“A volte si ha così tanta paura di morire, che ci si dimentica di vivere.”

(OMAR SY – Samuel, nel film “Famiglia all’improvviso – Istruzioni non incluse”)

Incontro con Michela Murgia a chiusura di LeggerMente

Murgiachiru

L’incontro di giovedì 21 aprile scorso con la scrittrice Michela Murgia ha chiuso in maniera magistrale il ciclo di appuntamenti di Leggermente per l’anno 2015/2016.

Un incontro atteso, quello con l’autrice di “Accabadora” e Ave Mary”, per citare suoi libri di grande successo e spessore narrativo. Il pubblico in Cascina Roccafranca era come sempre numeroso , parecchi hanno letto il suo ultimo romanzo Chirù, che apre interrogativi e riflessioni su tematiche quale la questione di genere, che Murgia analizza anche alla luce dei suoi studi in teologia.

L’ingresso in sala della scrittrice è accompagnato da un video in omaggio alla Sardegna, con vedute panoramiche di Cagliari e delle sue spiagge e sottofondo di orchestra di violini. E’ la scena su cui si muovono i protagonisti, Eleonora, attrice affermata, e Chirù, adolescente, violinista più per rifiuto delle imposizioni genitoriali che per inclinazione e talento.

SVC_Murgia_Michela_Chiru.inddUn romanzo, “Chirù”, che tratta l’adolescenza: una donna affermata ed indipendente viene chiamata a porsi come modello per un giovane che è alla ricerca di un riferimento che non può trovare dai genitori. Ma è un mentore anomalo, quello a cui lui si rivolgerà: “L’autorevolezza nell’apprendimento è solitamente relegata al maschile” è l’osservazione iniziale, come avviene nella società sarda. Il maestro, nell’arte, nella cultura, nell’artigianato e in tutti i ruoli ricoperti dai “sapienti di mano”, è un maschio.. “ Molta letteratura e molto cinema hanno costruito l’immaginario del maestro, che è però sempre maschile. Sono poche le maestre”, continua la scrittrice, che ironizza”maestra”è anzi una parola che evoca subito scuole elementari, grembiuli e fiocchi al collo e porta spesso al termine maestrina, magari con la penna rossa, che è proprio l’usurpazione di un ruolo maschile”. La storia di Eleonora e Chirú è invece la storia tra una maestra, una donna, e un allievo, un giovane uomo. “Chirù” è un romanzo di formazione e dunque la Murgia decide di definirne i capitoli “lezioni”.

C’è poi una curiosità intrigante nella storia della scrittura del romanzo: il personaggio di Chirù nasce e vive di vita propria prima di essere affidato alle pagine del libro: miracolo dei Social. Tutto ha inizio quando la scrittrice decide di creare un profilo Facebook per lui. Chirù comincia a colloquiare con i lettori. Si rammarica di non avere dimestichezza con i libri ed i suoi corrispondenti gli consigliano le letture che ritengono adatte a lui. L’autrice tenta un primo esperimento: Chirù comunica di avere dimenticato una tazza in un bar, in un punto preciso della città, ed alcuni membri della community vanno in quel bar a cercare la tazza. Il gioco allora si fa più sfacciato: Michela Murgia chiede ad un amico di interpretare il ruolo del giovane violinista; gli pagherà il biglietto aereo per raggiungere un luogo a Cagliari in cui dovrà tenere un concerto. Il concerto viene effettivamente organizzato e molti fan confluiscono nel locale indicato. Solo la simulazione di una tendinite del musicista fasullo salverà la situazione mettendo fine alla prima parte della vita del personaggio Chirù.

Per Michela Murgia i Social sono una forma di comunicazione che precede quella del libro, come la comunicazione orale (bellissime le tradizioni orali sarde) ha preceduto quella scritta: c’è orizzontalità in questo tipo di comunicazione. Puoi colloquiare con 40 persone nello stesso momento e testimoniare la tua azione con le immagini. C’è sviluppo, le azioni hanno una continuità temporale. Il personaggio Chirù nasce mesi prima dell’uscita del libro, ed oggi, dopo la pubblicazione, è di nuovo su Facebook.

Inevitabile, la richiesta di riflessione sul ruolo educativo della famiglia tradizionale, se ancora sufficiente: “La famiglia tradizionale, in questa società più che in altre, porta in sé dei germi patogeni”, risponde la scrittrice. L’autorità è quella paterna ed è senza contraddittorio. Alla donna è concesso solo il negoziato, il compromesso, con il ruolo di mediatrice, ma con l’obbligo di sopportare le conseguenze delle decisioni del capofamiglia. E i figli non possono che ricevere questo imprinting. La famiglia di Eleonora è tradizionale. Solo attraverso il rifiuto di questo schema, si può pensare ad iniziare il cambiamento. Il rapporto tra Chirù ed Eleonora sconvolge infatti il criterio di famiglia tradizionale.

Viene chiesto dal pubblico se esiste nella società e nella cultura sarda una figura di “maestra” analoga a quella del personaggio di Eleonora. Una forma c’è, risponde la Murgia, è una poetessa prefica, carica di autorevolezza, capace di generare opinioni ed azioni. Deriva dal fatto che in molte comunità la lontananza degli uomini dediti alla pastorizia imponeva la necessità di un riferimento influente. Erano tuttavia persone che venivano osteggiate, per il timore che, nelle loro lamentazioni durante i lutti, potessero appunto esprimere visioni non conformiste.

“Chirù” è un romanzo politico, lo definisce infine la Murgia, la quale spiega che il suo sguardo è sempre politico, anche nella scrittura, perché capire i sistemi è presupposto fondamentale nella pubblicazione dei suoi scritti. Dunque, un romanzo fondato sul potere, non sui tradizionali poteri forti, ma su quello trasversale appartenente a tutti delle relazioni.

Alla fine dell’intervista, calorosi applausi e tante richieste di autografo sulle copie del romanzo.

Rossella Lajolo      rossellal@vicini.to.it

Gianpaolo Nardi    gianpaolon@vicini.to.it

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