“A volte si ha così tanta paura di morire, che ci si dimentica di vivere.”

(OMAR SY – Samuel, nel film “Famiglia all’improvviso – Istruzioni non incluse”)

Convegni su Sharing Economy-Cosa dicono i protagonisti

SharinEcnomy

“Un giorno la mia casa è andata a fuoco”. Così esordisce Daan Weddepohl, fondatore della piattaforma Peerby (Peerby.com), nel suo intervento al convegno sulla Sharing Economy organizzato dal nostro giornale.

Dopo la drammaticità dell’esordio ci si aspetta poi un tono più leggero, ma la vicenda è drammatica. Daan perde nell’incendio tutti i suoi averi: mobili, elettrodomestici, l’auto. La necessità lo spinge a fare ricorso all’aiuto dei vicini. Trova in prestito quanto gli occorre per ricostruirsi la casa tramite i rapporti di buon vicinato. Allarga a macchia d’olio i suoi contatti e poco per volta tutte le sue esigenze vengono soddisfatte. Non è solo una casa ma una nuova esistenza che viene ricostruita.

Nasce così Peerby, un sito che si propone lo scambio gratuito di oggetti di uso quotidiano avendo come riferimento il territorio. Come funziona? Semplice: si contatta il sito esprimendo la propria richiesta e la piattaforma si mette alla ricerca in rete dell’utente più vicino che potrebbe soddisfarla. Nel caso fallisse i primi tentativi, la ricerca procede con un raggio più ampio fino ad un massimo di qualche chilometro (letteralemente: a tiro di bicicletta).

Cosa si scambia? Una scala per arrivare al tetto, un utensile di uso non così frequente da giustificare l’acquisto (il sito sostiene che un trapano nella sua vita viene utilizzato per 13 minuti).

“Scusa Daan, ci hai raccontato un business di successo: vuol dire che anche noi dobbiamo dare fuoco alla casa per avere sfondare?” Daan si schermisce e sconsiglia.

E’ questo l’intervento in videoconferenza di Daan Weddephol durante il 1° Convegno dedicato al “Cibo”, “Aiuto ai bambini”, al “Vestirsi”, lo “Scambio e le cose” del 26 settembre scorso in Cascina Roccafranca organizzato dal noStro giornale: il primo dei sei in programma.

Apprezzato anche il contributo di Ester Giacomoni, in videoconferenza da Parigi, effervescente Country Manager di VizEat(VizEat.com) , una piattaforma che promuove il cibo come pretesto per un incontro di esperienze e culture diverse. Si presenta con l’attributo Social Eating: una cena, un brunch, una visita ad un mercato diventano un modo per socializzare e confrontarsi sull’esperienza del cibo.

Oltre agli ospiti citati, sono intervenuti Gian Luca Ranno (in videoconferenza) per Gnammo (Gnammo.com), Daniele Cicognini di Zerorelativo (zerorelativo.it), Guido Cigala di LocLoc (LocLoc.it), Enrico Caldari di Mammamamma (mammamamma.it).

Su un nuovo, diverso approccio al consumo del cibo, come allo scambio e al riuso di beni e servizi, in Rete si trovano ormai numerose opportunità.

Un discorso a parte merita Social Street (socialstreet.it) che non propone propriamente scambio, ma che ha come obiettivo primario quello di promuovere socializzazione con i vicini della propria strada di residenza. Per instaurare un legame, condividere necessità, scambiarsi professionalità, conoscenze, pareri e opinioni; portare avanti progetti collettivi di interesse comune.

Su questo sono intervenuti, sempre in videoconferenza, i fondatori, Federico Bastiani e Luigi Nardacchione.

In una serata minata dalle avvisaglie del diluvio universale, il 15 ottobre, si è svolto il 2° incontro sul tema di “Abitare e viaggiare”. Visto il contesto che incoraggiava più a stringersi intorno ad un caminetto che a dibattere, i protagonisti hanno scelto di raccontare le proprie esperienze personali.

Homelink (homelink.it) è un vero e proprio sito professionale di scambio di abitazioni (Home Swapping); esiste dai primi anni ’90, ben prima dell’avvento della Rete, e il nostro ospite ci è nato. Nell’ambiente familiare era un’abitudine, e Giovanni Pujatti è diventato una vittima consenziente, un’infanzia proiettata da un continente all’altro, sempre a contatto con esperienze nuove.

Gianni Branca (BeWelcome.org) ha raccontatato che è un volontario e la piattaforma si fonda sul volontariato, appunto, e l’ospitalità, la cui rete è divenuta mondiale

Sharing.to.it è uno tra i più importanti esempi di housing sociale temporaneo in Italia. Un ex immobile delle Poste Italiane, sito nel quartiere della Falchera di Torino, è stato convertito in una struttura destinata a diverse forme di residenza sociale temporanea, che risponde alla domanda della cosiddetta fascia grigia della popolazione. Si tratta, spiega Ferretti, l’AD della Società di gestione Sharing s.r.l, di soddisfare un’esigenza abitativa rigorosamente temporanea. Che oggi, diversamente dal passato, si occupa con particolare frequenza di persone che, avendo perso l’abitazione (spesso in seguito alla perdita del lavoro), rischiano di perdere anche la residenza, e di conseguenza un gran numero di diritti del cittadino.

Inoltre Il progetto Sharing.to.it (sharing.to.it) rappresenta un modello innovativo per la particolare attenzione all’ambiente e alla sostenibilità e per l’ampia offerta di servizi sociali, da quelli sanitari, alla promozione sociale, dal car sharing agli spazi commerciali.

Maria Baffert, invece, è una fruitrice di Workaway (workaway.info), un network che si basa sul lavoro volontario in cambio di vitto e alloggio. Il suo è un racconto emblematico: per un suo progetto di vita, acquista un casale di campagna in parte diroccato e comincia a ristrutturarne una zona. Tramite Workaway invita un giovane irlandese con un po’ di esperienza di opere edili, che la aiuta a rimetter mano alla casa.

Ma l’incontro determinante è con una ragazza finlandese: la casa cresca e lei le insegna a restaurare dei mobili, come dire, vintage, che Maria si era ormai rassegnata a ridurre a legna da ardere, arredando in questo modo la casa quasi a gratis. L’esperienza di Maria oggi continua, tra l’offerta di una lezione di Inglese e quella di qualche lavoretto in casa: e se non ci sono “skill” utili da condividere, basta un aiuto in cucina, dividere la spesa e le bollette. Avendo accanto la compagnia di una persona che porta non solo lavoro ma anche una cultura diversa.

Un esempio da seguire per chi volesse scegliere un “buen retiro” operoso?

Ricordiamo il prossimo incontro del 5 Novembre, sempre in Cascina Roccafranca alle 20,45, sui temi Conoscenza e cultura

Gianpaolo Nardi

gianpaolon@vicini.to.it

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