagna a tutti quelli con cui, almeno una volta, hai condiviso del cibo.Possiamo davvero nutrire l’intero pianeta, se smettiamo di sprecare un terzo di tutto cibo che produciamo, costringendo milioni di persone alla fame.In Francia un enorme movimento ha vinto una incredibile campagna per obbligare i supermercati a donare i prodotti invenduti ai poveri e ai senzatetto, e in Italia si discute finalmente di una legge. Perfino l’Onu sta spingendo per un piano per dimezzare lo spreco mondiale entro il 2030. È arrivato il momento per questa rivoluzione. C’è un’intera rete di politici in Europa e in Italia, pronti a combattere per nuove leggi contro lo spreco, ma hanno bisogno di un enorme sostegno da parte dell’opinione pubblica per poterle ottenere. Raccogliamo un milione di firme e partecipiamo alla consultazione pubblica dell’UE sullo spreco alimentare prima che chiuda. Firma ora e manda questa campagna a tutti quelli con cui, almeno una volta, hai condiviso del cibo.

È possibile distinguere tra due tipologie di spreco di cibo.

Food losses: ossia le perdite che si determinano a monte della filiera agroalimentare, principalmente in fase di semina, coltivazione, raccolta, trattamento, conservazione e prima trasformazione agricola.

Food waste: ossia gli sprechi che avvengono durante la trasformazione industriale, la distribuzione e il consumo finale.

Lo spreco alimentare è un fenomeno che pone interrogativi sugli squilibri di consumo nel mondo e sulla disparità sociale tra chi spreca e chi non ha da mangiare. La FAO indica che sono 222 milioni le tonnellate di cibo buttato nei Paesi industrializzati, una cifra pari alla produzione alimentare dell’Africa Subsahariana (circa 230 milioni di tonnellate).

A livello europeo si sprecano in media 180 kg di cibo pro-capite all’anno; il 42% di questo spreco avviene a livello domestico. Il Paese con maggiore spreco pro-capite è l’Olanda con i suoi 579 kg pro-capite all’anno; quello che spreca meno è la Grecia (44 kg pro-capite all’anno).

L’Italia si trova all’incirca a metà strada tra questi due Paesi, con 149 kg di cibo sprecato annualmente per persona. È interessante notare come la crisi economica abbia ridotto lo spreco di cibo del 57%; per risparmiare, gli italiani hanno iniziato a programmare meglio le proprie spese ed i propri consumi, riducendo le quantità acquistate, riutilizzando gli avanzi e prestando maggior attenzione alle scadenze.

Le perdite e gli sprechi di cibo avvengono a diversi livelli del percorso dalla produzione al consumo finale. Possono verificarsi a livello di produzione e raccolto, a causa di intemperie, di malattie o infestazioni, o a causa di difetti nel sistema di coltivazione o trasporto. Può verificarsi invece durante la trasformazione dei prodotti, che produce gli scarti della produzione alimentare. Gli scarti possono anche avvenire nella fase di distribuzione all’ingrosso, dove il cibo resta invenduto perché non corrisponde ai canoni estetici dei compratori. La ristorazione e il consumo domestico, in ultimo, creano scarti alimentari a causa delle porzioni eccessive, della mancata consumazione degli alimenti entro la data di scadenza e di difficoltà ad interpretare l’etichetta e le indicazioni relative alla consumazione (Fonte SlowFood).

Mentre per i Paesi in via di sviluppo c’è molta strada da fare per ridurre le perdite nella prima parte della filiera alimentare nei Paesi sviluppati i maggiori problemi sono nella fase di consumazione (ristorazione e consumo domestico).

Infine l’Economia Circolare su cui la Commisione Europea ha aperto una consultazione on line per capire l’orientamento dei cittadini. sotto questo auspicio : “La transizione verso un’economia più circolare è in grado di promuovere la competitività e l’innovazione, stimolando il nascere di nuovi modelli imprenditoriali e l’adozione di nuove tecnologie, nonché favorendo la modernizzazione delle politiche sociali, con conseguenti effetti positivi nel lungo termine per l’economia europea nel suo insieme, che diverrà più sostenibile e più competitiva. Vogliamo creare condizioni propizie all’aumento dei posti di lavoro, senza usare né sprecare quantità di risorse come facciamo oggi, in modo da ridurre la pressione sulle materie prime e sull’ambiente: l’Europa sarà così più forte e più equa.”

Certo noi non possiamo che condividere l’auspicio e questa idea di Economia Circolare , ma l’esempio di coloro che conducono le sorti dell’Europa in questo periodo storico non ci rendono ottimisti!

franco

direttore@vicini.to.it

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