"C’è una strada che va dagli occhi al cuore senza passare dall’intelletto." (GK Chesterton)

AirBnb e Uber non sono l’economia della condivisione

asini
Perchè questo titolo? Perchè su giornali blasonati si continua a fare confusione e si alimenta una marketing della tifoseria pro e contro. Tutte cose utili, solo che chi scrive di sharing economy non può “sfruguliare” a volo d’uccello senza sapere (bene) di cosa parla, compresi Espresso&C ed altri.
C’è un primo articolo che favorisce una visione unica della sharing economy
Identificare Sharing Economy ed Uber (o Airbnb) significa NON uscire dalla strategia di marketing attuata sia da Uber, sia da Airbnb, sia dai loro detrattori/competitor.
Uber non è sharing economy (lo dicono anche loro stessi …finalmente) e Airbnb è sharing economy, ma il modello è la “vecchia provvigione di agenzia” anche se gli utenti ne hanno un vantaggio.
Gli esempi riportati di class action sono riferirti ad Uber ..infatti.
L’albero che cade in testa a qualcuno in casa d’altri non è dipendente da Airbnb, ma dalla fatalità. Se capitasse mentre sei ospite da un amico , lo crocifiggeresti per questo? Certo il ragionamento nel caso citato è “lì io pago”.
Bene, se paghi, chiedi a chi ti noleggia casa, se ha una polizza del padre di famiglia che in Italia hanno quasi tutti.
Il tema dei lavoretti è reale: ma se non esistesse QUESTA possibilità di farli, quelle persone cosa farebbero? Non li farebbero o li cercherebbero in nero?
Siamo “abituati” ai diritti e vogliamo che anche questi lavoretti siano tutelati da norme: sacrosanto.
Però ci sono due grosse questioni:
  • 1) la velocità di cambiamento di costume indotta da Internet è esponenzialmente superiore alla capacità di comprendere e normare da parte delle Istituzioni e quando queste lo fanno le cose sono già cambiate. Perchè la mentalità legislativa è ferma alla prima rivoluzione industriale.
  • 2) si stanno abbattendo “strutture giuridiche” (per rimanere in Italia) molto più impattanti del sistema GIG dei lavoretti come la modifica della nostra Costituzione che darà un sistema sbilanciato sul Capo del Governo con due soli bilanciamenti ( Capo dello Stato e Corte Costituzionale) unito ad un parlamento monocamerale azzoppato ed una nuova Legge elettorale drogata da un premio di maggiornaza abnorme che darà ad un partito di minoranza relativa ( chissà , magari sarà la Lega o altri) il controllo assoluto sotto il nome di “governabilità”. E’ stato approvato un Job Act che ha tolto il deterrente dell’Articolo 18 togliendo il diritto ad un lavoratore ingiustamente licenziato di poter scegliere tra reintegro e indennizzo lasciando questa scelta ai Giudici. Vedremo cosa succederà tra meno di due anni quendo la “droga” degli incentivi alle aziende che assumono finirà.
Eppure i blasonati Espresso e Repubblica non fanno una piega, adesso. Ma se lo avesse voluto fare Berlusconi avrebbero fomentato la rivoluzione civile nelle piazze.
Secondo articolo:
Questo secondo articolo è più sottile, ma risente comunque dell’identificazione tra Sharing  Economy e le due aziende SEMPRE portate ad identificarsi con la Sharing Economy.
L’osservazione fatta che queste modalità globali di fare azienda siano un capitalismo ancora più selvaggio che risente del mito del “mercato che autoregola”, e qui applicato ai feedback, è interessante.
Infatti se la sharing economy non farà aumentare le relazioni interpersonali ed i “giudizi” derivanti da queste relazioni, sarà destinata a diventare la “figlia hippie ma ricovertita e cinica del postocapitalismo”.
Il fatto è che la sharing economy, quella orientata al business del profitto, più ha successo più viene assimilata dal modello culturale del postcapitalismo che dopo le ideologie ha l’egemonia dell’economia della globalizzazione.
Ora questi ragionamenti aiutano a capire, ma dare SEMPRE agli articoli un taglio che identifica UBER&AIRBNB con la sharing Economy che invece è ANCHE un modo per condividere , è un’operazione demagogica, o forse ideologica di un postcapitalismo culturale (vetero) contro un competitor (nuovo) e che toglie mercato ai primi?
Terzo articolo:
Qui la cosa grave è che la responsabilità non è di quelle realtà che nella sharing economy difendono la condivisione e lo scambio dei beni per una vita migliore, come ad esempio abbiamo descritto qui
http://www.vicini.to.it/vicini/2015/10/15-ottobre-viaggiare-e-abitare-con-la-sharing-economy/ dove molte di queste realtà mettono lo scambio PRIMA del profitto.
Invece questi paladini che hanno scritto alla UE difendono solo i LORO diritti economici (un po’ come fanno le aziende cinesi, che però ottengono molti più risultati concreti dala UE) e usano il termine SHARING come vestito per coprire interessi purante aziendali: i loro!
Sta succedendo un po’ come le associazioni internazionali che difendono i diritti di qualcuno: all’inizio sono trasparenti ed efficienti poi, col tempo, diventano buldozer che fanno i loro interessi per sopravvivere.
Faccio un esempio: l’aiuto ai banbini.
C’è una moltitudine di Onlus che fa questo lavoro encomiabile ed ognuno fa le sue scelte, però , se si approfondisce, si scopre la che più famosa di loro , l’UNICEF, spende una cifra sconsiderata per pagare la sua mega struttura interna togliendo risorse preziose che sarebbe meglio destinare ai bambini.
Ecco AIRBNB ed UBER sono colossi che giocando sulla positività della concenzione della sharing economy vera DEVONO aumentare i loro profitti perchè la loro è (ripeto, non UBER) una sharing economy orientata al profitto e questo deve indurre, chi come me, vuole una sharing economy orientata alal condivisione paritaria e di mutuo scambio di valore, a spingere la sharing economy verso una direzione solidaristica e non speculativa.
Un po’ come chi presta soldi senza chiedere interessi e chi li presta chiedendo interessi. I primi contribuiranno a costruire una società di aiuto reciproco, i secondi domineranno i loro debitori.
franco
direttore@vicini.to.it
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2 Commenti su AirBnb e Uber non sono l’economia della condivisione

