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La Resistenza inaugura la settimana della lettura di Leggermente

La Resistenza perfetta, di Giovanni De Luna La Resistenza perfetta libro

 La Resistenza perfetta è l’incrocio, in un preciso momento storico, di alcune circostanze che hanno favorito l’emergere delle migliori qualità di intere categorie di persone. Potrebbe essere questa la sintesi del titolo del romanzo presentato il 18 aprile scorso dal professor Giovanni Luna insieme al Gruppo di lettura Ecomuseo per il ciclo Leggermente.

Siamo nel 1943: nel castello di Bagnolo, abitato ininterrottamente da 700 anni dalla stessa famiglia – maniero sulla collina, domini a contorno, villa gentilizia ai piedi della collina – si crea un nucleo di Resistenza. Persone appartenenti all’ antica nobiltà sabauda, di tradizione rigorosamente monarchica, si convertono alla lotta accanto alle Brigate Garibaldi.

Il modello, spiega De Luna, è quello della sceneggiata napoletana, frutto della cultura da cui proviene il futuro professore di storia contemporanea: isso, essa e o’ malamente. Lei una ragazza adolescente di educazione profondamente religiosa, lui il comandante Barbato, autorevole e bello come una specie di Clark Gable, l’altro, il comandante delle Brigate Nere, 192 omicidi, poi condannato a morte con pena commutata all’ ergastolo al momento della pacificazione (ma che sconterà poi solo pochi anni di prigione).

Sulle vicende di questo trinomio si sviluppano i temi del romanzo: le scelte di una parte della popolazione, una parte relativamente piccola, in un momento in cui non c’erano strade segnate e sicure da seguire. La partecipazione; e De Luna ricorda opportunamente che non si trattò affatto di un dato solamente italiano.

La ricostruzione: in pochi mesi il prodotto lordo della Nazione ritornò ai livelli di 10 anni prima, nonostante le ferite della guerra (come non citare violenze ovunque e la prostituzione dilagante nelle zone occupate dagli Alleati). E ancora il ruolo delle fabbriche, che sostennero la lotta sotto tutti i regimi che via via si succedevano in quel periodo. E dei ceti medi, prima della guerra  inevitabilmente molto fascistizzati.

E in particolare la virata del ruolo della donna, come descritto nel romanzo, da domestico a pubblico: prima rifornitrice dei combattenti, poi addirittura con le armi in pugno, segnando così una doppia linea di demarcazione con il passato.

Nel dopoguerra le distanze si ristabiliscono: la classe dirigente pre-bellica riprende il controllo: questore di Milano diventa Marcello Guida che in precedenza era stato il custode del carcere di Ventotene. Eppure quella classe dirigente fu capace di avviare la ripresa.

Gianpaolo Nardi

gianpaolon@vicini.to.it

La Resistenza inaugura la settimana della lettura di Leggermente

di Eva Alciati, coordinatrice del gruppo di lettura dei volontari dell’Ecomuseo.

Lunedì 18 è iniziata la seconda edizione di Torino che legge, la settimana dedicata alla lettura che avrà il suo culmine sabato 23 aprile, giornata mondiale del libro e del diritto d’autore istituita dall’UNESCO. Molte le iniziative in programma da parte di tutti i soggetti coinvolti: le biblioteche e le librerie ma anche le case di quartiere, le associazioni e le fondazioni.

Il progetto Leggermente non poteva lasciarsi scappare questa golosa occasione e ha aperto la settimana alla Cascina Roccafranca incontrando il prof. Giovanni De Luna.

La serata è stata organizzata dal gruppo di lettura dei volontari dell’Ecomuseo della Circoscrizione 2 che, tradizionalmente da qualche anno, all’approssimarsi dell’anniversario della liberazione dedica la propria attenzione a un libro che tratti della resistenza.

Il libro adottato dal gruppo di lettura e discusso nel corso dell’incontro con l’autore è “La resistenza perfetta”. Un libro che prende in considerazione una regione circoscritta del Piemonte, fra Barge e Bagnolo, e che prende spunto dai diari di Leletta D’Isola, una ragazza di 16 anni figlia dei Conti Malingri, che ha avuto contatti diretti con i più importanti capi partigiani.

Giovanni De Luna, docente di storia contemporanea all’Università di Torino, ha spiegato esaurientemente e con passione l’importanza dei 20 mesi intercorsi tra l’8 settembre del 1943 e l’aprile del 1945. Nonostante la resistenza abbia coinvolto una minoranza (circa 150.000 gli effettivi), la scelta compiuta da quegli uomini e quelle donne è stata determinante per un profondo cambiamento del sistema Italia. Il ventennio fascista aveva assopito le menti e creato un apparato che si fondava sul controllo e sulla delazione, le persone erano assoggettate e assuefatte da questo sistema.

L’armistizio dell’8 settembre ha gettato nel caos la nazione e ha dato inizio ad una violenta guerra civile ma ha reso possibile il riscatto e una presa di coscienza  facendo intravedere un nuovo corso della storia.

Molti gli spunti di riflessione sia su ciò che ha significato quel periodo e sul coinvolgimento a vario titolo dei diversi ceti sociali sia su ciò che oggi è rimasto e sull’importanza di rinnovare ad ogni anniversario la memoria e lo studio di quel fenomeno unico.

A dare colore alla serata le letture di Zuleika Iegiani e il clarinetto di Pasquale Cotroneo della Compagnia terzo canto, specializzata in letture teatralizzate con accompagnamento musicale.

Per chi volesse ricordare i partigiani, l’associazione A.Me.Va terrà aperta la Cappella Anselmetti sabato 23 aprile dalle 15,00 alle 18,00 con la mostra “Liberi di non dimenticare”.

L’ANPI, sezione Leo Lanfranco, celebrerà la liberazione nel corso di tutta la giornata di sabato 23 aprile, al mattino con la realizzazione di un murales su un muro della ASL di via Gorizia e nel pomeriggio con la posa della corona commemorativa al ceppo di piazza Santa Rita.

De Luna 4

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