“A volte si ha così tanta paura di morire, che ci si dimentica di vivere.”

(OMAR SY – Samuel, nel film “Famiglia all’improvviso – Istruzioni non incluse”)

Le possibili direzioni della Sharing Economy

Share7

Un interessante articolo è stato citato in uno studio della Fondazione Feltrinelli che il nostro giornale ha ripreso ampiamente e il cui titolo è “drammaticamente suggestivo”: “Il pane e le rose (e un’app che ce li consegni)” .

Il sottotitolo “Fuori dal derby fra cheerleader dell’innovazione e anti-capitalisti fuori tempo massimo, come si sta evolvendo il dibattito sul modello lavorativo della sharing economy” da subito l’idea che la riflessione Antonio Aloisi e Valerio De Stefano è concentrata sulla problematica del lavoro, ed è una riflessione da leggere tutta!

Ma allargando lo sguardo , il cuore della questione è , a mio parere, questo:

la sharing economy può prendere più di una direzione e questo-anche-a prescindere dall’andamento negli States

  1. può essere veicolo di scambio e riuso che mette in crisi la concezione del libero mercato che si basa su due miti
  • il consumo infinito senza saturazione delle cose in possesso , 
  • il mercato che si autoregola magicamente mentre è sempre (storicamente) regolato da fattori esterni al mercato che lo drogano e lo indirizzano tra una crisi ricorrente e l’altra

2) può essere veicolo di precarizzazione del lavoro umano facendo diventare tutti freelance senza tutele sociali e questa è una direzione del virus (economy) che cresce rigoglioso lì dove le cosidette “piattaforme abilitanti” non consentono lo scambio di valore tra utenti omogeneei, ma impongono tariffe ai prestatori ed ai clienti ricavandone un profitto.

3) può essere vettore di “distruzione” di un sistema di monopoli produttivi che impongono

  • cosa scegliere da comprare,
  • quale energia consumare ( si pensi agli idrocarburi quando il motore ad idrogeno è pronto dagli anni ’50 ma non industrializzato),
  • chi può guadagnare sui propri investimenti finanziari (sul serio intendo!) e chi non può farlo perchè sotto una certa soglia di investimento si raccolgono solo le bricciole da sotto il tavolo … almeno il prestatore finale, non certo chi mette assieme tutto il risparmio degli altri (leggi Banche)

4) può essere solo una modalità di marketing per vendere di più un prodotto con concezione del tutto legata al profitto, ma vestita da parole come collaborazione e condivisioneun po’ come i fitoterapici che agiscono sul principio della medicina allopatica (chimica) ma il cui concetto è sempre quello del principio attivo operante, tanto che i fitoterapici usati senza cognizione (medica) possono fare danni (side effect) come le medicine chimiche solo che non hanno il “bugiardino” che ti terrorizza

5) puo essere un modo di usare la tecnologia per incontrarsi fuori da Internet, conoscersi, creare legami significativi e risparmiare riusando cose non utilizzate e scambiandosi servizi senza che qualcuno ti autorizzi a farlo dall’alto. Ma può essere – anche -una via “laterale” per ragionare su un mondo che stiamo consumando nella consapevolezza di usare di più di quello che è in grado di ricreare con il lavoro che sta regredendo al livelli della prima rivoluzione industriale.

La visione del mondo “socialista” ha esaurito la sua visione, come del resto quella liberale-capitalista, ma quest’ultima ha “inglobato” la prima dando al piacere , alla ricchezza, al potere, al dominio sugli altri la forza finanziaria per proseguire. Quindi il nostro mondo globalizzato è, al di là delle etichette e Cina compresa, un mondo in cui qualche individuo domina su molti e i suoi rapporti con gli altri individui sono o di dominanza per i propri personali interessi o di alleanza (temporanea) per diversi dominati.

Certo stanno tagliando l’albero su cui vivono (loro e noi) o, con un’immagine migliore, il ramo sul quale sono appollaiati, ma se ne fregano: non hanno sentimenti forti se non quello della sopravvivenza edonistica che al massimo si allunga fino ai figli, ma per nipoti ho dei seri dubbi e per i pronipoti il problema sarà di altri.

E’ inutile dire che personalmente faccio il tifo per la sharing economy 5

franco

direttore@vicini.to.it

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  1. 28 gennaio conferenza sulla Sharing Economy

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