“A volte si ha così tanta paura di morire, che ci si dimentica di vivere.”

(OMAR SY – Samuel, nel film “Famiglia all’improvviso – Istruzioni non incluse”)

Appuntamento conclusivo con la Sharing Economy

Manifesto Banca del tempo

Ultimo appuntamento, giovedì 25 presso Cascina Roccafranca, della serie di incontri sulla Sharing Economy organizzato dal nostro giornale che dal settembre 2015 ne ha condotto uno al mese conducendo un’iniziativa unica nel panorama torinese.

L’argomento del giorno riguardava la condivisione del tempo. Che è la “missione” delle Banche del tempo.

Il criterio delle Banche del tempo è lo stesso per tutte: usare come moneta di scambio unità fungibili quali ore e minuti in forma di crediti.

In realtà si tratta di ben più che di un registro di ”dare/avere”: è una cassaforte di capacità, competenze, aperture di credito nei confronti di una serie pressocché senza fine di soci aderenti. E l’ora/tempo è uguale per tutti i tipi di servizi scambiati: uno vale uno, si direbbe oggi.

Time Republik ne ha fatto una piattaforma che si definisce social time-banking. Una banca del tempo globale che mette in contatto ad esempio un informatico di New York con un graphic designer in Europa. Karim Varini, co-fondatore della start up insieme a Gabriele Donati, sostiene , nel suo intervento in videoconfrenza, che la sua iniziativa offra ad oggi 40mila servizi da 50mila utenti distribuiti in oltre 80 paesi del mondo. E all’idea hanno creduto ad oggi circa un centinaio di investitori privati.
L’aspetto innovativo riguarda in fondo due soli fattori:

  • il fatto che il sistema, ormai rodato, prende poco tempo alla gestione della banca del tempo
  • l’estensione su scala planetaria della filosofia comune delle Banche del tempo tradizionali che spesso non riescono a raggiungere una “massa critica” per funzionare

1_Sharing25Feb16

Come quella di Nichelino (www.tempoinbanca.it, bdtnichelino@tempoinbanca.it), una quarantina di soci attivi, organizzata dal Erminia Ruggeri (altra nostra ospite in sala), che offre una serie di servizi in vari ambiti, dai piccoli aiuti nelle attività quotidiane, alla cura della persona, ai servizi amministrativi, per citarne alcuni.
Ospita una Banca del tempo anche Cascina Roccafranca: IN-CONTrOCORRENTE ( incontro.corrente@virgilio.it) è presente da oltre 10 anni e si dedica in particolare al doposcuola dei ragazzi del quartiere.

Quali sono i limiti ed i punti di forza delle Banche del tempo?

Intanto si tratta di individuare quali servizi si possono scambiare: non sembra coerente, almeno stando alla legge che le istituzionalizza, (l. 53 dell’ 8 marzo 2000 art 47“…favorire l’estensione della solidarieta’ nelle comunita’ locali…) lo scambio a distanza, se non in modo marginale. Tutta l’area dei servizi alla persona diventa impraticabile.

In secondo luogo occorre, come accennato, fare massa critica: funzionano bene le Banche che hanno un gran numero di soci (grande ma non enorme: se no come fai ad avere un minimo di contatto umano?).

Ma l’elemento davvero qualificante ce lo ha raccontato Livia Papi, della Banca del tempo di Chieri (bancadeltempochieri@libero.it”, bancadeltempochieri@libero.it un centinaio di soci): riuscire a coinvolgere i beneficiari nell’offrire a loro volta le proprie capacità.

Così accade che una mamma proveniente dal Magreb di lingua francese, diventi insegnante di francese per i bambini del doposcuola provenienti da altri Paesi. Dove ci sono interscambio, massa critica, bilanciamento tra domanda ed offerta non c’è bisogno di facilitatori: chi sente una necessità si presenta da sè.

Tutto questo non è per caso: occorre dedizione e spirito di sacrificio. E anche organizzazione, sostiene Erminia, funzione di regole condivise e…fatte rispettare.2_Sharing25Feb16

Gianpaolo Nardi

gianpaolo.nardi@vicini.to.it

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