“A volte si ha così tanta paura di morire, che ci si dimentica di vivere.”

(OMAR SY – Samuel, nel film “Famiglia all’improvviso – Istruzioni non incluse”)

Schizzi d’Africa di Giorgio Enrico Bena. Per Leggermente-Caffè letterari della Circoscrizione 2

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Sala piena. I cittadini della Circoscrizione hanno gradito la formula dei Caffè letterari, dal titolo Assaggi d’autore, organizzata dalla Circoscrizione 2 nell’ambito di Leggermente: alcuni tavolini apparecchiati (certo, in modo spartano), un buffet micro ma appetitoso, servito dai ragazzi dell’Alberghiero con sussiego e professionalità.

Schizzi d'Africa portatriciTema della serata: Schizzi d’Africa. Presentato da un appassionato autolesionista che un giorno ha deciso di caricare se stesso e la famiglia su un camion militare dismesso per attraversare Tanzania e Malawi alla ricerca di un mondo precluso a noi viaggiatori umani. Illustrato da “schizzi” su carta da pacchi che rappresentano un contorno in sintonia.

L’Africa di Giorgio Enrico-Bena non è quella alla quale ci hanno abituato gli spot televisivi che raccontano di malattie e malformazioni. C’è la povertà ma non è la miseria che rende disperati: il ristorante con una pretenziosa insegna, una lastra di ondolux come tetto e pareti traballanti, emerge un fusto di metallo che deve aver conosciuto una vita precedente come contenitore per il trasporto di alimenti. Diventerà una griglia per un fuoco fatto di arbusti e rifiuti indifferenziati. Un bimbo arriva con un secchiello contenente pezzi di carne di provenienza dubbia (poiché il cuoco esibisce, orgoglioso come si trattasse di una reliquia, una Schizzi d'Africazampa completa di zoccolo, si capirà che si tratta di antilope). La cosa più preziosa rimane l’acqua: una lavagna espone i prezzi giornalieri come si fa con i listini di borsa: in basso, una scritta in caratteri minuscoli cita il proprietario, “Coca Cola”.

Eppure Giorgio ricorda l’accoglienza che riservavano loro nei villaggi sperduti visitati: un capo villaggio che, ricevendoli con il suo seguito, gli chiedeva se “poteva cucinare per loro”. E dovunque il sorriso: come se il lro modo di essere riconoscesse nelle poche cose che allietano la vita un vero dono del cielo.

Quanto ad allietare la nostra serata, come si diceva, ci hanno pensato i ragazzi del Professor Carlo Forti: un menu ispirato ai cibi d’Africa. Involtino di piselli, patate e legumi, insaporito (!) da cumino e altre spezie, riso con pesce, una crèpe farcita di pollo con fagioli e ancora spezie, un dessert di riso-latte e dei dolcini con farina scura e cannella. Servito in contenitori in stile finger food (cosa potrebbe essere più in sintonia?) e accompagnato con tè alla cannella.

Ospitalità da elite da parte del personale della Circoscrizione.

Prossimo appuntamento di Assaggi d’autore, 3 febbraio, Enrico Bonasso, Giancarlo Libert, Clotilde Paolino, Bartolomeo Paolino presentano Santa Rita, il quartiere dei Centomila.

Biblioteca Villa Amoretti, Corso Orbassano 200

Intervista a G. Enrico-Bena

Per noi sedentari di natura stupisce il tuo desiderio di avventura. Quale demone o impulso autolesionistico ti ha spinto ad attraversare un pezzo di Africa tra scossoni per strada e rinunce a cena per visitare quei luoghi?

Nulla di eccezionale. La passione deriva da quella di un amico che inizia con una campagnola anni fa e attraversa l’Africa da Egitto a Mozambico. Non basta. Decide di acquistare un vecchio camion militare, lo attrezza per lunghi viaggi in zone difficili e si parte. Panche per sedere durante il tragitto, sotto la panca le tende per pernottare. In genere i pernottamenti avvengono nelle vicinanze dei lodge.

Ora la guida di quella spedizione è un tour operator: con alcune peculiarità: al seguito, un fotografo insegna i trucchi per immagini scattate con inquadrature e scelte di luce adatte a valorizzare quei luoghi. E un “carnettista” suggerisce ritratti, idee, oggetti che potranno arricchire un diario di viaggio molto personale.

Incuriosisce l’atteggiamento da te descritto a proposito della genti incontrate: desiderio di contatto umano, di rendersi utili, di partecipare, e sempre col sorriso sulle labbra. Non pesa loro la povertà? Soffrono spesso di privazioni e malattie, come appare dagli spot televisivi? Perché sorridono? Mia moglie dice che è perché fa caldo.

Le zone che abbiamo visitato sono lontane dalle città. Non vivono problemi come violenza, furti, la mancanza di un tetto. Anche le malattie non sembrano una costante endemica. Pur povero, il cibo non manca: banane, ananas, la raccolta di frutta, selvaggina a periodi. Non c’è però l’orto, la sequenza dei raccolti, la programmazione. Magari il ristorante non ha nulla da darti da mangiare, e chiude. Ma senza intenzionalità.

Parlaci del menu del prof. Carlo Forti e le analogie con il cibo che si trova in quelle zone.

Gli involtini si chiamano somoza e sono diffusi in tutta l’Africa. Per lo più fritti e serviti su carta di giornale. Si mangia frutta, verdura, riso, che però viene dall’estero, carne di selvaggina. Si mangia con le mani (come avete fatto voi anche se in modo più…addomesticato). Bisogna accettare un’igiene approssimativa

Ci sono rischi, timore di malattie? Quali sono i limiti e le precauzioni che deve prendere chi volesse tentare un’avventura come la tua?

Quando fa buio, e all’equatore il buio arriva in una manciata di minuti, devi aver montato la tenda, facendo attenzione a dove ti posizioni. La vicinanza del lodge, e della sua sorveglianza armata, ti rende più sicuro. Potresti però trovarti nella tenda un serpente che vuole stare al calduccio. O la tana di un animale. Quello che ti può cogliere è una paura ancestrale: il buio, un ruggito di leoni che si accoppiano, e ti tengono sveglio e all’erta tutta la notte. Ti senti vulnerabile. Anche se gli animali sanno che quello intorno al lodge non è territorio loro ma è terreno condiviso. Se dai loro fastidio non tardano a lanciarti un avvertimento. Acquisisci sensibilità e rispetto per l’ambiente.

Le prossime mete? E appuntamenti con noi?

Faccio due viaggi all’anno, uno dei quali di due-tre settimane. Ad aprile per “Viaggiatori in poltrona” (nota: il ciclo organizzato da Sportidea Caleidos e condotto da Giorgio) ci sarà un resoconto di un viaggio in Laos e Cambogia, percorrendo il Mecong. Ancora dal 30 maggio al 18 giugno una mostra di disegni e foto sull’Australia: in previsione contributi di alcuni appassionati della cultura aborigena.

Gianpaolo Nardi

gianpaolon@vicini.to.it

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