  1. Ciao,
    tutto condivisibile (anche se con qualche ma..) quello che dici, ma continuo a pensare che la sharing economy (quella vera), è semplicemente figlia della crisi economica di questo decennio, e dubito che possa veramente radicarsi nella società in cui è prevalente il business del profitto. I paesi asiatici con regimi “comunisti” hanno messo in piedi, per sopravvivere, economie più capitalistiche delle nostre, con sfruttamento della manodopera ai massimi livelli.
    Mi domando ad esempio quante sono in termini assoluti, le persone o le entità giuridiche, che prestano soldi senza richiedere un minimo di interessi. Parliamo di utopie, o di cose realizzabili su larga scala?
    Ti posso prestare 100€ per risolvere un problema temporaneo, un aiuto solidaristico, come dici tu, ma da questo ad immaginare una forma di economia ce ne passa.
    Mi sembra a volte di essere tornato al ’68, che io ho vissuto, anche in prima linea, in cui si immaginava un futuro fatto di egualitarismo, di barriere abbattute, ecc., e poi la realtà, di questa società capitalista, ci ha “integrati” nostro malgrado. E’ lungo l’elenco di ideologi del ’68 che si sono negli anni dovuti, loro malgrado, conformare.
    Questo per dire che è normale e sacrosanto cercare di adeguarsi alle “nuove” rivoluzioni, di internet, del mercato e così via. Vedi come è finito il movimento “occupy Wall Street”.
    Ma la società ormai è “globalizzata”, quello che muove, purtroppo alla fine è il potere dei soldi, e con quello bisogna fare i conti.
    Estremizzando l’esempio del trapano che ti presto, per fare i tuoi lavoretti, fa sì che i lavoratori della Black & Decker, un domani, magari cominceranno ad avere un problema e se questo si espande a macchia d’olio, qualcuno a questo dovrà porre rimedio. Ce lo dovranno spiegare come.
    E mettiamocelo in testa: Internet è potere. Un potere immenso, in mano a pochi. Noi siamo solo utenti, non siamo noi che lo gestiamo. La Casaleggio ed Associati fa utili, non filantropia. Penso sia più pericoloso di quello che immaginiamo.
    Un abbraccio
    Loris

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    • Putroppo partire bene, come dici del 68′, non vuol dire concludere bene. I paradisi terrestri , se ci sono stati, non sono più tra noi. Però creare microsocietà nelle quali ci si aiuta è ancora possibile … se non ti impallinano prima.

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