C’è chi crede che tutto gli sia dovuto, ma non è dovuto niente a nessuno.

Le cose si conquistano con dolcezza ed umiltà.
(Madre Teresa di Calcutta)

Incontro con Lidia Ravera. Inaugurato Leggermente.

Scaduti

Scaduti. Più sottile di rottamati, ma il senso è quello.

Un romanzo che descrive un mondo futuro (ma quanto futuro?) in cui, dopo il disordine degli anni di inizio millennio, si decide finalmente di rimettere ogni cosa e ognuno al suo posto. E il posto degli over 60 è quello che gli spetta, anzi, che si sono meritati nella loro lunga vita attiva: esserne messi fuori.

Ravera scivola via sulla definizione di romanzo distopico, nel senso di utopia in negativo: non le piacciono le definizioni e men che meno gli stereotipi. Non le piacciono i testi con una trama precostituita con personaggi votati al proprio ruolo anch’esso predeterminato. Anzi, molti personaggi vivono una vita propria.

La vecchiaia, è il tema del romanzo. Non senescenza, terza età, senilità. Non ci sono mezze misure: superata la soglia fatidica si viene allontanati, costretti a lasciare non solo il lavoro, per quanto prestigioso, ma anche amici, parenti, i figli e persino la moglie, se è più giovane. Magari la moglie ti raggiungerà tra qualche anno (sempre che sia un buon affare, insinua Ravera). Ma no, neanche questo viene permesso dal Partito Unico che governa il mondo dopo il Grande Disordine: invecchiare in coppia magari è brutto, ciascuno con i propri difetti e fisime, ma la coppia dà forza, e questo porta al rischio di ribellioni.

Dunque, qual è la colpa degli anziani?

Qualche tempo fa un articolo di Saviano su l’Espresso titolava “I nostri genitori, cicale del XX secolo. Noi trentenni dobbiamo vivere nella precarietà e ricorrere (come i nostri nonni) all’ emigrazione. Perché la generazione di mezzo ha solo sperperato” (Opinioni – L’antitaliano, 21 agosto 2015). La tesi di Saviano non si ferma alla denuncia dello sperpero, al dover, loro figli, “riciclare gli scarti della lasciati dalla generazione dei nostri padri”. Ma al mancato compimento delle battaglie, condotte negli anni sessanta e settanta per le conquiste sociali (istruzione, lavoro, diritti civili) che ci furono, ma poi non diedero i frutti che sono maturati in altre realtà europee. Lasciando il posto all’assuefazione ed ai privilegi diffusi (dai consorzi inutili alle baby pensioni).

E’ questa la colpa che rimproverano ai genitori “scaduti” i figli del romanzo? Peccato non aver potuto interpellare Ravera con una domanda diretta.

La vostra generazione ci ha trattato da ragazzini, da ritardati, sostiene Matteo, figlio del protagonista. Uno che vive ancora all’ombra di suo padre, come molti dei nostri figli. Che si sposano tardi. Che fanno figli tardi. Pochi. Concedendo così il vantaggio del numero alla generazione dei padri, quando si tratta di incidere su chi ha il compito di prendere delle decisioni.

Genitori che, per la prima volta nella Storia, sono anche una generazione più ricca di quella successiva: ricchezza accumulata (indebitamente, secondo Saviano) ma anche in via di dissolvimento.

E’ questa la nostra colpa: essere ancora lì, non rassegnarsi a togliersi di mezzo. Perché ci piace.

D’altra parte, come vivono i figli questa vita all’ombra dei genitori? Quando si sposano vivono nell’ appartamentino prestato o regalato dai nonni, dice Ravera. O, quando sono in casa, escono in tre da ogni stanza e, poiché non si riesce più a capire chi dei tre siano lui, lei e l’altra, nel dubbio prepari colazione per tutti.

E’ in fondo questo il taglio del romanzo: amarezza e ironia.

Molto apprezzato dal pubblico un commento sulla capacità di introspezione, qualità tipicamente femminile che consente di non sfuggire alla realtà, non mentire a se stesse. Le donne sono abituate a guardarsi dentro. Deriverebbe dal fatto indiscutibile che gli organi sessuali nella donna sono tutti interni. Mentre i maschi si occupano di faccende del tutto esteriori, come il calcio. Dipende da quell’appendice con cui si gingillano.

L’incontro del 10 scorso a Villa Amoretti inaugura il ciclo Leggermente 2015-2016.

Il nostro giornale seguirà il progetto da vicino (!) e avviserà dei prossimi appuntamenti

Gianpaolo Nardi

gianpaolon@vicini.to.it

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