C’è chi crede che tutto gli sia dovuto, ma non è dovuto niente a nessuno.

Le cose si conquistano con dolcezza ed umiltà.
(Madre Teresa di Calcutta)

Laghetti Falchera. Il riscatto

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Sesto appuntamento, il 24 marzo scorso a Cascina Falchera, del ciclo 10 x 10, 10 trasformazioni per 10 circoscrizioni, organizzato da Urban Center Metropolitano. Abbiamo rischiato di fare tardi: ho accompagnato nonna e nipote a vedere il punto in cui la Dora confluisce con il Po. Era successo che, nel ripasso della lezione di geografia di quarta elementare, il bambino aveva chiesto dove fosse la foce della Dora. Delta o estuario? Logica ferrea: se i fiumi hanno una foce dove è quella dei fiumi di Torino? Quindi: meglio vedere da vicino.

E’ questo il concetto su cui si basano questi incontri organizzati da Urban Center: portare le informazioni a diretto contatto con gli utilizzatori. Ed è questo lo scopo del nostro giornale.

Laghetti Falchera

Giulietta Fassino, architetto, è lo storico del gruppo di Urban Center. La storia di Falchera è storia recente. Fino al primo dopoguerra era territorio di braccianti e di transito dei carrettieri che provenivano dal canavese. Nasce a quell’epoca il piano INA casa, frutto di una attenta ricerca urbanistica: caseggiati di 3-4 piani tutte rivolte a sud, parapetti, tetti a coppi, configurate secondo un “linguaggio italiano” dice l’architetto. Poi le esigenze dettate dal rapido inurbamento dovuto alle immigrazioni: il comune di estende a Nord est verso l’autostrada e la ferrovia: nasce Falchera Nuova, ma inizia contestualmente un progressivo deterioramento del territorio.

La descrizione si sposta agli anni più recenti: dal ’99 si inizia a progettare interventi di riqualificazione e una tappa fondamentale è, nel 2012, il Piano Città: Si approva un primo finanziamento per alcuni interventi: la creazione di un parco urbano, migliorie all’accesso veicolare e del trasporto pubblico (che porterà al prolungamento della linea 4), riqualificazione energetica. Nel 2014 la Città acquisisce le aree, dopo aver approvato una variante urbanistica circa la destinazione degli spazi.

I numeri, che solo in parte cita l’assessore Stefano Lo Russo, sono ingenti: una superficie interessata di 43 ettari, di cui 10 di lago, 100 orti urbani individuali e 3600 mq di orti urbani destinati ad associazioni, 800 nuovi alberi. E aree agricole ed erbose, viali e giardini, parchi giochi. Persino una spiaggia urbana.

Falchera-planimetria

La denominazione Parco dei laghetti è suggestiva, ma l’assessore Lorusso preferisce parlare di area di trasformazione, sottolineando alcuni interventi cardine: le bonifiche porteranno alla concessione di nuovi diritti edificatori, in parte da destinare a “Social Housing” (viene bene ricordare quanta importanza rivesta questa forma di condivisione abitativa in un’epoca in cui la perdita della casa rappresenta una forma di esclusione sociale), l’accessibilità veicolare, con la creazione secondo accesso attraverso un nuovo sovrappasso, ed infine il recupero della stazione Stura, oggi sottoutilizzata. Falchera non più periferia ma elemento di interconnessione.

Ma a sottolineare il ritorno di Falchera a questo ruolo di collegamento, di “cerniera” è l’intervento appassionato di Nadia Conticelli Presidente della Circoscrizione. Ricorda come, quando arriva a Falchera 12 (o 15? Non ricorda) anni fa in una giornata nebbiosa, avesse avuto difficoltà a orientarsi, come succede ancora a noi cittadini dell’altro emisfero di Torino. (Come non ricordare che i miei genitori, sotto sfratto dall’appartamento di due stanze in Corso Regio Parco, erano terrorizzati dal timore che venisse loro assegnato un appartamento a Falchera?). L’area era divenuta discarica abusiva. Conticelli continua comunicando il sollievo suo e dei concittadini nel vedere svolgersi le operazioni di bonifica: dal terreno divenuto discarica abusiva emergevano ogni genere di rottami, persino carcasse di autobus e altri veicoli.

Anche gli orti erano abusivi, e tuttavia avevano contribuito a presidiare e rendere vivo il territorio.

I cittadini sollecitati ad intervenire non si sottraggono: ci sono critiche per i ritardi di 30 anni nel prendere decisioni (Lo Russo rincara la dose: altroché anche 40 o 50), ma i commenti sono orientati più a spronare sui tempi che a una critica di merito. Quale sarà l’attribuzione delle superfici ad orti urbani? Quando sarà completato lo sviluppo?

L’aria che si respira nell’ uditorio è di attesa e speranza. L’essenza dell’incontro è nella sintesi di un corpulento cittadino con giubbotto chiaro, una specie di divisa d’ordinanza: “uscire dall’ isolamento”. Si rivolge alla Presidente: c’è persino affetto attorno a lei.

Ah, consigliamo una visita alla Cascina Falchera.

Gianpaolo Nardi

gianpaolon@vicini.to.it

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