“A volte si ha così tanta paura di morire, che ci si dimentica di vivere.”

(OMAR SY – Samuel, nel film “Famiglia all’improvviso – Istruzioni non incluse”)

Affitti e case sfitte: AirBnb, San Francisco e Torino

Pine-Street

 

3 novembre: referendum popolare a San Francisco , California, USA…. e Torino cosa centra?

La questione che lega Torino e San Francisco sono la carenza di case affittabili in entrambe le città.

Il voto a San Francisco è per un referendum che limiti, per Legge, l’affitto temporaneo di case a soli 75 giorni l’anno: di fatto un referendum contro AirBnb voluto da alberghi, sindacati alberghieri, affittacamere, attivisti della casa e alcuni gruppi di quartiere.

La motivazione è che AirBnb, e più in generale gli affitti di breve periodo, favoriscono il turismo extra-alberghiero e “buttano fuori dal mercato” case che potrebbero essere affittate a famiglie residenti o in procinto di trafesferisi a San Francisco.

Chiaramente l’acquisto di una casa è fuori dalla portata del ceto medio perché, pare, che la città abbia quotazioni immobiliari molto elevate.

AirBnb ha speso molto per comunicare il concetto che non è lei a creare il “problema affitti” e che l’utilizzo della piattaforma da solo un reddito aggiuntivo al ceto medio che affitta casa e, aggiungiamo noi, ad AirBnb che prende una quota di agenzia dal 12% in su.

Certo alcuni intellettuali le danno ragione , come Enrico Moretti-professore di economia ed esperto di economie urbane presso l’Università di Berkeley in California-: “Affitti e prezzi delle case sono in aumento a San Francisco in generale perché San Francisco ha ridotto le nuove abitazioni,” non a causa di Airbnb e degli affitti a breve termine”. In fondo è come se dicesse “è scarsa la visione dello sviluppo abitativo nella politica che governa la città e non le iniziative imprenditoriali che fanno leva sulla crisi”.

La situazione di San Francisco è lontana da noi ma la discussione sulla Sharing Economy ci è vicina è preferiremmo che le nuove disposizioni di Legge regolamentassero la Sharing Economy che , anche in Italia, opera in assenza di norme specifiche. Però, sino ad ora, abbiamo visto solo giurisprudenza che va in una direzione “protezionistica” dell’esistente che, economicamente, langue o è morente perché la gente non spende e vuole spendere di meno.

Torino è più virtuosa di San Francisco nel campo degli affitti. La Regione Piemonte sembra collaborare. Iniziative congiunte Comune e Diocesi hanno dato occasioni di affitti calmierati con fideifussioni sui morosi incolpevoli, L’ATC cerca di svecchiarsi, il servizio LOCARE cerca di cooordinare.

Ma , in ogni caso, si continua a costruire nuovi appartamenti in vendita, e le case, acquistate come investimento dal ceto medio, continuano ad essere sfitte perché se uno incappa in un inquilino che diventa definitivamente moroso oltre a NON prendere l’affitto deve continuare a pagare – all’Agenzia delle Entrate – le tasse come se lo prendesse e a nulla valgono le rimostranze documentali. L’unico modo per non pagare le tasse dovute sull’affitto è lo scioglimento del contratto di locazione, in altre parole il locatore è obbligato a sfrattare l’inquilino per evitare di pagare tasse su un reddito inesistente. A Torino, se tutto fila liscio, ci vanno almeno due anni. In altre città di più.

Quindi il proprietario, poi, lascia la casa sfitta.

Per tutti questi motivi i dati ( fonte il Tribunale di Torino) continuano ad essere allarmarti e si riferiscono anche alle municipalità della prima cintura: nel 2014 i procedimenti di sfratto (accorpando quelli istruiti e quelli eseguiti), sono stati 4.700, contro i 4.134 del 2013.
Le pratiche aperte sul tavolo della Commissione per l’emergenza abitativa del Comune di Torino sono state 1.144. Le famiglie che hanno ricevuto forme diverse di aiuto sono state un migliaio.

A 444 nuclei è stata assegnata una casa di edilizia residenziale pubblica. Duecento i contratti stipulati o rinegoziati da “Locare”, mentre il “fondo salvasfratti” alimentato dalle fondazioni bancarie Intesasanpaolo e Crt, è intervenuto per 150 situazioni di morosità incolpevole. Circa 200 famiglie, infine, sono state accolte temporaneamente nelle strutture di housing sociale sul territorio torinese.
I problemi sono di due ordini: l’intermittenza del fondo nazionale di sostegno alla locazione che nel 2011 non è stato più finanziato ed oggi è di soli quattro milioni di euro (erano nove milioni del 2009), e la mancanza di stanziamenti per l’edilizia pubblica. Senza questi stanziamenti non è possibile acquisire sul mercato appartamenti da destinare a edilizia residenziale pubblica.


L’azienda territoriale per la casa di Torino dispone attualmente di 30.000 appartamenti in Torino e provincia. 18000 sono a Torino, di questi 6.000 fanno capo al Comune di Torino. Il tasso di utilizzo è più alto che altrove: mai più di 500 alloggi (sul totale di 30.000) sono sfitti, nelle fasi di avvicendamento degli inquilini e di risistemazione dei locali. Si tratta perlopiù di alloggi medi e piccoli e invece ne servirebbero di più grandi (da 70 a 100 metri quadrati) per rispondere al fabbisogno delle famiglie numerose che sono la maggioranza di quelle che si trovano in emergenza abitativa. Secondo dati diffusi dall’Atc a Torino le domande per una casa popolare sono circa 12.000 a fronte di una disponibilità annua di 500-1.000 appartamenti.

Certo Torino mostra la sua sensibilità sociale, ma i detrattori di questa amminstrazione politica (documenti alla mano) non mancano:

(…) Nelle periferie più lontane si accentua il discorso dell’emarginazione sociale, della povertà, delle migrazioni. Su questo è incentrato il terzo capitolo del libro “Torino: oltre le apparenze, autore Fabio Balocco «I numeri della Torino sotterranea contraddicono l’immagine della Torino sfavillante.La città ha in proporzione il più alto numero di sfratti in Italia, 4729 nel 2014; analogo discorso per le espropriazioni immobiliari, 3436 nel 2013. Gli appartamenti sfitti sono trentacinque/sessantamila, eppure non si smette di costruire. La forbice tra ricchi e poveri continua ad allargarsi, lo ha sottolineato il vescovo Nosiglia parlando delle file davanti alla Caritas per un pasto. A fronte di ciò, Torino detiene il record nazionale negativo dei costi dei servizi, dall’acqua alla raccolta rifiuti (dal Manifesto “Torino altre le apparenze”)

franco

direttore@vicini.to.it

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 0.0/10 (0 votes cast)
VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 0 (from 0 votes)

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


*