C’è chi crede che tutto gli sia dovuto, ma non è dovuto niente a nessuno.

Le cose si conquistano con dolcezza ed umiltà.
(Madre Teresa di Calcutta)

Abitare una Casa per abitare un quartiere Convegno nazionale

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Cascina Roccafranca celebra il suo decimo anniversario e lo fa nel modo più glamour in linea con la sua natura e missione: organizzando un convegno nazionale. La convention si è tenuta il 6 e 7 maggio scorsi col titolo “Abitare una Casa per abitare un Quartiere”.

Il coordinamento della Rete delle Case del Quartiere di Torino sta lavorando da ormai 2 anni allo sviluppo di una rete nazionale. E’ Torino, con Cascina Roccafranca in testa, indiscussa capofila in questa esperienza: 9 Case, in 8 Circoscrizioni, 12 700 metri quadri di locali adibiti ad uso sociale, 400.000 passaggi all’anno. E in Italia?

E’ questo il tema proposto nella prima giornata, Scambi e Confronto.

Una serie di gruppi di lavoro, ai quali sono stati assegnati un coordinatore ed un relatore a cui veniva affidata l’istruttoria del tema, hanno affrontato i temi della sperimentazione e condivisione di spazi comuni: auto-organizzazione, creatività, il ruolo degli spazi per promuovere cittadinanza attiva e, specularmente, il ruolo degli operatori nel saper costruire spazi autonomi rinunciando contestualmente alla veste di protagonisti. Luoghi preposti, Cascina Roccafranca e Hub Cecchi Point.

I quesiti sono molti: come possono questi spazi rispondere alle aspettative dei cittadini? Come costruire, a partire dalle (poche) risorse disponibili? E’ possibile produrre beni comuni, servizi, opportunità? E quindi, quali i rapporti con la politica: le Case possono essere la “voce” del territorio? E infine, quali sono i modelli organizzativi che permettono al meglio l’apertura a tutti i cittadini e alla partecipazione attiva?

I gruppi di lavoro hanno tentato alcune risposte a questi quesiti, a partire dalle esperienze di singole entità locali: che presentano caratteristiche analoghe in una eterogeneità inesauribile.

Gli atti del convegno che verranno distribuiti a breve descriveranno questo assortimento di esperienze. Ma è significativa la sintesi fatta da Lucia Bianco del Gruppo Abele e Erika Mattarella, coordinatrice della Rete delle CdQ di Torino, al termine del convegno.

La ricetta della Casa del Quartiere come Spazio di Comunità, sta negli ingredienti annotati dalla sorprendente Erika che si limita ad elencare e sottolineare le parole chiave emerse nella discussione:

-Risorse: risorse materiali e immateriali

-Abilitazione e accompagnamento: non ci sono utenti ma co-autori

-Sostenibilità: frutto di un mix tra pubblico/privato/mercato

-Responsabilità: condivisione, co-progettazione, co-gestione

-Leggerezza: i legami non sono stretti, come in gruppi stabili e omogenei che possono essere di ostacolo al cambiamento ed all’accoglienza. Legami deboli ma anche più spontanei nel relazionarsi.

-Rapporto con il “pubblico”: la consapevolezza che lo stretto rapporto con il territorio renda inevitabile un’alleanza con il mondo delle istituzioni locali (Lucia Bianco), in forme di alimentazione dal basso di proposte politiche, una sorta di autorità condivisa. In questo senso lo Spazio di Comunità può assumere un ruolo di microistituzione (Gabriele Rabaiotti relatore del gruppo di lavoro Sperimentare politica con i cittadini).

Quanto alla modellizzazione, tutti d’accordo: un modello non esiste e non appare produttivo il crearlo: non farebbe che sminuire la capacità di mutamento ed adattamento.

Di grande spessore, rispetto alla sintesi citata, ma meno funzionali rispetto agli obiettivi del convegno, gli interventi di Ivo Lizzolo e Andrea Marchesi. Del Professor Lizzolo merita ricordare questo spunto di riflessione, a commento del convegno: siamo bombardati dal termine “innovare”, costretti ad inseguire l’ultimo prodotto del nostro sviluppo, quando in realtà siamo in presenza di fenomeni mai verificatisi prima: crisi, migrazioni, sfaldamento di istituzioni. Proviamo a sostituire il concetto di innovare con quello di “nuovo”, il saper riconoscere e dove opportuno favorire ciò che sta per nascere. “Il futuro è in noi prima che inizi”.

Il tavolo istituzionale chiude i lavori: Ilda Curti -Assessore Pari Opportunità, Tempi e Orari della Città, Rigenerazione Urbana, Politiche Giovanili Comune Torino-, che saluta i cittadini a fine mandato, in questi anni ha guidato da dietro le quinte lo sviluppo di Cascina Roccafranca nella propria veste di Presidente della Fondazione, e della Rete delle Case di Quartiere di Torino, e ricorda come, sollecitata a spiegare cosa fossero le Case, dovesse sempre trovarsi a descrivere cosa non sono: non solo spazi, non centri sociali o culturali, non luoghi di aggregazione, ma un po’ tutto questo. Dove qualcuno entra con un problema esistenziale e trova una “Erika” che dice: adesso ci pensiamo, intanto prendi questo martello e ripara la tapparella. Nate da forme di rigenerazione urbana, “la città di pietra “, diventano nel tempo la città di carne in cui sono protagonisti i cittadini. E la funzione dell’amministratore pubblico? Tornare ad essere “civil servant” fare un passo indietro, ritornare ad un ruolo di accompagnamento.

“Gli Spazi di Comunità mettono in contatto le persone con reti che offrono una grande varietà di informazioni e di relazioni sociali e garantiscono possibilità di incontro, scambio, supporto. Offrono legami reali, e li mantengono anche attraverso la possibilità di scambiare informazione e proposte anche attraverso la rete…(Lucia Bianco).

Al momento, tuttavia, la Rete delle Case non si è ancora materializzata, o almeno non si è resa visibile. Sono invece molto presenti le Case, ciascuna con una propria identità e proprie attitudini e competenze.

Proprio della “possibilità di scambiare informazioni e proposte” e “dare voce” attraverso la rete, cerca di rendersi veicolo ed interprete il nostro giornale, mettendo in comune le competenze ed eccellenze delle singole Case.

Gianpaolo Nardi

gianpaolon@vicini.to.it

www.casedelquartieretorino.org

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